domenica 1 novembre 2009

Veglia alla vigilia dei Morti


Una volta non c'era Halloween, e i Morti tornavano sulla Terra la notte di Ognissanti. Erano morti buoni, e non facevano paura: solo tanta compassione. Per propiziare la loro venuta tutta la famiglia recitava il rosario a luci spente, e al chiarore del fuoco morente. Poi cominciava la lunga veglia. Si mangiavano castagne bollite attorno al camino, e si beveva vino dolce lasciando una finestra socchiusa, in modo che i morti potessero entrare. E si ingannava il tempo ascoltando i racconti dei vecchi. Racconti di terrori e di magie, racconti di streghe e di masche e di creature misteriose e di spiriti: le potenze non celesti e non infernali che però convivevano con la mia gente da chissà quanti secoli o millenni. Ricordo da bambino una veglia di queste, a tener banco e a raccontare era la mia bisnonna, una che la sapeva lunga sulle bestie, sulle erbe e sulle pietre, tanto che dicevano fosse una mezza strega anche lei. Non aveva paura nè delle masche nè degli spiriti, perché sapeva come combattere e sconfiggere le une e gli altri. Ma le sue esperienze erano sconfinate, e terrorizzanti.

Ho trovato per caso un qualcosa di analogo nella testimonianza raccolta presso un vecchio ultraottantenne di Roccaverano, nell'Alta Langa. La riproduco quasi integralmente, anche se molto lunga. E' una bella lettura. Sa di castagne bollite, di vino dolce, di nebbie e di fumo. Chi ha voglia di vegliare i Morti, mi faccia compagnia.



"Io avevo quattordici, quindici anni; quando ho visto il "chiaro" avevo diciassette anni, sono del ’14, quindi… Ho visto il chiaro a Menasco, è in campagna, era un chiaro che dire non si può dire, ma si vedeva che girava alto così da terra, un metro da terra, faceva un’ombra così e chiaro tutto intorno, tutto uno splendore così. Di notte quando si girava senza luci normalmente si presentava nell rivass (il burrone, n.d.r) , in posti dove a piedi non si può neanche andare, andava veloce come uno a piedi , e poi ogni tanto si spegneva , ma un secondo eh, faceva che spegnersi, faceva soltanto un pezzetto come di qui a là, poi di nuovo faceva chiaro. Io l’ho visto, urca!, quando l’ho visto da vicino avevo una pietra da tirargli, mi è caduta di mano dalla paura. Pensavo che fosse un uomo, invece non c’era nessuno, era grosso, faceva uno splendore come una lanterna, non una luce viva, una luce un po’ come quella di un lanternino, quei lanternini di una volta che facevano una luce un po’ annebbiata, un po’ scura, una bella luce, si vedeva. Poi anche buonanima di mio papà, una volta gli ho detto: "Guarda che era sotto il rivass ". "Vado a vedere". Lui non aveva paura. Quando era sul rivass l’ha visto il chiaro da sotto che girava, poi s’accendeva e si spegneva, poi s’è girato verso di lui e lui ha avuto paura. Non si poteva capire cosa fosse. Battistino anche l’ha visto. Non si poteva capire se ci fosse qualcuno, si vedeva che c’era qualcosa lì, ma non che si potesse capire, come se ci fosse un nido, un nido d’uccello grosso, c’era un po’ di volume lì. Non era una luce come una lampadina ma come una lanterna. . Di luci così a volte c’è il sole, a volte c’è la luna che picchia in un vetro e manda splendore, ma è una luce che si conosce, invece quella là andava, nei campi, attraversava anche la strada. Una volta andando a Mombaldone, lui saliva il rivass andando su dove i nostri vicini avevano la legna , io credevo che fossero i nostri vicini, ma quello lì è salito su come niente, andava tanto forte in salita quanto in pianura e l’altezza era sempre uguale. Poi ha girato, è sceso, veniva vicino a me e io avevo una pietra da tirargli ma avevo paura, non sapevo perché… Questo è successo a Menasco; gli altri l’hanno visto altri giorni, altre sere, sempre in quel periodo ln giro, l’hanno visto giù dal Bormida, l’hanno visto sopra dallo stradone, sempre in quella zona lì.

