giovedì 30 dicembre 2010

AUGURI



C'è tempo per i bilanci, per i consuntivi e per i propositi. Adesso è tutto un po' sospeso, e va bene così. Indugio ancora, e guardo indietro un'ultima volta prima di varcare l'ennesima soglia senza ritorno. Vorrei non doverlo fare da solo, ma pazienza, si vede che proprio non è destino. O sono io che non sono all'altezza.
Vi porto con me tutti quanti, comunque. E tanti auguri di buon anno.
(Uffa, sì, lo so che la foto qui sopra cronologicamente non c'azzecca: però mi piace. E mi piacciono le cose dal gusto retro)

martedì 28 dicembre 2010

Orchestrina del mio cuor



"...si sta spogliando un'odalisca
è già da un'ora che lo fa
esasperante il suo languore aiuto l'orchestrina del mio cuor!
Ride la stella Aldebaran
ride e fa: to be to be to be or not to be!
Ride la stella ride e fa:
trallallà to be to be to be or not to be!
Ah, l'odalisca adesso è nuda
e muove i fianchi in qua e in là;
fuori le palme, e il vento suda
aria di pioggia e di infelicità.
Arriva un tipo di Milano
tutto nottambulo languor
mette la mancia sopra il piano
e chiede che si suoni ancora ancor;
sì, suona; sì suona ancora orchestrina,
che poi vedrai che se ne andrà.
Suonate "bella Madunina"
forza orchestrina del mio cuor!
Ma prima ancora che finisca
altro pensiero ha da pensare,
c'è da portare l'odalisca
a fare quattro passi in riva al mare;
lo vuol vedere mentre albeggia, esasperante è il suo languor
nel buio che c'ho una scorreggia
ah ah, brava orchestrina del mio cuor
!".


Ci somigliamo sempre di più, entrambi imbozzolati nelle nostre improbabili nostalgie, logore ma senza rimedio. Nessuno ce le prende più sul serio, ed entrambi per buona educazione facciamo finta di stare al gioco, cerchiamo di dissacrarle almeno un po', tanto per far vedere che tutto sommato si tira avanti lo stesso. L'odalisca culona e languida in fin dei conti ci dà fastidio, così come l'orchestrina impertinente: ci interesserebbe solo la stella Aldebaran, che però è sempre più lontana, sempre più irraggiungibile. Così trasciniamo tranquilli il nostro silenzioso e solitario cadere, un passo dopo l'altro, porgendo il braccio all'odalisca indolente davanti al mare livido prima dell'alba.

venerdì 24 dicembre 2010

Raining Xmas




Il Natale con la pioggia battente è cacofonico e stridulo come un gessetto sulla lavagna.
Anche quest'anno Gerusalemme rimane irraggiungibile. Malgrado tutto, riesco ancora ad illudermi che in questo giorno ci sia una dolcezza speciale; ma ancora una volta dovrò gustarla da solo. Anche quest'anno non potrò farlo col fidanzato Chenocè, con cui sognavo invece di imbozzolarmi in un nido tutto nostro fatto d'ovatta, di tenerezza e di baci, chiudendo per due giorni il mondo fuori dalla porta. Ma forse invece, a dispetto delle speranze, Chenoncè in queste ore avrebbe dovuto andare al cenone con gli anziani genitori, per dover filiale; e nonostante il Natale, o proprio per questo, avrebbero finito per litigare perché quelli non sopportano che il loro bambino si sia messo con un uomo; e soprattutto si sia messo con me.
Il bambino sarebbe tornato a casa scosso ed intrattabile. Domani avrebbe dormito fino a mezzogiorno, e una volta alzato avrebbe continuato a ciondolarmi per casa in quell'orribile pigiamone di flanella marroncina, grugnendo, scatarrando e grattandosi mentre cercavo di arrabattare pranzo con i surgelati del Conad. No no, meglio evitare. Meglio il Natale festoso e gioioso che sogno con tutti gli amici del cuore, ma proprio tutti: quelli elencati un anno fa e altri che in seguito si sono aggiunti.
Però, momento. Siamo sicuri che andrebbe tutto bene? Il Natale è una festa insidiosa e rischiosa, basta un niente perché piccole tensioni, malumori da nulla o innocenti fraintendimenti esplodano trasformandosi in catastrofe, in catarsi, in ecpirosi.
Metti caso, l'amico che mi aiuta a sbucciare i piselli sibila: "Guardalo là, quella zoccola: noi qui a sgobbare e quello sprofondato in poltrona a darsi lo smalto alle unghie"; ma non sibila abbastanza sottovoce, quello là sente e prima son borsettate, poi scoppia il putiferio.
E poi il fidanzato dolente e disperato per la separazione dopo quindici anni di convivenza; e quell'altro che, furente, mi tira nel ripostiglio e mi fa una scenata dicendo: "Ma hai invitato anche Lui? Ma allora sei stronzo davvero, lo sai che non lo voglio vedere più nemmeno dipinto!". E il timido spaesato che non lega, e l'espansivo che diventa troppo espansivo, e quello che esagera col bere e dà in escandescenze, e l'altro che va fuori al freddo a fumare, si becca la congestione e dopo un po' dà di stomaco sulla tovaglia di Fiandra e sul centrotavola di pungitopo e di vischio. Oddio, magari non succederebbe, o succederebbe solo in parte: ma insomma, il rischio c'è; e quindi il fatto che Gerusalemme sia così lontana non sempre va preso come una disgrazia.
Mah, in attesa dell'imbarco sulla nave Exodus , per dare un senso al mio Natale mi riciclo in nonna Papera. Del resto l'età è quella giusta, il colore dei capelli anche, e non mi mancano i grembiulini pieni di ruches, nè una certa abilità culinaria. Manca Ciccio, purtroppo, ma al suo posto potrò contare sull'aiuto della signorina Rottermaier; che oltretutto quel ragazzo è tanto buono, ma in cucina è un vero disastro. E così, egoisticamente, ci guadagno nel cambio.
Perché l'impegno non è dei più leggeri, soprattutto per una papera anziana come me: dovrò cucinare per ventun commensali! Alla solita famiglia già estesa di suo, quest'anno si è aggiunto un nutrito gruppo di suocere, consuocere, zie e prozie tutte vedove, tutte altrimenti destinate alla solitudine e tutte indomite ed arzille. Si sa, le ragazze càmpano di più dei maschietti, e quasi sempre càmpano meglio e con maggiore allegria: e il nutrito gruppo di cui sopra ne è la prova provata. E siccome alcune di loro si piccano di essere brave cuoche, dovrò dare il massimo.
Intanto fra ieri ed oggi mi sono portato avanti col lavoro, anche se il rush finale sarà davvero difficile; ma insomma, dovrei farcela. E intanto posso prendermi una pausa e mandare gli auguri Urbi et Orbi da qui, a tutte le persone cui voglio bene e che non elenco per paura di dimenticarne qualcuna.
Natale è la festa della Luce che torna a crescere: ed il bello è che non si direbbe, perché sembra dominare la Tenebra; Natale è la certezza che questa, prima o poi, sarà sconfitta. E ogni albero di Natale diventa l'Arbor Vitae dei cabalisti, da cui pendono le Sefirot della Luce non creata, della Potenza dello Spirito divino.
Ecco, proprio oggi, mentre sgusciavo i gamberi, mi sono reso conto che nel mio, di Arbor Vitae, ho la fortuna di avere molte luci; e se qualcuna si è affievolita fin quasi a spegnersi, se qualcun'altra sembra lo stia facendo, ce ne sono altre ancora che di recente si sono accese; o che si sono di colpo ravvivate di un imprevisto splendore. Ma tutte insieme fanno un effetto magnifico.
Almeno questa sera non voglio cedere alla nostalgia, nè al rimpianto. Almeno questa sera voglio perdermi in quello sfavillio di volti, di emozioni, di senzazioni amate che ognuna di quelle luci rappresenta. E se mi ci perdo da solo, per questa volta, pazienza.






