martedì 30 dicembre 2008

Buon Anno!


Da domani stacco la spina per qualche giorno, e torno a dedicarmi alla mia piccola e personalissima queste du Graal. Un abbraccio sincero a tutti. Non fatemi stare in pensiero mentre sono via!

lunedì 29 dicembre 2008

Please, don't divorce us!




Una bella gatta da pelare: com'è noto, la famigerata Proposition 8 ha per il momento abrogato la legge che a suo tempo istituì i matrimoni gay in California. Ora che sarà delle migliaia di nozze celebrate mentre la legge era in vigore? Che sarà delle migliaia di famiglie formatesi grazie ad esse? Il buon senso, e , credo, anche la prassi giuridica le vorrebbero perfettamente lecite e legali: immagino sia ben difficile applicare in senso retroattivo l'esito del referendum. Ma ritenendole lecite e legali si apre un evidente vulnus ed una discriminazione nei confronti di quanti vorrebbero accedervi in futuro, e non potranno farlo. Nell'attesa di sapere se la Corte Costituzionale deciderà di salvare la capra, i cavoli, o magari entrambe le cose, molti californiani si sono mobilitati da tempo in difesa di quello che resta un innegabile ed irrinunciabile diritto civile. L'ultima iniziativa è questa bella campagna su Flickr, che ha prodotto una sterminata e commovente galleria di ritratti: non solo delle famiglie in pericolo, ma anche di moltissimi loro sostenitori, parenti, amici.
Da vedere, per capire che l'ignoranza, la superficialità e l'odio omofobico non devono dividere ciò che l'amore ha unito.
Vedendo queste foto, poi, non si può fare a meno di prorompere nel grido tanto caro agli organizzatori del Family Day: "E i bambini? Non ci pensate ai bambini?"

(Fonte: Repubblica on line)

domenica 28 dicembre 2008

Un po' di sana cattiveria natalizia


Berlusconi: "Se esce una sola mia telefonata, lascio l'Italia".
Abbiamo ancora qualche speranza.

giovedì 25 dicembre 2008

Burp!




Ostriche Utah Beach e Champagne

Lecca-lecca di triglie di scoglio e spuma di mare, accompagnati
da una tartare delle medesime


Capesante gratinate alle mandorle e pistacchi

Involtino di sogliola e filetto di tonno, con raviolo farcito
di crema di nocciole e salsa ai capperi


Passatelli di scampi nel consommé di scampi

Branzino in meringa al cardamomo, accompagnato
da hummus allo zenzero e sedano-rapa
spadellato

Corbeille di formaggi Blu europei

Torta multistrato di pasta di mandorle, canditi e frutta secca

"Carteddate" lucane

Marbré di frutta tropicale in gelatina di Moscato

Friandises

Al cinquanta per cento ho cucinato io, soprattutto le cose da farsi all'ultimo momento.
Suggestiva la mise en place giocata sul bianco con qualche tocco di rosso e d'oro.
Eccellenti i vini, ça va sans dire.
Ve l'avevo detto che avreste fatto bene a venire!

E' Natale!

"Non c'è niente di più triste al mondo che svegliarsi il giorno di Natale e non essere un bambino."

Erma Bombeck

martedì 23 dicembre 2008

Auguri a tutti!



Per Natale mi piacerebbe fare un regalino personale ad ognuno degli amici che leggono queste pagine, le commentano e trovano il modo e la pazienza di essermi vicini e presenti. Non sono riuscito a noleggiare la slitta e le renne, dice che l'hanno data ad un ciccione finlandese; e proprio non avrei tempo per fare tutti quei pacchetti. Così me la cavo con un pensierino collettivo: con il "Jubilate Deo" del mio adorato Giovanni Gabrieli. I regali, per quanto modesti, devono avere dentro un pezzettino di chi li fa. E di me, in questa musica, direi che ce n'è un bel pezzettone. Mi piacerebbe davvero che qualcuno la ascoltasse nel momento di scambiare i regali con le persone che ama. E siccome i regali devono essere ben confezionati, il mio lo incarto con la "Canzona XIII", sempre di Gabrieli, per una presentazione essenziale ma sontuosa.
Il bigliettino d'auguri non lo allego, non sono bravo in queste cose: direi volentieri "Vi voglio bene", ma temo di essere scambiato per Simona Ventura, e lascio correre.
L'augurio si, lo faccio: possano le vostre Feste essere dolci, tenere, confortanti e calde come l'abbraccio della persona che amate.
Un bacio a tutti.

(Ps: sia chiaro, se qualcuno dopo aver ascoltato la "Canzona XIII" dice che mi piace Gabrieli perché sono un vecchio trombone, Natale o no, lo strozzo! :p)

Auguri, Benny!


Trovo molto carina questa lettera di auguri che un uomo di Chiesa, Don Franco Barbero, ha mandato proprio oggi al nostro Benny. La pubblico integralmente.