Poi un’altra, che dicono di non raccontare: io andavo a vegliare, andavo in giro in compagnia, arrivavo a casa di notte all’una , poi mangiavo. C’era un cassetto nel tavolo e c’era della roba dentro da mangiare, accendevo il lume perché allora non avevamo la luce elettrica, e sopra dormiva mio fratello, sopra si sente un tac, tan tan tan…,c’era una stanza di là, lui apre il lucchetto, ma non c'era nessuno. Avevo sentito come dei passi, pensavo fosse qualcuno di quelli che erano a dormire che veniva a vedere. Ho perfino battuto nel tavolo, ma non si è neanche rotto. Le porte non si chiudevano con la serratura, avevano un puntello così contro la porta, se c'era qualcuno come han fatto a uscire non so, dove sono andati nemmeno. Quando mio fratello ha acceso la luce nella stalla al mattino per pulire i buoi , come l’ha accesa ha preso uno schiaffo e non c’era nessuno. Questo è successo nello stesso periodo del "chiaro" e nella stessa zona, era nella semina del grano che ha preso lo schiaffo .

Sempre nella cascina a Menasco, che si passa da qui andando giù dove c’è quella segheria, abitavamo là; io e mio fratello Edoardo, quello che è morto, dormivamo nella stessa casa ma dalla parte di là. Una notte ci tirano via le coperte da addosso, ma noi eravamo svegli, non dicano che sognavamo perché uno solo può sognare, non tutti e due lo stesso sogno… Tira da una parte, tira dall’altra, andavano via le coperte da addosso. Eravamo svegli, di sicuro, perché quando sogni è diverso, il sogno lo vede sempre uno, non che due possano combinare un sogno solo. Non c’era nessuno, c’erano solo le coperte che andavano via. Secondo me era una fisica, un’invidia. Io ho idea che sia un’invidia, una fisica forte, che siano magari quelli deboli che la sentono, e la patiscono, quelli che hanno più paura, magari che gli faccia effetto. Si pensava che qualcuno più forte, mentalmente più forte, agisse negativamente influenzando delle persone più deboli che subivano queste cose, che però non è che non si vedessero, erano create apposta da qualcuno. O da qualcosa. Si formavano anche delle bestie, si formavano anche diversamente, allora si formavano veramente. A Garbavoli c’era una capra… tua nonna Santina lei lo sa perché andava a portare le bestie al pascolo anche lei, lei lo sa, non è che lo dica io…la capra più bella che avevamo noi , la capra più buona che era pronta ad avere i piccoli, se passava da quella casa là pativa, la capra non voleva più andare avanti di lì, addirittura si inginocchiava e non passava più, non è più passata di lì. Però mia madre diceva: "Non andate più di lì a portare le bestie al pascolo, andate dall’altra parte. Qualcosa sapeva, mia madre. Le altre capre andavano avanti, questa invece andava fino vicino a quella casa, poi non andava più avanti. E poi a questa capra i topi sono andati a fargli i buchi sul collo che si vedeva l’osso, e va be’, una sera le fanno un buco, l’altra sera le fanno un buco, buonanima di mia madre le ha fasciato il collo. Anche se era fasciato lo facevano di nuovo, buona fine che le hanno fatto cinque o sei buchi, la capra non stava più su da coricata. Poi c’era mio cognato Ernesto e diceva "Ma cosa ho da fare a questa capra?". Mio padre gli ha detto "La ammazzi e poi la sotterriamo prima che patisca troppo". E così ha fatto, ha fatto un bel buco, l’ha ammazzata e dopo che era sotterrata han sentito tutti che belava da sottoterra, l'hanno sentita tutti. Non è che lo dica io, ma tua nonna lo sa, andava dietro anche lei alle capre, vedeva che s’inginocchiava e non andava avanti perché c’era una fisica , c’era una potenza, c’era qualcosa. Masca vuol dire strega. Sapevamo chi erano, lo sapevamo, ma non potevamo dirglielo eh! A