lunedì 20 dicembre 2010

Gagatelle natalizie







Tanto tempo fa Sinead O'Connor strappò in televisione una foto del papa, indicandolo come "vero nemico" da combattere. La cosa fece scalpore, e Frank Sinatra disse di volerla prendere a "calci in culo".
Nientemeno.
Ogni epoca ha gli iconoclasti che si merita, e chissà questa volta chi se la prenderà con Lady Gaga, che com'è noto ha avuto l'ardire di prendersela con Babbo Natale.
Nientemeno.
Durante l'ultimo concerto londinese, trova per caso un pupazzo di Santa Claus che qualche fan ha buttato sul palco, e dice:
"Oh, guardate, Babbo Natale! Io amo molto il Natale , ma per quelli tra voi che si sentono soli questo Natale … Sapete, perché tutti siano contenti…"; a questo punto stacca a morsicate la testa del pupazzo, e calpestandolo sotto i tacchi grida: "Odio le feste! Io sono sola e me ne fotto di tutta la gioia di Natale! "; concludendo con un : "In ogni caso, era pieno di prodotti chimici sconsigliati per i bambini".
La notizia, ovviamente, ha fatto il giro del nondo; e chi parla di provocazione choc, chi di trovatina pubblicitaria, chi di geniale attacco al consumismo imperante: ma intanto ne parlano tutti.
Ora, a me la squinzia canterina dice poco, anzi pochissimo, sia musicalmente che come personaggio; ma mi è simpatica perché molto apprezzata da alcuni carissimi amici (Basta chiamare, basta chiamare! N.d.R). Bisogna ammettere che la ragazza scema non è, e oltre ad un certo geniaccio imprenditoriale bisogna riconoscerle un'attenzione per certe tematiche sociali che di questi tempi è merce rara nello star-system.
Però, santo cielo, perché ogni Gagata debba diventare un fenomeno planetario questo proprio non lo capisco; e capisco ancor meno la crescente regressione infantile (o la montante demenza senile, fa lo stesso) di un'epoca e di una società che oltre a quello comprensibile di icona, riconoscono a personaggi del genere anche il ruolo di maitres-à-penser delle giovani generazioni.
Comunque, visto che si nasce incendiari e si muore pompieri, visto che Sinead O'Connor si è poi fatta suora, visto che un sassofonista con l'hobby di azzannare i polpacci dei carabinieri è diventato ministro degli Interni, mi aspetto prima o poi di vedere la Germanotta con le corna in testa, travestita da Rudolph la renna, mentre traina la slitta di Babbo Natale.

giovedì 16 dicembre 2010

Curatemi



Non ci siamo. No no, non ci siamo proprio. Cioè, va bene che per l'uomo della foto nutra un'ammirazione quasi sconfinata; va bene che lo ritenga di una simpatia travolgente, di uno humor garbato, ironico ed insieme rassicurante e amichevole, di un'intelligenza finissima e di una straordinaria bravura professionale; e va bene che da molti anni, assieme al suo collega, sia il compagno fedele ed irrinunciabile delle mie mattinate radiofoniche. Ma mai, e sottolineo mai, avrei immaginato che il mio subconscio arrivasse ad eleggerlo protagonista di un estenuante e bellissimo sogno erotico ambientato in un bar dietro al colonnato di San Pietro in Vaticano.
E mai avrei immaginato di perdermi nei suoi baci e nelle sue carezze, sapendolo oltretutto sposo fedele e padre esemplare.
Aiutoooo!!!

martedì 14 dicembre 2010

A pensar male si fa peccato...



"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interni [...] Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città...
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì"

Francesco Cossiga, 24 Ottobre 2008

giovedì 9 dicembre 2010

Sturm und Drang Tour



Dovendo ormai rinunciare al ruolo inconcludente ma confortevole della Dama di Siviglia (quella che tutti vogliono e nessuno si piglia) causa definitivo eclissarsi di tutti i sedicenti spasimanti, potrei indossare i panni di una credibile Perpetua, o Ganetua, come preconizzato dalla sibilla Anastasia non molto tempo fa in una saga divenuta leggendaria, e spargere maldicenze sui vari Beppe Suolavecchia ed Anselmo Lunghigna che costellano il mio passato.
Ma pur avendone il phisique du rôle e l'età giusta, non sono assolutamente il tipo. E poi di questi tempi mi sento piuttosto come la Signora di Shalott, della quale allego diapositiva in apertura. Cioè, non è che mi sia fatto i capelli frisé o mi sia dato al ricamo e all'agopittura; è che mi sento anch'io chiuso in una torre, e costretto a guardare il mondo solo attraverso uno specchio; e anch'io sento che se scendo dalla torre per seguire l'Amore che vorrei ci resterei secco, proprio come la Signora in questione. Curioso, perché almeno materialmente il mondo lo bazzico parecchio. Ad esempio, domattina si parte di nuovo per la Francia, e si inaugura la nuova Tournée 2010/2011: lo Sturm und Drang Tour. Si comincia in un bel posto, dove echeggiano ancora le gesta di Charles Martel, e dove le chiese sembrano fatte di marzapane come la casetta di Hansel e Gretel. E mi sollazzerò in un albergo da favola, che con un piccolo sforzo di fantasia potrebbe diventare un'animata reggia di Camelot in cui dimenticare, almeno per un po', la triste torre dello Specchio. E tra coppe traboccanti d'idromele ed enormi fuochi crepitanti e cinghiali allo spiedo potrei festeggiare la caduta del perfido Mau-Gouver, il basso e vecchio tiranno che spadroneggia nel luogo ove il limon fiorisce, e dedicare il dolce declino dell'anno morente alle strenne ed ai banchetti per gli amici.
Ma sarà solo l'effetto degli incantesimi del mago Myrddin Emrys, colui che noi chiamiamo Merlino.
Al mio ritorno, lo so, Mau-Gouver sarà ancora sul trono, più forte e assetato di vendetta; e io mi ritroverò calato in una serie impressionante di fatiche, disavventure, guai e dispiaceri che non avranno tregua prima della Notte Santa.
E per quanto possa sembrare impossibile vedrò me e tutto quel trambusto dal solito specchio, in cima alla torre.

mercoledì 8 dicembre 2010

E lui è un bravo ragazzo, e lui è un bravo ragazzoooo!



"Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto"

Non è rimasto neppure tanto soprattutto per colpa mia, facile come sono ad accendermi e ad inebriarmi degli altri gli altri senza averne i mezzi e le possibilità per continuare ad alimentare a lungo le fiamme e l'ebrezza; ma anche un po' per colpa della vita, generosa nel costruire incontri ed allontanamenti. Non è rimasto neppure tanto, ma quel che resta, e chi resta, è tutta roba sopraffina e di prima qualità. Come Marco, che continua ad essermi approdo sicuro, spalla sulla quale piangere, Peppino quando mi sento Totò, Totò quando mi sento Peppino; e che continua a condividere con me il bello (suo) ed il brutto (mio) delle nostre reciproche esistenze con l'eleganza leggera ed innata, la soavità dei modi, lo sguardo sulla vita disincantato ma affettuoso che lo contraddistinguono.
Siccome Marco oggi compie gli anni (Boh, non so più quanti: trentaquattro o trentacinque, mi pare, ma come si sa l'età non conta) devo per forza fargli gli auguri anche qui.
Potrei ribadire parola per parola quanto gli scrissi lo scorso anno, visto che repetita iuvant e che in dodici mesi la mia situazione è praticamente la stessa.
Ma no, mi limito a stappare una bottiglia delle migliori che ho in cantina, e fare la festa (che detta così, signora mia...) ad una personcina che zitta zitta è diventata una delle più importanti della mia vita.
(Però non diciamolo al bellissimo consorte del festeggiato, vorrei mai mi diventasse geloso!)

domenica 5 dicembre 2010

Baci fuori dall'ordinario



Quelli che pretendeva imperiosamente l'energica zia Tilde, quando veniva a trovarci da Torino. Non si era nemmeno levata il cappellino che già gridava: "Sà bacetto!" e si chinava fino alla nostra altezza di bambini piccoli, obbligati per buona educazione a stampargliene almeno un paio sulla guancia vizza e polverosa di cipria.
Il Bacio della Donna Ragno, il Bacio della pantera, il Bacio di una morta ed il bacio di Giuda. Il bacio apostrofo rosa ed il bacio kiss, che è just a kiss. E Kiss me Kate , e Kiss me stupid, e Kiss me Licia . Dio mi perdoni, ma Kiss me Licia lo canto ancora adesso; però quando non c'è nessuno che ascolta.
Il Bacio di Hayez e quello Perugina, che mi son sempre chiesto cosa ci trovino sia nel primo, sia nel secondo.
Il Baiser de l'Hôtel de Ville di Doisneau. Dio mi ri-perdoni, ma sogno ancora adesso di essere al posto di quella ragazza parigina.
Ba-ba-baciami piccina sulla bo-bo-bocca piccolina/ dammi tan-tan-tanti baci in quantità/ lalà lalà lalalla lala là!
E i baci profumati che aprono Shir Hashirìm, il Cantico Sublime:
" Mi baci egli dei baci della sua bocca,
poiché le sue carezze sono migliori del vino.
I tuoi profumi hanno un odore soave;
il tuo nome è un profumo che si spande".
I baci rubati e quelli negati. Quelli con la lingua distribuiti da alcune compagne di scuola intraprendenti e precocemente zoccole durante la gita di terza media, e quelli col rifrullo che le stesse, ormai zoccole navigate, elargivano pochi anni dopo ballando il lento nella penombra delle discoteche di provincia. Quelli che scròcchieno sul Lungotevere di Gabriella Ferri.
E L'ultimo bacio , ed il primo, che non si scorda mai; e io il primo non lo scorderò affatto perché lo diedi alla mia prima ed unica fidanzata, e perché mi riempì di infinita tristezza e di sconforto; ma forse perché lei non sapeva baciare. E non scorderò mai il primo bacio al mio primo fidanzato, che invece baciava benissimo, e mi sembrò di esplodere in un Big bang tutto mio, e mi sembrò che da allora fossi destinato ad espandermi per sempre, tu guarda alle volte una limonata ben riuscita cos'è in grado di fare.
E i baci postali, che uso smodatamente per siglare la corrispondenza con le persone cui voglio bene; e che sembrano un'affettazione da frocio (Tesooooorooooo baciUooooooooo!), e che invece sono sinceri, e che vorrei dare di persona, mannaggia ai chilometri.
E infine i baci a mia insaputa, che sono un po' come la casa di Scajola, questi freschi freschi e del tutto inediti, almeno per me. In risposta ad una mia bonaria rimostranza, un tizio mi ha scritto: "Ma a te i baci li mando sempre, solo ke tu nn lo sai"
Indipendentemente dalla loro veridicità tutta da dimostrare, e dalle intenzioni che li muovono, questi sono baci che mi schiantano, si sappia.

martedì 30 novembre 2010

Eppi berdai, Edgar!