Caro papa Ratzinger,
anche se in questi giorni sono molto assorbito dal ministero, voglio farti giungere almeno un "bigliettino" augurale, un pensierino confidenziale.
Non potresti a Natale fare il buon proposito di trascorrere il 2009 senza parlare di gay e lesbiche? Ora poi ti stai mettendo a rilasciare dichiarazioni anche sui transgender e transessuali, ma forse non ne hai mai ascoltati davvero.
Guarda, caro Joseph, che stai straparlando. Invecchiando, un po' tutti ripetiamo ossessivamente sempre le stesse cose e rischiamo di non riconoscere più le nostre aree di ignoranza.
Datti una calmata, svagati un pò......Più che una star, ora sei uno spaventapasseri. Sei talmente l'icona, la personificazione della tristezza che, anche quando parli di gioia, il tuo volto lascia trapelare i segni dell'angoscia.
Buon Natale a te, caro Joseph. Metti un po' da parte gli omosessuali, che sanno sbrigarsela da soli, e leggiti un delizioso romanzo di Luigi Sandri "Cronache dal futuro. Zeffirino II e il dramma della sua chiesa" ( Gabrielli Editori). Ti solleverà un po' lo spirito.
E poi ..... mi fai tanta tenerezza. Che vita è mai la tua.....tra gente che ti bacia l'anello, tra inchini e bave reverenziali, tra zucchetti cardinalizi che nascondono soldatini di carta pesta. Qualche volta non ti senti mancare l'aria? Muoversi tra viscide porpore, anelli, incensi e genuflessioni dev'essere come vivere in un mondo artefatto che fonde il cervello e gela il cuore. In certi ambientacci si diventa glaciali e, diciamo la verità, si diventa un problema per se stessi e per gli altri. Se mi rispondi, anche senza scrivere una bolla o, come dicono i soliti maligni, una balla apostolica, continueremo il dialogo. Ti ricordi che mi avevi già scritto una volta una lettera non proprio carina?
In questo Natale ti mando un caldo ciao.
don Franco Barbero

domenica 21 dicembre 2008

Worried man blues


Lo ammetto, non è solo una questione di raffreddore incipiente. Il lavoro non sta andando per il verso giusto: ce n'è sempre troppo, e quel che è peggio manca la forza per affrontarlo come dovrei. Se appena ci penso, mi accorgo non essere questa la vita che volevo, e per la quale mi sono sbattutto tutto questo tempo. Se appena ci penso, sento il peso di troppe responsabilità e troppi doveri che non mi sono cercato, ma che mi sono trovato sulle spalle senza nemmeno accorgermene, e che adesso mi stanno schiacciando. Se appena ci penso, sento il dolore provocato dalle troppe mie reticenze, dai troppi miei silenzi. E là fuori le cose non vanno meglio, con quegli ometti che non contenti di fare il Napoleone vorrebbero diventare Cesare, e quegli altri innumerevoli omuncoli pronti a dire: "Parliamone".
Per fortuna c'è il blues, inventato apposta per rispondermi: "Eh, capirai. Senti qua, allora!".
Per fortuna c'è Big Bill Broonzy che mi dice: "Ma anch'io, sai? E tanti altri."
Poi mi fa l'occhiolino , un sorriso timido, e imbraccia la chitarra.

sabato 20 dicembre 2008

Strettamente personale

"Esistono le cose vere e le cose supposte. Lasciando da parte le cose vere, le supposte dove le mettiamo? "

(Antonio De Curtis)

A Natale sono tutti più buoni!


E' il momento giusto per darsi al cannibalismo.
(by Cerberus)

lunedì 15 dicembre 2008

Idea!


Il libro è di quelli che si leggono d'un fiato, di quelli che fanno sognare: incantevole, struggente e scritto benissimo. Credo sia un'ottima idea per fare un regalo di Natale a chi si vuol bene. O magari a se stessi, che un po' di auto-coccole non fanno mai male.
Al momento non è facile reperirlo nelle librerie, ma lo si può acquistare on line contattando direttamente l'autore. Se gli dite che siete amici miei, capace che vi faccia pure lo sconto! ;-)

Songs and tears

Lo ammetto, ci sono canzoni che mi fanno piangere ogni volta. Una è la vecchissima " Don't make me over" di Dionne Warwick, che sento in giro da quando sono al mondo, e che puntualmente, quando arriva all'acuto, mi fa venire un groppo alla gola, mi fa bruciare gli occhi e me li inumidisce di lucciconi non sempre ricacciati dentro abbastanza in fretta. Da notare che capisco poco l'inglese, soprattutto se cantato: ma quell'effetto è sempre stato del tutto svincolato dal testo e dall'eventuale "messaggio" che proclama. Un effetto come la musica di Orfeo che ammansiva le bestie, ecco, e di sicuro le faceva anche piangere.
Insomma, stamattina sento in radio la Warwick per l'ennesima volta, e per l'ennesima volta quando attacca l'acuto mi vengono i lucciconi e tutto il resto. Poi però sono andato a cercare il testo, e sono rimasto di stucco a leggere:

Accept me for what I'am
Accept me for the things that I do

Just take me inside your arms, I hold me tight,
and always be by my side,
If I'am wrong or right


Insomma, mi sono sempre commosso per frasi che non capivo, ma che mi porto dentro, e fanno parte di me. E non l'ho mai saputo per tutti questi anni!