Spigno all’epoca, o forse prima del ’14, ci sono state alcune streghe bruciate da gente che non ne poteva più, hanno bruciato diverse donne, poi avevano detto che il Papa le ha benedette, che le aveva tolto la potenza, e che non bisognava più bruciarle. D’ogni modo adesso no eh, ma parliamo di 70-80 anni fa. Non capitava solo a me, anche agli altri, qualcosa vedevano tutti, avevano quella potenza lì ‘ste streghe. Ai Gherbè , quando siamo andati ad abitare noi, i vicini ci avevano detto: "Quando pulite il porcile non lasciate uscire il maiale e andare da quella parte, che se va di lì muore. Noi non ci credevamo, il maiale era uscito, era andato là ed era morto subito. Tutti gli anni, tutti gli anni, se mollavano di là il maiale moriva, tutte le volte. Si allontanava un po’, a volte lo vedevano, allora faceva 50 metri, 100 metri, e il maiale moriva, andava verso quella casa là, da quella casa là a noi ci saranno stati 100 metri… non c’era niente da fare. Sempre lì ai Gherbè mio fratello Secondino era arrivato una notte tardi per andare a dormire c’è una scala, per salire, lui sale la scala, sempre a quei tempi là, saliva la scala per andare di sopra, dice che gli è venuto incontro un ribatòn ,come qualcosa di grosso che rotola... non ha capito cos’era, si sente rovesciare, sente paura, e al fondo aveva sprangato la porta, non poteva andare via, (ma) in casa non c’era nessuno. E queste cose strane, queste potenze, si formavano e disfavano, io non so come sia. Un po’ più tardi , un po’ prima della seconda guerra, dormivamo, ma io ero sveglio, e poi avevamo Ivana piccola, mi sembra, eravamo svegli, e vicino alla porta bussano dieci o dodici volte, ma forte, che io volevo saltare giù a prendere la rivoltella; ma prendo la rivoltella, vado là, apro la porta, in sostanza che non ho trovato nessuno. Ma la porta l’hanno picchiata eh, non che sia stato un gatto, la porta l’hanno picchiata. E io ho aperto, se c’era qualcuno gli sparavo. Non c’era nessuno. Intanto facevano paura. Tutte robe che allora c’eravamo dentro, uno diceva, l’altro diceva… Io dico la verità: da dopo che eravamo lì a Menasco, di notte, andare a dormire, andare, tornare a casa, avevo paura, e fuori no, fuori in qualunque posto andavo io non avevo paura; quando arrivavo a casa avevo paura, andavo lo stesso eh, però avevo paura perché all’aperto ci vedi, mentre in casa si poteva nascondere qualche pericolo). Si, c’erano i furbi, c’erano i trucchetti, che facevano per farti paura. Ma era un brutto vivere eh allora!, perché se uno ha un po’ d’invidia va lì a farti paura di notte… Fare paura è un conto, perché andavano anche a far paura delle volte, magari andavano ad accendere una luce, vuotavano delle zucche e poi ci mettevano una luce dentro. Erano scherzi, però si capivano, si capiva che era uno scherzo che avevano fatto. Ma diversamente, quello che non capivi… era brutto. Io quella faccenda lì del "chiaro"… ti viene incontro, si spegne, poi ti viene incontro, faceva un po’ d’ombra, questo chiaro faceva luce, dentro c’era un affare un po’ più scuro, persone non erano. Io non ho potuto capire niente, solo tanta paura. A raccontarle adesso i giovani non possono credere, dicono "Raccontano delle balle", ma sua nonna può dirlo, sua nonna qualcosa l’ha visto e può dirlo. Sua nonna ai Gherbè si ricorda, avevamo, di sopra… c’era il solaio, con i suoi legni e le sue travi , e un bel momento, in quel solaio lì, si sono incrociate tutte le travi, una girata di qui, una girata di là, e il solaio è andato all’aria. Poi l’hanno aggiustato, sono tornati a metterli a posto, ma chi è che è venuto ? Le travi erano a posto, il solaio era sano. Le abbiamo trovate così senza che nessuno le avesse toccate....