Accidenti, quando ho le paturnie mi dimentico delle cose importanti, e ricordo solo le paturnie.
E c'è mancato un pelo che dimenticassi il genetliaco di Edgar, cosa che non mi sarei potuto perdonare. Ora, chi non conosce Edgar non legga quanto dicono di lui, e quanto da lui puntualmente annotato e riportato: potrebbe farsi idee sbagliate e pensare che, come l'indimenticata Donatella Raffai, il ragazzo grondi dolcezza da tutti gli artigli. In realtà il nostro Edgar è come certi laghi prealpini, le cui superfici placide nascondono profondità vertiginose, abissi insondabili, ricchezze e tesori inenarrabili; e le onde apparentemente tranquille covano un'energia misteriosa e potente, che sorprende ogni volta in cui si manifesta.
Insomma, una personcina davvero speciale; al punto che noi suoi affezionati lettori ed amici abbiamo deciso di organizzare un riuscitissimo party tutto per lui, frizzante e piccante comme il faut. Nella foto, alcuni dei partecipanti mentre cantano "E lui è un bravo ragazzo, e lui è un bravo ragazzo..." (ometto il seguito per verecondia).
Da destra: Miss Marple che ha esagerato con la doccia solare, Lore! dopo la ceretta, Any-honey dopo aver litigato con un commesso di Zara, Poto dopo essersi scurito i capelli, Byb dopo la sbarbificazione e Principe Kamar dopo il saggio di lap-dance. Asa-Ashel e la Splendida Alexis non si vedono perchè uno stava preparando gli stuzzichini, l'altra i Martini molto, molto secchi.
Quelli che non sono nella foto erano in salotto impegnati nel tuca-tuca, visto che ormai il bunga-bunga ha stufato, mentre i classici van sempre di moda.

lunedì 29 novembre 2010

Raperonzoli cogliete



Passando con pensier per un boschetto,
donne per quello givan, fior cogliendo,
- To' quel, to' quel - dicendo.
- Eccolo, eccolo! -
- Che è, che è? -
- È fior alliso. -
- Va' là per le vïole. -
- Omè, che 'l prun mi punge! -
- Quell'altra me' v'agiunge. -
- Uh, uh! o che è quel che salta? -
- È un grillo. -
- Venite qua, correte:
raperonzoli cogliete. -
- E' non son essi. -
- Sì, sono. -
- Colei,
o colei,
vie' qua,
vie' qua
pe' funghi. -
- Costà,
costà,
pel sermolino. -
- No' staren troppo,
che 'l tempo si turba! -
- E' balena! -
- E' truona! -
- E vespero già suona. -
- Non è egli ancor nona! -
- Odi, odi,
è l'usignol che canta:
"Più bel v'è,
più bel v'è." -
- I' sento... e non so che. -
- Ove? -
- Dove? -
- In quel cespuglio. -
Tocca, picchia, ritocca,
mentre che 'l busso cresce,
ed una serpe n'esce.
- Omè trista! - Omè lassa! -
- Omè! -
Fugendo tutte di paura piene,
una gran piova viene.
Qual sdrucciola,
qual cade,
qual si punge lo pede.
A terra van ghirlande;
tal ciò ch'ha colto lascia, e tal percuote:
tiensi beata chi più correr puote.
Sì fiso stetti il dì che lor mirai,
ch'io non m'avidi e tutto mi bagnai.




Ho sempre amato alla follia queste schiamazzanti ragazze toscane, un po' oche, descritte da Franco Sacchetti quasi settecento anni fa. Quasi quanto le loro sorelle maggiori che ballano ancora oggi nella sala dei Nove, giù a Siena.
La parola raperonzolo , però, mi aveva conquistato e stregato già da prima: da quando, bambino avido di letture, ricevetti in dono le Fiabe dei fratelli Grimm. Probabilmente una parte non trascurabile di quel che sono arriva proprio da lì, da quei racconti cupi e inquietanti, simbolici ed onirici; ma questa è un'altra storia. Non potevo in ogni caso immaginare che quella parola sarebbe diventata una sorta di pericoloso talismano, e avrebbe avuto così tanta importanza nella mia vita.
"Oh Raperonzolo, sciogli i tuoi capelli,
che per salir mi servirò di quelli!"
I ricordi si fanno confusi, so che per un po' li sciolse proprio per me, e sulla torre ci salii a lungo; poi non so bene se fu la strega a tagliarglieli, o se invece fu una decisione sua: ma la treccia non scese più.

(Tutto questo per dire che NON andrò a vedere il nuovo cartone animato della Disney)

sabato 20 novembre 2010

Voga, Tore!



Siccome devo attrezzarmi per affrontare una serie di dopo che si stanno profilando all'orizzonte, ho deciso di prendermi un vogatore. Pare che la mens sana non possa prescindere da un corpore sano; e poichè il mio, di corpore, sta cominciando a fare la ruggine e a perdere colpi, non vorrei mai fosse proprio questa la causa prima delle molte ubbìe psicologiche ed emotive che mi stanno travagliando da un po' di tempo in qua.
Il vogatore, di quelli classici a remi snodati e sellino scorrevole, me l'hanno quasi tirato dietro: un'offertona. Il tizio del Trony diceva che quel tipo lì non lo vuole più nessuno, quando va bene prendono quelli con il cavo da tirare, ma tutti comprano le macchine più stravaganti che promettono fisici di questo tipo senza fatica ed in non più di due settimane. Ammesso che sia vero, io non è che voglia diventare come l'Incredibile Hulk, azi! Ma il fatto di dovermi rassegnare alla mia pervicace singletudine non mi esime dal cercare di mantenere un fisico sufficientemente tonico ed efficiente, e dall'evitare di lasciarmi andare al rancoroso cupio dissolvi che ogni tanto mi tenta come la Fiesta Snack.
Dice: "Embè? Perché non vai in palestra come tutti gli altri? O in piscina, o magari a fare pattinaggio artistico, che in una tutina di lurex color fuchsia ti ci vedrei anche?" Ma perché non ce la farei, il mio lavoro non ha orari, ed il tempo libero che mi ritaglio me lo rubo a pezzi e a smozzichi quando capita. No no, al galeotto il remo si confà di più.
E un risultato l'ho già avuto ancor prima di cominciare. Ne scrivevo al bastone della mia vecchiaia
(nel senso che non manca mai di mazzuolarmi affettuosamente quando gli confido i miei sbarellamenti) e lui nel giro di nemmeno un'ora, da quel bravo scrittore che è, mi ha confezionato e regalato un raccontino delizioso tutto per me.
Ma mi è piaciuto talmente tanto che lo riporto per intero, sperando non se n'abbia a male.