(per ascoltare la canzone, cliccare sul titolo)

domenica 14 dicembre 2008

La musica sveglia il tempo



"C'è un'incredibile quantità di cose da apprendere per la vita tramite la musica. L'accettazione della libertà e dell'individualità dell'altro è una delle sue lezioni più importanti . Accettazione significa riconoscere la differenza e la dignità dell'altro".

Daniel Baremboim

La mia musica per la pace

"La Repubblica sovrana indipendente dell'Orchestra Ovest-Orientale del Divano, come mi piace denominarla, ha iniziato il suo imprevedibile esperimento nel 1999. Nel corso degli anni è cresciuta e si è ampliata. Diventando un esempio concreto di come la società mediorientale potrebbe funzionare in circostanze migliori. I nostri musicisti sono passati attraverso il faticoso e impegnativo processo di imparare a esprimersi e al contempo ascoltare ciò che esprimono i loro interlocutori. Non riesco a immaginare un modo migliore per concretizzare il primo e più importante articolo della Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite, quello in virtù del quale tutti gli esseri umani nascono liberi, e hanno pari dignità e diritti, hanno il dono della ragione e della coscienza e dovrebbero agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Purtroppo oggi in Medio Oriente non tutti gli esser umani godono della stessa libertà né di dignità e diritti uguali. L'Orchestra Ovest-Orientale del Divano è un'organizzazione musicale, non politica, ma per le sei settimane circa della sua durata annuale è in grado di soddisfare per i membri che la compongono qualcosa di importante e fondamentale, l'eguaglianza. Si tratta di un'utopia realistica. Gli stessi due giovani che possono incontrarsi a un checkpoint nel ruolo della guardia di frontiera e del cittadino sotto occupazione siedono gli uni accanto agli altri in questa orchestra, suonano una medesima musica, ambiscono entrambi ed egualmente alla perfezione dell'espressione musicale e sono responsabili del risultato in modo eguale.

Davanti a una sinfonia di Beethoven siamo tutti uguali: indipendentemente dal fatto di essere originari di Israele, Libano, Palestina, Egitto, Giordania, Iran, Turchia o Siria., dobbiamo tutti accostarci alla musica con una medesima umiltà, con curiosità, con cultura e con passione. L'atteggiamento che dobbiamo avere nei confronti della musica ci costringe a sviluppare la ragione e la coscienza giustamente illustrate nella Dichiarazione delle Nazioni Unite come qualcosa di innato nel genere umano. La musica rende possibile a tutti i membri israeliani di un'orchestra di sostenere l'oboista egiziano nel suo assolo, e a tutti i membri arabi dell'orchestra di sostenere il flautista israeliano nel suo, perché la musica dà vita a un vero spirito di creatività e fratellanza che non fa avvertire lo sforzo.

Mi è stato conferito il titolo di messaggero di pace delle Nazioni Unite e credo che questo mi dia il diritto e la responsabilità di adoperarmi affinché l'ignoranza sia bandita, e di contribuire in qualsiasi modo, anche modesto, per far affermare la vera eguaglianza. Senza eguaglianza non può esservi giustizia, senza giustizia non c'è pace.

L'uomo non ama dipendere dagli altri, ma sa che l'indipendenza totale è irrealizzabile. Pertanto l'unico modo costruttivo di vivere è l'interdipendenza. Questo è perfettamente logico nel mondo della musica, ma purtroppo è molto lontano da ciò che sconsideratamente vediamo accadere in Medio Oriente ogni giorno.


Daniel Baremboim

(traduzione di Anna Bissanti da La Repubblica 10/12/2008)



Ringrazio Ribaldo per avermi trasmesso questo bellissimo articolo. Ho fatto un gioco: ho sostituito le provenienze e le identità geo-politiche di cui si parla con un altri tipi di identità e di appartenenza spesso in contrasto fra loro. Funziona benissimo!

Interessante


Ogni volta che si parla di omogenitorialità noto sempre un gran fragore di serrande precipitosamente abbassate, come se un esercito di black-block incazzatissimi fosse appena entrato in via Montenapoleone. La chiusura intransigente è prevedibile e comprensibile fra i paladini della cosidetta "legge naturale", ma non manca mai di stupirmi quando la vedo messa in atto, e a muso duro, da molti amici gay che in proposito potrebbero avere una visione più articolata e meno manichea. Soprattutto quando, pur sorvolando sul dato meramente biologico, affermano che l'armonioso sviluppo comportamentale e psichico di un bambino non può prescindere dalla presenza di un padre e di una madre; e se anche ciò fosse possibile, i traumi relazionali e sociali a cui andrebbe sottoposto il figlio di una coppia gay sarebbero in ogni caso devastanti. Quando posso, chiedo sempre a chi la pensa così da dove derivano tali certezze; e mi sento invariabilmente rispondere: "Dal buon senso". Un po' poco per costruirsi un'opinione su una materia tanto delicata. Pensare che gli studi e le ricerche sui figli di coppie omosessuali sono ormai largamente diffusi e reperibili: ma forse Bruno Vespa e Paolo Crepet ( cito a caso) non danno loro adeguato risalto per renderli moneta corrente. Così sono sempre molto contento quando fra il muro delle serrande abbassate si apre una porticina di serena obbiettività , come questo passo pubblicato dal Corriere della Sera:

"Un'indagine, eseguita nel 1993, su bambini allevati da coppie gay e lesbiche ha mostrato che non sono meno capaci come genitori rispetto agli eterosessuali», assicura Massimo Ammaniti, psicoterapeuta e autore del saggio «Crescere con i figli» (Mondadori). «I bambini cresciuti da coppie gay non risultano di fatto diversi dagli altri. E questo vale non solo per lo sviluppo psicologico e relazionale, ma anche per l'identità e i comportamenti sessuali». Inoltre, stando a una ricerca inglese che ha studiato per 16 anni 25 figli di madri lesbiche e 21 di madri etero, si è visto che i primi avevano relazioni migliori con la partner della madre dei secondi con il compagno della madre. «Dati che rimettono in discussione molte certezze e su cui vale la pena di riflettere". (Giuseppina Manin)



venerdì 12 dicembre 2008

Regali di Natale.

Che poi io sarei anche gay, fra l'altro, e dunque moralmente tenuto a confortare i luoghi comuni, gli stereotipi ed i cliché elaborati attorno alla categoria cui appartengo.
In particolare quelli che ci dipingono come frivoli, vanesii, edonisti e fashion-victims, e che di solito, lo ammetto, sono portato a trascurare per tutta una serie di motivi troppo lunghi da elencare.
Così, avendo saputo da Beniamino che Babbo Natale non solo esiste, ma veste pure JP Gaultier, ritenendolo molto sensibile a certe tematiche ho pensato bene di rivolgermi a Lui per lasciare libero sfogo a quei desiderata materiali giudicati più conformi alla mia natura, ma ingiustamente accantonati o rimossi.
Quando le letterine per i regali natalizi le scrivevo a Gesù Bambino, mia nonna mi consigliava di non eccedere con le richieste, perché rischiavo di passare per avido e avrei avuto molte probabilità in meno di vederle esaudite.
Così, memore di quei saggi consigli, ho deciso anche questa volta di limitarmi ad una mezza dozzina di cosette, lasciando la scelta al buon cuore di Santa Claus.
Del resto lo sanno tutti, che basta il pensiero!



Le mutande dorate.

(Perché il tanga di Swarovsky a Capodanno ha un po' stufato)



Un trench di velluto nero.

(Perché mi serve un capo-spalla un po' meno informale, e che soprattutto non mi dia l'aria di un lavavetri moldavo. Il velluto nero attira i pelucchi da morire, ma dicono che quest'anno vada moltissimo.)



Un paio di sobrie calzature in caimano.

(Perché se anche Berlusconi porta i tacchi alti io chi sono? Il figlio della schifosa?)



Dietro consiglio di Antonio, qualcosa di meno appariscente da abbinare al trench
(Perchè dovessi andare a Lecce non ho intenzione di farmi criticare. E poi cos'ha Benny che io non ho?)




Una cena per due persone in questo posto qui.
(Perché si mangia e si beve meravigliosamente, la location (Dio, che ho detto!) è stupenda, e Firenze è Firenze. Babbo Natale dovrà provvedere a procurarmi l'accompagnatore, però.)


Una settimana per due persone in questo posto qui.
(Perché avrei bisogno di una bella ripassata, e preferirei essere in due.)
(Kretine! Non quel tipo di ripassata ! )



Un piccolo e virile correttivo per le ciglia.
(Perché mi piacerebbe averle come Liz Taylor da giovane, e invece assomigliano al vasetto del basilico dimenticato sul davanzale durante una furiosa grandinata. )

giovedì 11 dicembre 2008

Geniale Malvino!


Non servono commenti. Grazie, Malvino.

mercoledì 10 dicembre 2008

Il bello della neve


Il bello della neve, in campagna, è che sospende il tempo. Lo avvolge come fa con gli alberi, lo ovatta e lo copre. E' caduta tutta la notte, sempre piuttosto fine: ora i fiocchi sono diventati più grandi e più fitti, come i petali dei mandorli nel vento forte di inizio Febbraio. Si sfogherà ancora un paio d'ore e smetterà, credo, entro mezzogiorno. Aspetto, prima di imbracciare la pala. Non riesco a staccare gli occhi dalla finestra, interamente invasa dalle fronde zuccherate e cotonose dei due cedri del cortile. E' come l'ora che precede l'incontro con una persona amata.
Ho trovato questo haiku.