8 commenti:

lavecchiaMarple ha detto...

Il "chiaro" sembra essere quella che qui chiamavano "lumiera", e che secondo alcuni sarebbe da collegare ai cosiddetti "fuoco fatui", fiammelle che si originano dalla combustione di gas a base di fosforo e idrocarburi.

Gan ha detto...

Da come ne parlava il vecchio, e da come sentii descrivere da altri, era una cosa ben diversa dai fuochi fatui, sia per le dimensioni, sia per le modalità ed i tempi di apparizione e di permanenza, sia per gli spostamenti.
Certamente doveva essere un fenomeno fisico-chimico analogo, ma non saprei spiegarne bene le dinamiche. E mi fa comuqnue specie che dal secondo dopoguerra in avanti ne sia cessato qualsiasi avvistamento.
Ma non dimentichiamo che tra le due guerre l'Alta Langa era una terra di grande povertà. Ad esempio nei momenti di carestia o di penuria si mescolava il seme del loglio al pane: un seme che ha blande capacità stupefacenti ed è in grado di alterare la percezione della realtà. Altre sostanze psicotrope erano assunte con l'alimentazione tramite la segale cornuta o alcuni funghi non velenosi ma blandamente allucinogeni. Forse non è un caso il discrimine cronologico a cui il vecchio fa riferimento: dopo la guerra le condizioni alimentari di quelle zone migliorarono rapidamente.

marcoboh ha detto...

insomma, per quanto possiamo essere scettici e scientisti, il fascino di certi racconti sconfina nell'arte, sia pure popolare e incolta. spiegazioni ce ne possono essere centomila, non ultima l'autosuggestione che fa adeguare la percezione alla fantasia.
noi però ce lo godiamo così com'è, e aspettiamo la giornata di domani ricordando i morti, nostri e altrui, per lo meno per i ricordi che ci hanno lasciato.

Joshua ha detto...

Ascoltare queste storie e riunirsi in un "religioso" silenzio, sarebbero queste le tradizioni da portar avanti...altro che dolcetti, scherzetti e mascheroni inutili.

Io ora leggo, e non potendo gustare le castagne berrò una bella tisana!

Marco ha detto...

Che bello...mi accodo al pensiero di molti: sono queste le vere tradizioni che andrebbero conservate. Sanno tanto di antico, di famiglia, di ricordi indelebili...è un vero peccato che le nuove generazioni (me compreso) non abbiano la possibilità di vivere certi momenti...Grazie per questo post..

Omoeros ha detto...

Una bellissima tradizione quella che hai raccontato, sarebbe bello tenerla viva :)

Poto ha detto...

Vino fin da piccolo?!
Ahhhhhhh. ecco!
Ora si spiegano molte cose...

E se la tua bisnonna aveva nomea di essere strega, adesso ne comprendo ancora di più. :-)

Antonio ha detto...

Lo sai che pensavo la stessa cosa la notte di Halloween? Cioè.. ho pensato alla veglia dei morti che si faceva un tempo... alle antiche leggende che circolano ancora nel mio paese intorno a questa notte particolare in cui i morti spiano dalle finestre le ore dei non morti.
Sai sempre regalare un pò di quel passato che mi manca tanto e che ho vissuto solo attraverso i racconti dei miei.