Salvatore voga che è una bellezza: come è una bellezza anche lui, e tutte le ragazze gli corrono dietro. Ma lui, niente: pare preso solo dai remi, dalla barchetta, dal mare dove ogni pomeriggio scende con il sole o colla pioggia, e monta in barca, e via.
Voga, Tore! gli dicono tutti per prenderlo in giro: ma lui nemmeno li ascolta più.
Voga voga, un giorno arrivò, proseguendo sotto costa, a una piccola insenatura che non aveva mai raggiunto prima, e che nemmeno si vedeva dalla strada, che pure faceva ogni giorno per andare al paese vicino a lavorare come vigile urbano: gli unici momenti in cui dava retta a qualcuno.
Sorpreso dalla scoperta, accostò, e scese, portando la barchetta in secca; e rimase ancora più sorpreso nel vedere che, in fondo alla caletta, così minuscola eppure così bella, c'era una piccola grotta. Non più alta di una persona, larga appena il necessario per entrarci: e lui, di solito così indifferente a tutto ciò che non fosse il mare e i remi, così, senza pensarci, ci entrò.
La grotta si faceva subito un po' più piccola, ma fatti pochi passi prendeva ad allargarsi, e piano piano se ne perdevano le dimensioni. Aveva acceso una torcetta elettrica che portava sempre con sé, nel caso il buio lo cogliesse in mezzo al mare, per poter vedere una volta tornato a riva; ma con quella intravedeva appena uno spazio vastissimo, che doveva occupare tutta quanta la collina che stava sopra.
Così si avvide solo dopo un po' che c'era qualcuno: non capiva bene chi potesse essere, se uomo o donna, o se invece un animale. Sentiva il respiro, sentiva i movimenti, e incominciò a distinguere come una sagoma che si muoveva a fatica, come fosse legata o incatenata; la curiosità di scoprire di più lo spingeva avanti, quasi suo malgrado.
Era un asino: legato con una grossa corda che non solo gli impediva qualsiasi movimento ma lo fissava ad una specie di traliccio murato nella roccia, e con una specie di museruola che gli impediva di aprire la bocca. Per questo non emetteva nessun suono; ma dopo che Tore era entrato, e di più man mano che si avvicinava, si agitava sempre di più, non si sa per la paura di nuove torture o per il desiderio di essere liberato.
Tore si impaurì un poco, dapprincipio; e non per la reazione dell'asino, che certo avrebbe potuto, una volta liberato, prendersela con lui. Ma perché temeva la reazione, ben più pericolosa, di qualcuno che poteva sorprenderlo lì, se già non era presente e non si mostrava.
Ma la povera bestia gli fece pena: si avvicinò in silenzio, ma con modi tranquilli, e l'asino si calmò. Prese a considerare come fare per liberarlo, e poi come portarlo via: ma decise subito che la prima cosa da fare era mettere fine a quella prigionia, poi avrebbe pensato al resto.
Lo slegò, piano piano: così l'asino si calmò, e quando gli tolse la museruola non emise un lamento. Allora lo prese per la corda che aveva al collo, e lo condusse fuori, sulla spiaggia. Nel frattempo si era fatto buio: buona cosa, nessuno li avrebbe visti; e si avvicinò alla barchetta, che stava ancora lì, sulla riva. Ma la sorpresa più grande la ebbe quando vide che l'asino, senza alcuna esitazione, entrò in acqua e incominciò a nuotare. Mise la barca in mare, e lo seguì. Doveva esserci abituato, dato che quella sembrava essere l'unica via di accesso alla grotta; e l'asino prese la direzione opposta a quella da cui Tore era arrivato. Pensò per un attimo che così facendo si sarebbe allontanato troppo da casa, ma la curiosità di vedere dove sarebbe andato l'asino nuotatore era troppo forte.
Aggirato il promontorio, la costa diventava bassa e sabbiosa; Tore lo sapeva bene, e pensava che l'asino si sarebbe fermato lì; macché, continuò ancora. Superò il paese vicino, e proseguì verso il promontorio successivo; lo doppiò, e Tore sempre dietro; finché non vide un'altra caletta quasi uguale alla prima, e l'asino che usciva dall'acqua e si incamminava verso una casetta minuscola che era in fondo alla spiaggia.
L'asino incominciò a correre sempre più forte, e Tore, che aveva lasciato la barchetta sul bagnasciuga, correva anche lui; arrivato davanti alla porta, incominciò a ragliare forte. La porta si aprì, e si vide un lumino che si accendeva: e dietro al lumino, una voce d'uomo che esclamava : "Ciccio, Ciccio, sei tornato!".
Tore ebbe un attimo di esitazione; ma la voce era così bella che lo incuriosì: e si avvicinò alla porta. " L'ho liberato io" disse allo sconosciuto; "Mi chiamo Tore, vivo qui vicino; e tu chi sei?"
Lo sconosciuto si ritrasse di colpo; ma non chiuse la porta. Era un invito a entrare? Tore la prese così: ed entrò.
Si trovò davanti un uomo bellissimo, in una stanza poverissima ma tenuta con grande dignità.
"Mi chiamo Fredo", disse lo sconosciuto; "Vivo qui perché ho perso il lavoro, mi hanno tolto la casa, e mi è rimasto solo l'asino. Anzi, mi era rimasto; poi un giorno è sparito pure lui, me lo hanno rubato di sicuro. Ma ora me lo hai riportato! Come potrò ringraziarti, io che non ho nulla?"
Non vi racconto tutto quello che si dissero; per farla breve, Fredo aveva avuto un albergo, ma si era opposto alla malavita locale e per questo era stato emarginato da tutti. Ma la cosa più grave è che si era anche scoperto che era omosessuale: e questo per la gente del posto era quasi peggio.
Tore era sconcertato; e non solo per il racconto, ma perché, omosessuale pure lui, lo capiva bene per tutte le volte che si era sentito come uno straniero in patria; e perché tutto quello che stava capitando quella notte era quasi troppo.
Decisero che avrebbero reagito insieme a tutto questo, e sarebbero andati via: si diedero tempo per organizzare la partenza, e dopo una settimana partirono per un posto lontano.
Ora vivono insieme da dieci anni, e gestiscono un bel ristorante italiano a San Francisco.
E l'asino, direte voi?
Dopo quelle emozioni non ce la fece. Ora riposa in pace: ma Tore e Fredo lo ricordano con tanto affetto. Dopotutto era stato lui ad avere il merito di averli fatti incontrare.

martedì 2 novembre 2010

L'amore ai tempi del bunga-bunga



Dove eravamo rimasti? Che qui sono successe delle robe, ma delle robe! E in più mettici anche che sono svagato di mio, soprattutto di questi tempi. E' che a me m'ha rovinato il bunga-bunga, beninteso quello nell'accezione più ampia del termine: dicono logori soprattutto chi non lo fa. E io, appunto, non lo faccio. Neanche nell'accezione più ampia del termine.
Ah, già: dovrei parlare del fidanzamento cui avevo accennato tempo fa, e che procede a gonfie vele . Lo farò, perché è una storia tenera, toccante e ricca di assennati ammaestramenti. Ma non è urgente, non essendone io, purtroppo, il protagonista. Lo avevano capito fin da subito non più di un paio di persone, quelle che mi conoscono meglio, che sanno leggermi dentro e che non sbagliano mai nel farlo. Però sì, mi sono commosso, a volte fin quasi alle lacrime, per i molti commenti con le felicitazioni ed i mirallegri; e sono sincero, ho sfiorato il cielo con un dito nel constatare l'affettuosa considerazione che in tanti mi hanno dimostrato. Ma davvero non è cosa. A quel tipo di amore mi sa che farei bene a rinunciare. Non ci sono tagliato, c'è niente da fare. Sarà l'aria, sarà l'acqua, sarà predisposizione genetica: ma ogni volta che mi capita finisco per viverlo come una sofferenza più che come un'armoniosa ridefinizione di me stesso. Mi lacero, invece di completarmi.
E poi c'ho il chetone, che sarebbe l'acetone dei bambini. No , dico: l'acetone! Alla mia età non è serio! I miei coetanei se mangiano grassi in eccesso li trasformano in maniglie dell'amore, pancette e doppi menti; io invece ci faccio il chetone, che fin dal nome mi sta sulle balle. Dice che quando uno ne produce in dosi eccessive, poi sente uno stato permanente di languore allo stomaco, ha i battiti accelerati ed il cuore ballerino, gli si sfalsa il ritmo circadiano e gli si altera il rapporto sonno-veglia. Insomma, uno crede di essere innamorato e invece è il chetone. Ho chiesto al mio medico cosa può aver provocato tutto ciò, se per caso non c'è dietro qualcosa di più preoccupante e temibile. Ha fatto spallucce. Secondo lui è la conseguenza di un lungo periodo di stress, di protratte sollecitazioni nervose e di defatiganti traballamenti emotivi. Però il mio medico è il sosia sputato di mister Bean, e non so quanto credito possa dare alla sua diagnosi. Sta di fatto che se sono ridotto così senza essere fidanzato, figuriamoci cosa potrebbe succedermi quando lo fossi. Quindi per tutelare la mia salute dovrei darmi al bunga-bunga. Ma l'idea mi ripugna, cosa posso farci? Se penso che dovrei far scolpire una statua di marmo da far contemplare agli ospiti, con le fattezze di Superman ma con la mia faccia, dò di matto. Mi viene la depressione se penso al menu tricolore: mozzarella pomodoro e olive; tris di pasta al formaggio, al pesto e alla pommarola; gelato pistacchio, fragola e vaniglia. E non dico settemila in una busta, ma almeno una settantina di euro per ogni invitato glieli vorremo pur dare, no? E si fa presto a fare delle cifre. E gli invitati, quanto saranno contenti di mettere il tubino verde o rosso e il tacco quindici per settanta euro? E soprattutto: la parte di Lele e di Emilio, a chi la faccio fare? Anche per il bunga-bunga bisognerebbe esserci tagliati, e io, anche lì, non lo sono.
E ancora una volta mi trovo ad anelare al letargo che non posso permettermi, alla fuga che non posso fare, ai sogni che non posso mantenere, alle speranze che non posso più accarezzare.

mercoledì 13 ottobre 2010

Finito



E' stata una lunga, strana vendemmia. Faticosa, ma senza ansie nè traumi; esigente senza essere ossessiva o ossessionante come altre volte in passato. Mi ha assorbito molte energie fisiche e mentali, ma non mi ha spossato. Però mi sento vuoto lo stesso, spaesato come un reduce di ritorno da una lunghissima campagna militare. Odio tutte le fini, non riesco mai a vederci un nuovo inizio. Vorrei imparare che il passato non torna, che il presente non si ferma. Vorrei imparare che la vita è solo un continuo divenire, una perpetua fermentazione che consuma quel che siamo stati e ciò che abbiamo avuto, per produrre quel che saremo e ciò che avremo. Non ci riesco. Vorrei essere meno nostalgico, meno vittima dei desideri, delle illusioni, dei sogni, dei ricordi e dei rimpianti. Dice: "Beh per forza, alla tua età è una cosa abbastanza normale". Le balle! Sono così da sempre, e non riesco a sfuggire a quest'incantesimo.

domenica 3 ottobre 2010

Annuncio di fidanzamento


Tanti anni di attesa, tante delusioni, tante rinunce, tante illusioni , tanti sogni infranti: ma non è mai troppo tardi. Questa è davvero la volta buona. E non serviva nemmeno fare tutta quella strada, e cercare così lontano. Era proprio dietro l'angolo.

domenica 26 settembre 2010

Menu di stagione



Bollito.