I cani hanno taciuto tutta la notte
mentre sognavo di stringere il mio amore lontano
neve alta, al mattino

lunedì 8 dicembre 2008

Il senso di Gan per la neve


Il fatto di vivere, come si dice qui, in culo ai lupi, mi ha procurato da sempre un bel mucchio di grattacapi, ma al tempo stesso mi ha permesso di intrattenere un rapporto privilegiato con la bellezza; un rapporto che chi abita in città, o ai suoi margini, difficilmente riesce a comprendere nella pienezza del suo significato. Ad esempio: la neve. So cosa rappresenta per i cittadini, e di conseguenza so anche che per me è un qualcosa di assolutamente diverso. Qui fuori è ancora tutto bianco: la grande nevicata di dieci giorni fa, grazie al freddo notturno, c'è ancora praticamente tutta; e ogni ora del giorno è da mozzafiato. Quando il sole splende la luce è stridula, quasi acida. In questo periodo preferisco l'imbrunire, che arriva rapido già a partire dal pomeriggio. Preferisco il sontuoso ingrigirsi del cielo e delle ombre, che per contrasto conferisce alla neve un biancore quasi caldo, avvolgente e sommesso. C'è un solo artista in grado di riprodurlo sulla tela esattamente come lo sento io: è Pieter Brueghel il vecchio. Alla sera, non fosse per le montagne che da noi sono più lontane e meno incombenti, le suggestioni sono identiche a quelle del "Ritorno dei cacciatori" riprodotto qui sopra. La neve è strana, sa un odore.
E ha dentro tanti di quei ricordi e di quelle emozioni e di quegli incantesimi da far male ogni volta.
Scrocchia, sprofonda, tonfa, bisbiglia, scivola, trasluce, brilla, accieca, ride, sfarina, smarina, ticchetta, ovatta, esclude, rinchiude...e riassume il Microcosmo nel Macrocosmo. Villon diceva essere la bellezza molto più che umana, e che dunque le nevicate di una volta non ci saranno mai più. Fosse qui con me, oggi, capirebbe di essersi sbagliato.

(PS: per capire ed apprezzare meglio il senso della mia neve crepuscolare bisogna cliccare sull'immagine, e studiare bene le impronte lasciate dai cani e dai cacciatori)

domenica 7 dicembre 2008

Mala tempora


Di nuovo giorni difficili. E ogni volta sembrano più difficili dei precedenti. Tanto lavoro, per di più disordinato e convulso e caotico, con tutto il codazzo di ansietà che si trascina dietro. Tanta amarezza, unita ad una sorta di senso di colpa per non riuscire a seguire gli amici come vorrei.
Ci si mette pure l'andazzo generale, con la sua gragnuola di cazzate che sembrano orchestrate a bella posta per provocarmi una rabbia impotente e costante. Per fortuna qualche anima buona, e votata al martirio, ha deciso di non lasciarmi solo del tutto e di regalarmi qualche spiraglio di luce senza aspettarsi una contropartita. Menché meno considerevole, come miagolava Carmen Consoli tempo fa.
Mi sento orribile: sgarrupato, sfilacciato e sfibrato e pieno di cicatrici come un gatto randagio che contende agli altri le lische di pesce nel bidone della spazzatura.
E su tutto incombe lo spirito delle Feste : mi accingo a subirlo ringhiante e malmostoso come un Ebenezer Scrooge ancora più indurito.
E non so nemmeno se scriverò la letterina a Gesù Bambino, sono un po' stufo di aspettative irrisolte. O magari provo col vecchio ciccione vestito di rosso, anche se dicono che non esiste.

venerdì 5 dicembre 2008

Ora diche una poesie (autobiografica)


Chi sono io? Io sono Alhakkhr,
dio della terra umida,
signore dei desideri e della pioggia,
padrone della notte e del primo pomeriggio,
re dei folletti e della selvaggina.
E allora,
tiriamo fuori un po' le palle, eh.

Senza parole


Art. 33 della Costituzione.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

domenica 30 novembre 2008

Amors de terra londanha


Se il rivolo della fontana
si schiara siccome far suole
e la rosa nel bosco é sovrana
e già l'usignolo sul ramo
canzon variata fa e piana
e leviga il canto e l'affina
è giusto se il mio l'accompagna.

Amore di terra lontana
per te tutto il cuore mi duole,
nè posso trovar medicina,
se non nel suono del tuo nome,
al male di non averti con me
tra i fiori oppur sotto cortina
mio sospirato compagno.

Poichè non ne ho mai l'occasione
non c'è da stupirsi se brucio;
gentile al par d'esso cristiano
nessuno mai visse, perchè Dio non vuole,
nè visse giudeo o saracino;
si nutre di manna divina
chi un po' del suo amore guadagna.

Il mio cuore continua a bramare
colui che amore più chiamo;
e credo che il volerlo mi inganna,
perché il desiderio me lo allontana,
punge più delle spine questo dolore:
ma ogni volta l'amor lo risana:
dunque nessuno pianga per me.
 Quando lo penso, allora lo bacio e l'abbraccio,
ma poi torno e mi rigiro: mi esaspera e m'abbatte
che il fiore non dia frutto.
La gioia che è tormento abbatte la mia fierezza.