La vendemmia è arrivata a metà, ma la fase più difficile è ormai alle spalle. Ieri mattina è anche piovuto a dirotto, così abbiamo sospeso fino a domani, e oggi ho potuto regalarmi una giornata di riposo (quasi) assoluto. Due cose, una buona e una cattiva. La cattiva è che in Agosto Uncinula Necator (che è una malattia fungina della vite e non la diabolica protagonista di un fumetto porno-horror degli anni '70) ha picchiato duro, proprio nei giorni in cui non avrebbe più dovuto colpire. Manco le crittogame sono più quelle di una volta, signora mia. La produzione, che doveva essere di prodigiosa quantità, ha finito per rivelarsi come quella di un'annata normale. Il fatto è che, come Pierina ed il suo secchiolin del latte , avevo costruito non pochi castelli in aria, dando per scontato di avere già in cantina tutta quella graziadiddio;

ma proprio mentre siedo de' miei gran sogni in cima,
cade il castello, e resto il Bertoldin di prima.

Insomma, anche quest'anno niente pelliccia di visone, niente lifting e niente liposuzione.
La cosa buona, invece, è stata adottare un nuovo ( e costoso) macchinario che ha sveltito enormemente i tempi di vinificazione. Così le due settimane di passione che fino allo scorso anno mi traumatizzavano, questa volta sono filate via lisce lisce senza richiedere nemmeno una di quelle gloriose ma esiziali notti in bianco, drammatica costante delle mie passate vendemmie. Rovescio della medaglia: il nuovo procedimento è decisamente frenetico e incalzante, e le 12/14 ore giornaliere di lavoro continuativo si sono rivelate molto pesanti e faticose. Così mi sento come un Gran Servizio di Bollito ancora acquattato nel pentolone.

Abbacchio

Ci sono le patologie mentali reali e le supposte. Se le reali le affidiamo al medico, le supposte dove le mettiamo? ( Chi coglie la citazione vince una foto con dedica di Ignazio LaRussa).
La dottoressa ha detto che la distimia non ce l'ho: manca il carattere di cronicità e continuatività dei sintomi. Mi ha fatto toccare con mano che negli ultimi due anni le fasi di depressione sono state frequentemente alternate da fasi molto positive e punteggiate da momenti felici. Quasi usando le parole di Poto nel commento al post precedente, ha detto che le mie sono piuttosto "fasi paradepressive di tipo distimico" causate dall'eccessivo affastellarsi di concause negative, ma che riesco validamente a controllare grazie ad alcuni solidi "ancoraggi" costituiti da interessi di vario tipo, passioni, persone e via elencando. Le fasi brutte saltano fuori quando gli ancoraggi non sembrano più così sicuri. In questi giorni la supposta è stata temere che uno di essi, uno dei più affidabili, stia dando segni di cedimento. Magari non è affatto vero, però il solo pensarlo mi ha abbacchiato parecchio.
E come lo famo, st'abbacchio? Cacio e ova? A scottadito? Patate e carciofi?

Fritto

E ho detto tutto.

Dolce

La mia non era proprio...fame. Piuttosto, voglia di qualcosa di buono. Così mi sono attaccato alla panna. No, non quella della foto, magari! Mi sono attaccato a quella trovata in frigo e ho ceduto alla bulimia e al disordine alimentare para-distimico. Pensavo di trovarci chissà quale compensazione ma no, non funziona. L'unico effetto, al momento, è l'acidità di stomaco.

Caffè

Sempre in questi giorni ho vinto un premio, una specie di Oscar locale; cioè, l'han vinto altri ma lo han vinto esclusivamente grazie alle mie prestazioni. Solo che non si può dire, e dato che non si tratta di soldi non lo dico, e mi accontento della loro gratitudine.
Però alla mia autostima ha fatto l'effetto di un caffè forte e buonissimo.

Ammazzacaffè

Ricevere ieri una parcella di seimila euro per un accatastamento obbligatorio ha vanificato del tutto l'effetto del caffè precedente.

Domani è il giorno del Grande Cetriolo.

domenica 12 settembre 2010

Psychiatric help



Il disturbo distimico è un disturbo cronico caratterizzato dalla presenza di umore depresso che persiste per la maggior parte del giorno ed è presente nella maggior parte dei giorni. Le più caratteristiche manifestazioni del disturbo sono sentimenti di inadeguatezza, colpa, irritabilità e rabbia; ritiro sociale; perdita di interesse, inattività e mancanza di produttività.
I sintomi tipici sono:

-insonnia o ipersonnia
celo, la seconda. Potrei addormentarmi nelle situazioni e nelle ore più impensate.

-astenia, senso di stanchezza permanente e di debolezza diffusa
celo

- bassa autostima
celo, uh se celo!

- difficoltà di concentrazione, o esitazione e titubanza nel prendere decisioni
celo, soprattutto la prima

-sconforto o addirittura disperazione
celo, la prima, ma ogni tanto anche la seconda

-irritabilità
celo, celo!

-I pazienti con disturbo distimico possono spesso essere sarcastici, nichilisti, meditabondi, esigenti e reclamanti
praticamente il mio ritratto

Generalmente il soggetto distimico riesce ad espletare le proprie funzioni lavorative e ad avere rapporti sociali, ma in modo nettamente diminuito e con uno sforzo notevole anche nelle cose più "normali" e di cui le persone con cui si relaziona, spesso anche i familiari stessi, ben difficilmente si rendono conto.
'anfatti!

L'atteggiamento quasi perennemente cupo, triste e taciturno può facilmente causare stizza, se non rabbia, nel prossimo che lo considera solo un fastidioso pessimista, ritenendo assuma volontariamente un tale atteggiamento per cause che non vuole esprimere.
mica per niente m'han dato della pittima di recente

Per il distimico chiedere aiuto è una difficoltà che sente insormontabile. In questo modo si innesca un circolo vizioso che rafforza in lui la bassa autostima, l'insicurezza e l'autopercezione negativa accrescendo lo sconforto.
sì, ma tanto a chi lo chiedo? Poi manco ci credono.

Eccessi alimentari dall'anoressia alla bulimia
celo, tutti

Insomma, per farla breve, la vendemmia di quest'anno la comincio in queste condizioni. Che, bisogna ammetterlo, non sono un granché. Si può immaginare, quindi, che sarà una vendemmia difficile. Oltretutto danno ancora un quattro/cinque giorni di bel tempo, e poi pioggia a catinelle per un bel po'. Di che stare allegri.
Certo che a pensarci viene da ridere. Aver bisogno di aiuto e non osare chiederlo. Aver bisogno di aiuto e non saperlo chiedere. Aver bisogno di aiuto e aver paura di chiederlo. Aver bisogno di aiuto e chiudersi in se stessi. Però poi passa la ridarella, e rimane solo la paura.
Domani è il giorno del Grande Cocomero.

mercoledì 1 settembre 2010

El mariachi





Dice che dopo la recente approvazione del matrimonio fra persone dello stesso sesso, Città del Messico stia facendo di tutto per accreditarsi come meta privilegiata per le lune di miele gay.
Bene, quando mi sposo andremo là. Di quel posto so quello che sanno tutti: una megalopoli enorme, i murales di Diego Ribera, il museo antropologico con la pedra del sol, le tele di Frida Kahlo, lo Zocalo, la grande cattedrale, la basilica della Madonna di Guadalupe, le piramidi di Teotihuacan lì a due passi, i nachos, i tacos, il chili con carne, il guacamole, la birra Corona cerveza mas fina: insomma, roba da vedere, da mangiare e da non annoiarsi ce n'è. Ma poi ci sono i romanticissimi canali di Xochimilco, solcati da una flotta di romaticissime barchette bardate di fiori all'inverosimile, ognuna con un nome di donna, che di sera portano pigramente in giro le coppiette in un tripudio di melodie, lumini, Corona e tequila con gusano. Noi saliremo ovviamente su una barchetta xochimilteca dal nome virile, non importa se Juanito, Pedrito, Paquito o Luisito, che l'assessorato al Turismo gay non mancherà di farci trovare. Ma su un barcone senza fiori e senza nome caricheremo un intero mariachi
di almeno ventiquattro elementi, vale a dire una delle principali ragioni per cui sceglieremo quell'esotica destinazione. Mentre noi due stretti stretti sulla nostra barchetta infiorata come l'Infiorata di Genzano scoleremo la Corona e la tequila, quelli ci assorderanno con "La Cucaracha", "Cielito lindo", "Serenata Huaxteca", "Las Golondrinas" fino a quando tutte le altre coppiette sulle barchette grideranno esasperate: " Ya basta, gringos maricones maldidos!!" alla faccia dell'assessorato al Turismo gay. Allora chiederò al musicista più carino di tutti di cantare una canzone dove si parli di penombre notturne ( e pazienza se di notte c'è buio e non penombra, è una licenza poetica, diamine!) , di stelle cadenti e della stella più luminosa che c'è da offrire al mio amato bene; e se nel repertorio non hanno niente del genere gliela insegno io.
Ho tutto il tempo per organizzare: anche quest'anno non mi sposo. Sembrava la vendemmia del secolo, e se tutto fosse andato come doveva ne tiravo su abbastanza da ammobiliare casa, comprare lo smocking e le bomboniere da Carlo Pignatelli e pagare al catering la festa di nozze per duecento invitati. Invece un'imprevista e virulenta recrudescenza delle malattie fungine ad inizio Agosto s'è mangiata tutto il surplus, e mi ha lasciato giusto di che vivere e di che pagare i mutui.
Tutto rimandato, dunque. E sono parecchio giù di baracca.
Ehm, e oltretutto dimenticavo la principale conditio sine qua non: che per sposarsi bisogna essere in due, mannaggia!









domenica 29 agosto 2010

Vi odio







Sapevate di lui, di Byrce Thompson.
Conoscevate il suo corpo nervoso da rettile, teso e ronzante come una corda d'arco, asciutto e rarefatto come le anime di Memling nel giorno del Giudizio.
Conoscevate la sua tamarraggine talmente sfrontata ed esibita da risultare giocosa ed innocente.
Conoscevate la bellezza irridente del suo viso asimmetrico e spigoloso.
Sapevate di lui, e non mi avete mai detto niente.
Bastardi!

lunedì 23 agosto 2010

Tanti saluti e baci




La cosa più bella che mi sia capitata in queste vacanze è stato ricevere una cartolina. Che detto così uno potrebbe pensare: "mamma mia che vacanze sfigate deve aver fatto questo tizio!"; e in effetti tutti i torti non li avrebbe, visto che di vacante ho avuto esclusivamente l'umore, per venti giorni indeciso fra la tristezza malinconica, la depressione strisciante ed il panico crescente. Però ricevere una cartolina, e riceverla da una persona cui voglio bene più che a me stesso, mi avrebbe mandato in brodo di giuggiole anche avessi trascorso tre settimane fra Key West, Formentera e Rio de Janeiro. Le cartoline sono fra le cose che si stanno lentamente estinguendo, e presto anche loro faranno la fine delle cabine SIP, del mangianastri, dell'acqua vichy , della carta moschicida e delle lettere d'amore: non le userà più nessuno. Io, per dire, in tutta l'estate non ne ho ricevute che due; ma l'altra era dei nipotini dal mare, volevo vedere se avessero avuto il coraggio di non spedirmela, sicchè non conta. Due, in un'estate. Quando una volta le cartoline erano una valanga che iniziava alla fine della scuola e continuava fino alla sua riapertura. Tra compagni di classe, amici, vicini di casa, la zia Tilde che viaggiava molto, il cugino Tino che non viaggiava mai ma stava in Svizzera e scriveva ogni settimana, tra tutta questa gente la casa si riempiva di vedute, panorami, spiagge al tramonto, immagini di ombrelloni e di pedalò, di baite montanare o di città misteriose e irraggiungibili come Parigi, Londra, Copenaghen. No, dico: Copenaghen! Se ti arrivava una cartolina da Copenaghen, o magari da Oslo, la spupazzavi con tutto il vicinato, e gli amici li facevi diventare verdi d'invidia. E se andavi via tu le cartoline che spedivi a tua volta erano a pacchi, e dovevi dedicarci interi pomeriggi per non dimenticare nessuno e per trovare una frase originale e mirata per tutti, che non fosse il vieto : "A Loano andai, a te pensai, questo saluto ti mandai". Poi più nulla: e capirai, col telefono, gli mms, Skype, le e-mail e tutte le altre diavolerie, cosa le mandi a fare? Però era bello spedirle e bello riceverle. Ognuna di esse aveva in se qualcosa del luogo di partenza; qualcosa di materiale, di tangibile, di concreto. E ognuna di esse viaggiava materialmente, tangibilmente, concretamente; e ripeteva lo stesso itinerario compiuto da chi le inviava, quasi duplicandolo ad uso esclusivo e personalissimo del destinatario. Ecco perché ricevere una cartolina da quella persona carissima, una cartolina all'antica, di quelle con una romantica veduta notturna, con la frase originale e spiritosa scritta in bella calligrafia, con le firme di tutti i compagni di viaggio, mi ha riempito di sorpresa, di struggimento e di poesia, e me l'ha resa ancora più cara e preziosa.
Così l'ho messa sul tavolino da notte, dietro la sveglia, in modo che sia l'ultima cosa su cui poso gli occhi prima di spegnere la luce. E ce la terrò finchè dura questo tipo di Estate.
Naturalmente ho poi chiamato la persona cara al telefono, per ringraziare; e altrettanto naturalmente ha risposto: " Eh, capirai, per così poco!". Ho provato a spiegarle il significato della sua cartolina e del suo gesto, ma non so se avrà capito.
Le dedico comunque il qui presente postino, casomai passasse da queste parti.


Il postino della Val Gardena/

bacia solo con la luna piena/
uno a te, uno a me/
yuke-lì , yuke-lì ohilè!

venerdì 20 agosto 2010

Frescure estive e giovani d'oggi




Stamattina corvée baby-sitter al nipotino. A quasi sette anni è già grande abbastanza da avere diritto ad una certa libertà, e al tempo stesso è abbastanza scapestrato da richiedere una sorveglianza discreta ma attenta. Arrivano un paio di clienti e li faccio accomodare per intrattenerli. Lui è nella cucina attigua e comunicante, concentrato nei suoi giochi. Dopo un po' arriva e mi chiede: "Potrei avere acqua e menta?"
"Certo, come no. Sai dov'è l'acqua, sai dove sono i bicchieri, sai dov'è la menta: fai tu".
Armeggia. Dopo un po' torna e chiede: "Potrei avere un po' di ghiaccio da metterci dentro?"
Il ghiaccio è nel freezer in alto, vado, gli riempio il bicchiere di cubetti e faccio per tornare ai miei ospiti.
"E la cannuccia?"
"Ok, ecco anche la cannuccia. Ora però bevi adagio e non disturbi".
Pochi minuti e dalla cucina esplode l'inequivocabile burble-burble che emette chi si diverte un mondo a fare le bolle nel bicchiere .
Torno come un leone ferito e faccio con voce strozzata: "Cosa sta succedendo, ora?"
"E' tutto a posto" , risponde serafico, "sto solo facendo l'idromassaggio ai cubetti di ghiaccio!".


sabato 14 agosto 2010

Caramelle amare






Era il 1993. Gli Eighties strapponi, baracconi, barocchi e buffoneschi avevano finito di tirarsela, e in quell'anno la loro damnatio memoriae poteva ritenersi ormai completata. I Nineties appena saliti al potere non si sarebbero rivelati meno strapponi, baracconi e buffoneschi dei loro predecessori, ma ancora non lo si sapeva: si avvertiva soltanto, forte e impetuoso, il vento di una nuova estetica che avrebbe forgiato e condizionato anche le più banali ed insulse manifestazioni del vivere quotidiano. Se prima dominava la tronfiezza arrogante di un decadentismo romatico eccessivo e posticcio, il nuovo decennio si apriva con una sola parola d'ordine: "Ironia! Leggerezza! Sveltezza!". La fine degli Ottanta si legge tutta nello spot delle caramelle Saila, qui sotto. Angosciante già dal jingle, ridondante di quello stile robotico-spaziale che aveva imperversato per anni; cattivo, improbabile nella storia e clamorosamente kitsch, magari bucava il video, ma io lo trovavo fastidiosissimo soprattutto per lo slogan: "Saila, il piacere che uccide!" Erano gli anni in cui l'Aids aveva assunto il carattere di flagello biblico e l'urgenza di un allarme sociale, e che faceva sembrare di assai cattivo gusto quello slogan. Non solo a me se di lì a qualche tempo, cominciati i Novanta, fu trasformato in "Saila, il piacere più puro", e la scenetta resa molto più rassicurante. Troppo tardi, ormai era arrivato lo spot di Golia Diet: "tanti smiles, tanto gusto, tanto fitness" diceva la canzoncina, e già quei termini inglesi erano una novità, dopo dieci anni di mutrie, di bronci, di pallori e di incipienti flaccidità da maudits. Il jingle, riprendendo una celebre canzone di Fred Buscaglione, aumentava il senso di leggerezza non banale, di vintage rilassato ed ironico; e gli attori, per l'epoca, avevano un look terribilmente trendy e aggiornatissimo. Quello spot lo amavo, e per me ogni volta che passava in televisione era una festa. Anche perché ero innamorato cotto di quel pezzo di marcantonio della scena finale. Non ne sono del tutto sicuro, ma ho sempre pensato si trattasse di un fotomodello francese celeberrimo all'epoca, di una bellezza a dir poco celestiale; di lui non ricordo più il nome, ma conservo intatto lo sguardo sognante e dolcissimo.
Quel povero ragazzo sfortunato sarebbe morto di Aids solo pochi anni dopo. Ma ancora non potevamo immaginarlo; ammirandolo, la vita mi sembrava proprio una caramella che non ingrassa, e che cammina a tempo di swing.