Jauffré Rudel

Dei trovatori provenzali si è spesso irrisa la capacità di cacciarsi nei più inverosimili pasticci sentimentali. Molti, anzi, malignano che la struggente fedeltà ad amori bislacchi e lontani fosse il comodo pretesto per concedersi avventure molto più a portata di mano e molto meno impegnative; per la serie: "Aspettando i comodacci del partner giusto, mi diverto con quelli sbagliati". Però tutti quelli che hanno vissuto storie apparentemente impossibili a causa della distanza ( non importa se materiale o logistica o mentale), tutti quelli che hanno covato e coltivato un "amors de terra londanha", sanno bene quanto può bruciare ed insieme gratificare. Come Jauffré Rudel sanno bene che è amore potente e vero al pari degli altri. Un amore coi fiocchi, da non disprezzare nè irridere.

(Jauffré mi perdonerà se nel tradurre il suo brano ho usato qualche licenza, soprattutto nel genere del destinatario della canzone; ma sono sicuro lui sappia che "al cor gentil rempaira sempre amore").

Novembre



E di novembre a Petriuolo al bagno,
con trenta muli carchi de moneta:
la ruga sia tutta coverta a seta;
coppe d'argento, bottacci di stagno:

e dar a tutti stazzonier guadagno;
torchi, doppier che vegnan di Chiareta;
confetti con cedrata de Gaeta;
e béa ciascun e conforti 'l compagno.

E 'l freddo vi sia grande e 'l foco spesso;
fagiani, starne, colombi, mortiti,
levori, cavrioli rosto e lesso:

e sempre aver acconci gli appetiti;
la notte 'l vento, 'l piover a ciel messo:
e siate ne le letta ben forniti.



Novembre ha dentro di se il senso della fine. Lo dice anche Giusy Ferreri, e scusatemi se è poco.
Meglio non dargliela vinta ( a Novembre, non a Giusy Ferreri) e sforzarsi di seguire gli ammaestramenti di Folgore. Ora, non tutti dispongono di trenta muli carichi di moneta, e non tutti, anche disponendone, possono permettersi di trascorrere l'intero mese in una località termale. Non so nemmeno se oggi i bagni di Petriolo sono ancora così à la page come un tempo, anche se mi sento di escludere che le vie del vicino borgo di Monticiano siano coperte di seta. Però dovrebbe essere alla portata di tutti il potersi rifugiare negli affetti e nelle intimità più calde e più rassicuranti. Se poi i problemi di linea o di colesterolo o di ipertensione sconsigliassero le lepri, i fagiani, le starne, la selvaggina in genere e la pasticceria ipercalorica, vanno bene anche due spaghettini aglio e olio, anche due scaloppine al limone, anche un bel pezzo di parmigiano da accompagnare con le noci, il pane grosso ed un buon bicchiere di rosso giovane e robusto. L'importante è non essere soli. L'importante, come dice Folgore, è che ciascuno "conforti il compagno" (che bella questa frase!) : ne sarà sicuramente confortato a sua volta.
Come confortarlo lo dice lui: non solo con l'agape fraterna, ma anche nel letto "ben fornito" in cui
rifugiarsi sotto il peso di coperte, trapunte e piumoni, mentre fuori la notte cerca inutilmente di intristirci scatenando la tramontana, le piogge ed il gelo.

(Ps: Nelle Tres riches heures du duc de Berry la miniatura di Novembre è l'unica non realizzata
dai fratelli Limbourg, ma da un loro allievo, Jean Colombe. Niente gentili e ricche brigate di cavalieri e principesse: solo alcuni porcai intenti ad abbacchiare le ghiande per cibare i loro maiali. Che sono quelli neri, nobili e squisiti; che diventeranno gli arrosti e i salumi per i conviti consigliati da Folgore: e dunque tout se tient. )



venerdì 28 novembre 2008

Auguri, Edgar!


Edgar non è soltanto il maggiordomo cattivo e pasticcione de "Gli aristogatti"; è anche un ragazzo d'oro autore di un blog intenso, affascinante, pulito e poetico che mi piace tanto, e che gli somiglia moltissimo. Poiché Edgar (il blogger, non il maggiordomo) sta per festeggiare il compleanno, sono molto orgoglioso di fargli gli auguri più sinceri, più sentiti e più affettuosi.
E fanculo alla riservatezza ed alla privacy: glieli faccio di persona con questo filmatino qua, chiedendogli scusa per la scadente qualità delle immagini.
Un abbraccio, Edgar!