giovedì 12 agosto 2010

Dies albo signanda lapillo! (Nozze gay)


Va bene, io tanto è destino che non mi sposerò mai, ma potrò essere felice per tutti quelli che sono in età da marito o nella possibilità di convolare, no? Oggi è un bellissimo giorno, di quelli che gli antichi romani celebravano mettendo un sassolino bianco in un vaso:
"In California le coppie omosessuali potranno tornare a sposarsi a partire dal 18 agosto. Lo ha stabilito una corte federale, dopo che la scorsa settimana un giudice aveva dichiarato incostituzionale il referendum "Proposition 8" con cui il 4 novembre 2008 il 52% dei californiani aveva messo al bando le unioni omosessuali". I fatti sono noti, e non è il caso di tornarci su. E' la straordinaria portata della notizia, che mi ha fatto stappare lo spumante: una Corte ha decretato che
1) i diritti fondamentali e primari che sono alla base della dignità di una persona non sono negoziabili nè revocabili; nemmeno se la maggioranza dei cittadini lo pretendesse.
2) La possibilità di sposarsi fra persone dello stesso sesso è uno dei diritti di cui al punto 1.
E' una sentenza storica che mi rende felice. So che molti mi diranno: "O grullo, tanto da noi cosa cambia? Da noi comanda il Vaticano, e queste cose non le vedremo mai!"
Ce n'est qu'un debut, amici miei. Ma è un debut che nessuno, in nessuna parte del mondo, potrà far finta di ignorare. Come quando nel 1792 in Francia fu concesso per la prima volta il voto alle donne.

mercoledì 11 agosto 2010

Succede solo a Napoli

Briciole di varia napoletanità rubate nel web. Non servono commenti.











lunedì 9 agosto 2010

TOTALITARISMO GAY


C'è un sito che si chiama come un importante ministro di culto della religione cattolica, e che è diventato famoso a furia di spararle grosse. Quando il suo curatore ha intuito che più le sparava grosse più diventava famoso, apriti cielo, non ha più smesso di rincarare la dose per essere sempre più al centro dell'attenzione. Riuscendoci, peraltro: non c'è blogger progressista o open-minded che in questi mesi non abbia linkato almeno una volta uno dei suoi quotidiani editoriali , o una delle sue grandinanti interviste ad alti prelati in disarmo o a sedicenti filosofi da operetta. Con tono millenarista e apocalittico, il malleus maleficarum si abbatte, diuturno e monotono, sempre sugli stessi obiettivi: le donne, gli appartenenti ad altre religioni o ad altre confessioni cristiane, gli ebrei, i politici che non diano prova di totale sottomisione alle sacre pantofole rosso-Prada, e soprattutto i GAY. Nei confronti di questi ultimi , in particolare, sembra proprio che il simpatico tenutario abbia intrapreso una crociata senza quartiere, o meglio un Armagheddon dal cui esito finale dipendono le sorti stesse dell'umanità. Confesso che quando scoprii quelle pagine anch'io rimasi sconvolto dallo schifo e dalla rabbia; ma dopo un po' mi accorsi che non era il caso. La combriccola che le scrive è talmente eccessiva nella sua violenza verbale ed ideologica e nel suo protervo integralismo da risultare vittima di ossessioni e furiose turbe psichiche, che la rendono in definitiva patetica e sostanzialmente innocua. Non fosse, appunto, per chi la prende sul serio e ne amplifica i vaneggiamenti ed i deliri, magari conferendo ad essi, senza volerlo, la dignità di opinioni sulle quali confrontarsi.
Il sito è in forma di blog, ed accetta i commenti di utenti registrati. I sostenitori della linea editoriale sono pochissimi, ma ringhiosi e feroci come rottweilers, sempre di guardia e pronti a sbranare i numerosi malcapitati che si avventurano in quelle lande ostili per controbattere alle farneticazioni. Chi cerca di farlo in modo razionale ed argomentato ha sempre la peggio; non parliamo di chi tenta la via di fatto con sacrosanta passione ed irruenza. C'è un solo modo per rintuzzare il Cerbero tricipite ( sono tre, infatti, i rottweilers più sanguinari): buttargli nelle fauci l'offa dell'ironia e dello sberleffo. E' la sola arma in grado di neutralizzarlo, e alla quale non sa reagire. Alcuni commentatori giovani e brillanti lo hanno capito, e adesso mazzuolano alla grande. Oggi ad esempio la farneticazione quotidiana recita: "Resistere al totalitarismo gay" , e si scaglia contro la terribile " lobby gay che vuole censurare chi non pensa omosessuale". Ebbene, il commento dell'utente Ludwig Feuerbach ( uno di quelli bravi) , è talmente spassoso che devo riportarlo integralmente.


"Ahahahah, vorrei vederlo anche io un totalitarismo gay... anche se temo un pò il tipo di torture che potrei subire...
Ragazzi, avete capito lo scenario del futuro?
-Totalitarismo gay
-Budddhisti satanici che si danno fuoco, come mi ha fatto scoprire Fides et Ratio (uno dei rottweilers, n.d.r) . Credo esplodano anche, tipo fuochi artificiali... ne voglio vedere uno, uffa !
-Musulmani marxisti sionisti
-Ebrei che complottano per il dominio del mondo e per la sconfitta della nobile dottrina cattolica, unico faro e speranza dell'umanità contro 6 miliardi di barbari zombie, armati solo di acqua santa e paletti di legno.

cosa manca?

-Umh... mancano i negri del KKK che perseguitano i bianchi
-i leggendari gatti ninja
-l'albanese che ruba la tua anima muovendo le orecchie
-I ristoranti cinesi come strategia della Cina per conquistare il mondo
-I rettiliani (ovviamente comunisti)
-la pericolosa pratica della mastur-ba-zione (non è una parola in antico egizio, è per evitare la censura... ma può sempre darsi che tale pratica l'abbiano inventata gli egizi... grazia alla Bibbia sappiamo che gli egizi erano un popolo diabolico, quindi si mastur-ba-van-o)
-i messaggi subliminali in Naruto che istigano all'omosessuali tà, soprattutto verso Sasuke
-i messaggi satanici subliminali nascosti nei discorsi di Giovanni Paolo II
-Vendola che è un pedofilo, un satanista e ovviamente un rettiliano... inoltre nasconde il fatto di essere ebreo e di colore.
-Vendola che traffica feti umani in Cina, che poi vengono cucinati nei ristoranti cinesi.
-Se dici "Vendola" tre volte davanti ad uno specchio, lui compare dietro di te e ti mette a 90° per farti una iniziazione satanica
-Gli Ufo sono la prova evidente che il diavolo esiste e che gli ebrei sono perfidi.
-La massoneria sta assumendo il controllo del mondo grazie ai manga e agli anime giapponesi
-l'unico modo per uccidere un comunista è tagliargli la testa e riempirla d'aglio.
-anche quando un totalitarismo di destra è al potere, la colpa è dei comunisti... e di Vendola.
-Babbo Natale è un grosso uomo barbuto vestito di rosso che porta i regali a tutti i bambini, senza distinzione di ceto e di classe: maledetto Marx, ti abbiamo scoperto! Passatemi il rosario di San Dokan per esorcizzarlo!

L'ho detto, in questo sito potrei scrivere anche io qualche articolo... Signor Volpe, posso fare il collaboratore di articoli? Propongo una collaborazione a 4: io, lei, Di Pietro (quello di questo sito, non quello satanico!) e Roberto Giacobbo per una appassionante nuova serie di Voyager-Pontife x !

Non ve la prendete... ormai non ci resta altra consolazione che ridere... "

Si caro Feuerbach, sarà una risata che seppellirà anche loro.
Ah, e non temere: niente torture per te, quando avremo preso il potere; solo cose piacevolissime, te lo assicuro!


domenica 8 agosto 2010

Domeniche d'Agosto


Non ho mai avuto un buon rapporto con il giorno domenicale; se non ricordo male, fin da quando ero ragazzino. Non avendo mai amato il tipo di vita che pian piano andavo costruendomi attraverso le ere geologiche, ho sempre sofferto la "sindrome del Sabato del villaggio": quella che ti fa amare disperatamente l'attesa di una pausa carica di speranze e di aspettative, ma che ti fa detestare le ore successive, in cui " al travaglio usato/ ciascuno in suo pensier farà ritorno". Le Domeniche di Agosto sono meno perentorie e meno tragiche, perché il loro domani è rilassato e bonario. Ma sono stranianti e strazianti per altri motivi, a cominciare da quel senso di vuoto e di bruciante insoddisfazione che ti lasciano dentro, ed al quale non riesci a trovare rimedio; e davanti al quale non puoi nasconderti, e sei costretto a fare i conti con te stesso. Accorgendoti regolarmente di aver perso anche questa volta.
Ecco, questa sensazione di solitudine che esplode nelle mie Domeniche d'Agosto l'aveva meravigliosamente fissata e descritta Paolo Conte in quel capolavoro di "Azzurro", già nel lontano 1968.


"Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo
per me,
mi accorgo di non avere più risorse senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desiderei,
dei miei pensieri, all'incontrario va...

Sembra quand'ero all'oratorio,
con tanto sole, tanti anni fa...
quelle domeniche da solo,
in un cortile a passeggiar.
Ora mi annoio più di allora,
neanche un prete per chiacchierar. "



giovedì 5 agosto 2010

Il più grande edificio in mattoni del mondo?



Avrei un sacco di cose da fare anche la sera, ma la voglia di farle sta a zero. Pigro e indolente, trascorro le ore rivisitando con la mente e con internet alcuni dei luoghi che più mi hanno colpito nel corso della mia vita. Uno di questi è la città Albi, nel profondo sud della Francia. La visitai un cinque anni fa, e più che incantato ne rimasi folgorato. E' stupenda, e chi non ci crede vada a verificare di persona. Proprio stasera, leggiucchiandone qua e là, ho scoperto che poche settimane fa ha ottenuto il riconoscimento a "Patrimonio dell'umanità" da parte dell'Unesco. Bene, benissimo, mi ha fatto un grandissimo piacere. Sempre leggiucchiando qua e là, scopro anche che in un sacco di posti si afferma essere la bellissima cattedrale di Albi " il più grande edificio di mattoni del mondo". Ci rimango un po' male, secondo me le cose intrinsecamente ed oggettivamente stupende non hanno bisogno di ricorrere ai superlativi da imbonitore per essere più apprezzate. Ma poi mi dico: "Possibile?" Perché la cattedrale l'ho vista e visitata in lungo e in largo, ed è veramente spettacolare nella sua imponenza, soprattutto all'esterno. Ma qualcosa, così a memoria non mi quadra. La mente corre alla fiammeggiante e vertiginosa San Petronio di Bologna, che è la sesta chiesa della cristianità dopo San Pietro di Roma, San Paolo di Londra e le cattedrali di Siviglia, Milano e Firenze; ed è interamente in mattoni, salvo le decorazioni esterne della facciata. Verifico: San Petronio è lunga 132 metri, larga 58 metri ed alta 42 metri al culmine della navata centrale. La cattedrale di Albi è lunga 113,5 metri, larga 35 e alta 30 al culmine della navata. E tanto basti. Ma poi: siamo sicuri che l'edificio in mattoni più grande del mondo sia San Petronio? Ad esempio, non so in che materiale è costruita la spettacolare, faraonica reggia borbonica di Caserta, ma so che quella sabauda di Venaria è tutta in laterizio; e benchè più piccola, ha pur sempre 80.000 metri quadrati calpestabili. E, per dire, dell'acquedotto Alessandrino a Roma, con i suoi quasi dieci chilometri di arcate ancora esistenti, ne vogliamo parlare? Anche lì, si arriva a tali volumi e tali superfici di edificato in laterizio, da far sembrare caccole sia San Petronio sia la cattedrale di Albi. Sono sicuro che ci sarebbero altri esempi, ma al momento non me ne vengono.
Ecco, sarebbe comunque buona cosa se si verificassero un attimo certe affermazioni impegnative, prima di accreditarle e diffonderle.

martedì 3 agosto 2010

Il cuore è uno zingaro




"Avevo una ferita in fondo al cuore, soffrivo, soffrivo…
Le dissi non è niente ma mentivo, piangevo, piangevo.
Per te si è fatto tardi è già notte,
non mi tenere lasciami giù
mi disse non guardarmi negli occhi,
e mi lasciò cantando così:

"Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va
catene non ha, il cuore è uno zingaro e va.
Finché troverà, il prato più verde che c’è
raccoglierà le stelle su di se
e si fermerà chissà… e si fermerà".

La ferita l'avevo alle spalle ed alla cervicale, squassate da un torcicollo ancora più doloroso di quello che mi colpì esattamente un anno fa, giorno più giorno meno, in occasione del primo memorabile "Diva & Nonna". Sarà l'aria, sarà qualcosa che mettono nell'acqua, fatto sta che appena passata Brescia, pum! spalle e cervicale inchiavardate e come trafitte da spasmi lancinanti. Un pessimo esordio, non c'è che dire. Ranghi ridottissimi, falcidiati dalle assenze giustificate e annunciate e dalle defezioni last minute ingiustificatissime.

E se prima eravamo in dieci a ballare l'hully-gully, siamo rimasti in cinque a ballare l'hully gully.

Pochi ma buoni; anzi, ottimi. Così ho visto e fatto cose che voi umani etc. etc. , e che non rivelerò nemmeno sotto tortura.

- Ho visto ancora una volta la commovente ospitalità di miss Marple, che mi ha spalancato la casa. Cor tibi magis Marple pandit, e confesso di averne vergognosamente approfittato.
- Ho visto un Poto rutilante e splendente come non mai, circonfuso da luce ultraterrena. Saranno stati i calzoni da baiadera in seta cangiante, o le conseguenze dell'ennesima lampada.
- Ho visto Rosa bella e terribile come l'esercito del Cantico schierato in battaglia; che dico? Come Sheena, regina della giungla.
-Ho visto Tino sornione e casual e rilassato come un Marchionne in libera uscita.

-Ho visto me, miss Marple e Poto dare la caccia a maschietti e maschiacci tra gli scaffali di un supermercato. Ma chi è quello lì /con le cosce come copertoni /quello lì, quello lì /vicino al banco dei peperoni!

-Ho visto noi cinque in un ristorante italo-giapponese, sciccosissimo al punto da poter far crepare d'invidia Ieyasu Tokugawa, scialacquare una fortuna in maki, nigiri, sashimi, tempura e yakitori. E ho visto me felice e orgoglioso di essere lì con gli altri quattro splendidi commensali che per tutta la cena ho adorato furiosamente. (Vabbè, ok, non solo durante la cena)

-Ho visto una festa che mi ha fatto rivivere le buone, antiche Feste dell'Unità di una volta. C'era lo stand delle salsicce, quello del pesce, la pizzeria, il cocomeraro, la gelateria, i bar en pleine aire, il banco dei libri, quello dell'artigianato etnico, il cineforum, il palco con il bravo presentatore che nessuno si fila e lo spettacolino raccogliticcio. Ho visto e respirato l'atmosfera un po' ciabattona e rassicurante delle famigliole in vacanza che tirano tardi la sera con bambini e nonne al seguito. Solo certe sopracciglia virili troppo spinzettate, certi polsi slogati, certe signorine con i capelli troppo rasati che andavano sottobraccio ad altre signorine vestite da fabbro ferraio mi hanno poi fatto capire trattarsi di un piacevole, accogliente, includente gay village.

-Ho visto trecentotrentatre riquadri dipinti seicento anni fa in una specie di colossale arca di legno per salvare dal diluvio del tempo un'idea del bello e del buono altrimenti destinata a perire. E dentro l'arca di legno c'era un cavallo di legno altrettanto colossale e altrettanto antico.
E dentro il cavallo di legno c'era la marmotta che incartava la cioccolata.

-Ho visto la meravigliosa Gipsy Queen in una nuvola di seta, di voile, di pizzi e di ruches, torrida come la foresta del Borneo, opima come una nave oneraria, casta et meretrix nell'ostentazione sfacciata ma candida della sua burrosa steatopigia. Tacco dodici e pochette brandita come una durlindana: non potevo non eleggerla nume tutelare delle mie avventure; non potevo non rubarle la foto e non pubblicarla qui come un personale e venerato santino.

-Ho visto Potocity, con miss Marple a farmi da chaperonne, e insieme abbiamo dato concretezza ed immagini alle scene in cui si dipanano le imprese potesche. Il monastero dei monaci guerrieri, il castello di Raperonzolo, la spiaggia delle balene, l'argine del Mini Pony, la città sussiegosa, elegante e molto sciuretta .

- Ho visto Poto, nei panni di splendido anfitrione, riceverci nel miglior ristorante della zona; pretendere dall'azzimatissimo maitre il tavolo migliore ( "Mio caro, sia gentile, sono miei amici"), assicurarsi con cortesia ed insieme con fermezza della qualità del servizio e della cucina ( "Cara, siamo sicuri che queste aragoste del Maine siano arrivate stamattina? E ti spiace abbassare la temperatura dello Chablis di altri due gradi, grazie?") . E pagare il conto, come un munifico signore rinascimentale.

Di altre cose non dico. Non parlo della mia notte in bianco alle prese col torcicollo e con i disturbi gastro-enterici dei quali, per decenza, non ho fatto cenno ad alcuno. Non parlo di certe sovrumane bellezze gustate e condivise con miss Marple. Non parlo di alcune amarezze , di alcune nostalgie , di alcuni affanni che subdolamente mi hanno perseguitato per tutta la durata del viaggio, concedendomi ben poca tregua. Non ne parlo perché sono io ad essere fatto male.
Ma:

Ho visto la balena!
Ho giocato tanto!
Ho mangiato il gelato (gusto puffo)!
Poi...sono sceso dalla nave.


PS: nessuno come miss Marple. Nessuno.