domenica 23 novembre 2008

Carinerie


Insomma, so già che dopo il frizzante comizio elettorale di ieri in Abruzzo i soliti sinistrati invidiosi, rancorosi, rosiconi e trinariciuti si scaglieranno contro il nostro Presidente del Consiglio ed il suo ennesimo ed elettrizzante exploit mediatico. So già anche che accuseranno il nostro Silvio di sembrare sempre di più ad un vecchio livoroso e monomaniaco ormai vittima di un inarrestabile marasma senile. Dicano pure: noi estimatori ed adoratori intanto godiamo come ricci per le perle che continua a somministrarci. Non si era ancora spenta l'eco del "cucù" triestino ed ecco l'ennesima, travolgente carineria: parlando dell'innominabile Alfonso Pecoraro Scanio, colui che opponendosi alla costruzione del ponte sullo Stretto bloccò ogni possibilità di integrazione e sviluppo della bella e sfortunata Sicilia rovinata da cinquant'anni di governo delle Sinistre e di Prodi, invece di dargli del mascalzone o del farabutto lo ha definito "quello abituato a toccarsi il piercing all'orecchio", accompagnando la frase con l'eloquente titillamento del proprio lobo auricolare. Cioè, ammettiamolo: solo un grande statista e un grandissimo uomo come lui sa essere così sbarazzino ed arguto anche trattando temi così drammatici, anche rivolgendosi a nemici del popolo e delle Libertà. E solo una testa lucida come la sua poteva riuscire a seppellire chi ebbe l'ardire di bloccare i suoi interessi dandogli semplicemente del ricchione. Carinamente, però.

venerdì 21 novembre 2008

Secondo


Ci ho messo due anni a decidermi se farlo uscire. Sulle prime era fin troppo scontroso e selvatico, al punto da sembrare chiuso ed arrogante. Poi il tempo ha smussato le asprezze del suo carattere. Ha imparato ad aprirsi, ed ho capito che sotto la sua ruvida scorza c'era un cuore d'oro, e una natura calda, affettuosa ed un po' zuzzurellona. Niente fronzoli, è vero: ma sostanza, affidabilità, sincerità, calore. E anche, inaspettatamente, auto-ironia da vendere; e simpatia nascosta ma travolgente. La sua timidezza è solo apparente, lo si capisce dagli abbracci che sa dare: abbracci stritolanti, ma avvolgenti e teneri. Bacia da dio, e dopo ogni bacio le orecchie ti fischiano per un po', e le gambe fanno giacomo-giacomo, ma avresti voglia di ricominciare subito.
Ah, chi se ne intende dice che ha un gran nerbo, ma a me incanta proprio per la dolcezza che dimostra di avere, e che non ti aspetteresti da uno così.

giovedì 20 novembre 2008

Dlin dlon!

Comunicazione di servizio: le signorine Evarista ed Ildebranda, qualora leggessero questo post, sono pregate di rivolgersi alla Direzione e spiegare come mai nel blog di Asa_Ashel è diventato impossibile lasciare commenti. Grazie.

domenica 16 novembre 2008

Primo


E' nato, dopo molti travagli e molte fatiche. E' il mio primo vino di questa terribile annata. Assomiglia al ragazzo della foto: un gran fisico, ma una bellezza discreta e serena. La freschezza di una gioventù sfolgorante ma non insipida, non vacua. Grande ricchezza interiore, per ora più intuibile che verificabile. Niente fronzoli, niente orpelli, niente trucchi: un miracolo della natura da gustare ed apprezzare non solo con i sensi, ma anche e soprattutto con il cuore e con l'anima.
E l'ho plasmato io, in silenzio ne ho assecondato l'indole e ne ho esaltate le virtù, smussandone le intemperanze. Ne sono orgoglioso.

giovedì 13 novembre 2008

Allo specchio


Sono triste. Da morire. Non me ne chiedo le ragioni, sono troppe e mi spaventa farne l'inventario.
Piuttosto mi sorprende un po' stare così, trovarmi in una condizione che non appartiene alla mia natura, nè alla mia indole.
Ma che gnente gnente me sta a arrivà la menopausa?

martedì 11 novembre 2008

San Martino


Non vado matto per El Greco, pur riconoscendone l'assoluta grandezza. Ma questo suo quadro mi manda letteralmente in deliquio: ne adoro i colori aciduli, la luce risentita di quando smette improvvisamente di piovere, e soprattutto la conturbante nudità del povero, sorprendentemente giovane elegante ed altero nel gesto e nelle movenze. Oggi, per chi non ci avesse fatto caso, è San Martino. Per me è uno di quei giorni in cui i ricordi ti assolgono anche se non vorresti; e sono ricordi d'infanzia. Allora mi dedico questo capolavoro, un po' per esorcizzarli, un po' per riderne, opponendo la sua meraviglia senza tempo alla meraviglia trascorsa di quei giorni lontani.
E lo centellino religiosamente, come un vecchissimo Rhum.

Omnia consumit tempus

Fisicamente le persone, si sa, sono come i vini. Ci sono quelle che, come il Barolo o il Brunello, più invecchiano più migliorano. Ci sono quelle come il Barbera o il Chianti che pur non migliorando resistono bravamente e a lungo all'avanzare del tempo. E ci sono quelle come il Beaujolais o il Dolcetto, spettacolari in gioventù ma inevitabilmente vittime di una precoce decadenza . Il signore della foto di sopra si chiama Mark Wahlberg, è attore di una certa fama e di capacità non disprezzabili. E porta decisamente male i suoi 37 anni. Solo 16 anni fa era mooolto più famoso di oggi, e con lo pseudonimo di Marky Mark, il sorriso da impunito ed il fisicaccio che si può ammirare nella foto sotto faceva sognare le donne e soprattutto i gay di mezzo mondo nelle pubblicità di Calvin Klein. Siccome un bel po' di sogni ce li feci anch'io, a suo tempo, oggi non posso che sentirmi turlupinato e defraudato. Aridatece li sordi!!!

domenica 9 novembre 2008

Ogni tanto una buona notizia


Dopo la Norvegia, anche la Svezia sta approvando la legge che istituisce i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Promotore è l'attuale governo di centro-destra. L'unico ostacolo, al momento, sarebbe l'opposizione di uno dei partiti della coalizione, i cristiano-democratici. Ma i voti mancanti saranno garantiti dal maggior partito dell'opposizione, quello socialista. Al punto che il premier Renfeldt fissa già al primo Maggio 2009 l'entrata in vigore della nuova legge. Da notare che anche la chiesa luterana, alla quale appartiene la grande maggioranza della popolazione, ha annunciato che celebrerà religiosamente i matrimoni gay. Antonio e Beniamino, Byb e Lore: nel caso voleste sposarvi in chiesa cominciate a prenotare il viaggio a Stoccolma per la prossima estate! ( La festa però fatela qua, che voglio venirci anch'io)

(Nella foto: i militari gay svedesi, evidentemente non ritenendolo una "carnevalata", sfilano al Pride di Stoccolma)

sabato 8 novembre 2008

L'estate di San Martino (per stomaci forti)


Si, il prodigio si è ripetuto anche quest'anno. Dopo una sequela di giorni plumbei e freddi, di acquazzoni, acquerugiole, temporali, rovesci e diluvi in ordine sparso, questa mattina è tornato un sole splendente che se ne andava a spasso a braccetto con un venticello mite e consolatorio in un cielo di lapislazzuli. Giusto un po' di bruma mattutina in omaggio alla stagione; ma di quella bruma non fitta, palpitante e piena di lucori sommessi come un incantesimo lacustre di Melusina. Insomma, una mattina di quelle da respirare a pieni polmoni battendosi sul petto come Tarzan. Mi scaravento dal letto pieno d'entusiasmo e di voglia di fare, e corro in bagno per le abluzioni. Strano: l'acqua nel lavabo defluisce molto lentamente. Vado in cucina e mi faccio il caffè: ancora più strano, l'acqua nel lavello non defluisce affatto. Comincio a proccuparmi. Come mia abitudine, ed in omaggio ai precetti della Scuola Salernitana, dopo il caffè vado a...ehm, depositare alcuni effetti personali. Tiro lo sciacquone, e gli effetti personali rimangono nella tazza a guardarmi con espressione irritante. Questo è troppo, bisogna prendere provvedimenti. Telefono ad Eric Belanger, il mio idraulico di fiducia, per un intervento d'urgenza: mi dice che è molto occupato a buttarsi dagli alberi nelle decapottabili dei passanti. Ora, credo di non sbagliarmi se dico che un altro idraulico così non ho speranze di trovarlo: perciò decido di intervenire personalmente. Alle 8,30 inzio la pulizia e lo sgorgo delle condutture: dal pozzetto d'ispezione faccio passare il tubo dell'aria compressa. Ci impiego tre ore esatte ( la casa è grandina, e la rete fognaria intricata) ma alla fine il risultato sembra soddisfacente. Ricollego i tubi e faccio defluire l'acqua nei lavandini al piano di sopra. Orrore! L'acqua ristagna ancora!
Non ho più speranze: devo pulire la fossa settica! Dirlo così sembra una sciocchezza, ma chi ha già pulito una (grande) fossa settica sa che è un'esperienza nient'affatto gradevole. Effettivamente la trovo intasata di formazioni terrose e biancastre. Rimuovo le concrezioni nei vari scomparti, gemendo per il disgusto. Una mezz'ora di pena come nemmeno Ciacco nel sesto canto dell'Inferno, ma alla fine il risultato è apprezzabile. Mi accingo a risigillare la cloaca, quando sento un rumore curioso, come un lontano brontolio di temporale. O come... ecco, come un torrente di montagna. Che però è un torrente di melma schifosa rimasto intrappolato nei tubi, e che, improvvisamente libero, mi inonda da capo a piedi, riempiendomi gli indumenti e gli stivali.
Rimango immobile. Mi limito a fare come Ollio quando cade nei pantani: flemmaticamente mi detergo gli occhi con l'indice della mano destra, e alzandoli al cielo penso ai casi della mia vita ed alle miserie del mio Paese. E dico ad alta voce: "Ragazzi, siamo nella merda."

Jena ridens



"Ma se dicessi a Berlusconi che l'imbecille è lui,
cosa rischio?
Una querela e una condanna.
Ah vabbè, allora non lo dico".

(Un grande Riccardo Barenghi nella rubrica "La jena", su "La Stampa" di oggi. )

venerdì 7 novembre 2008

I fonzarelli


Quanto diceva Asa_Ashel a commento del post precedente si sta dimostrando drammaticamente vero. L'intemerata che il barzellettiere nazionale ha rivolto oggi ai partiti dell'opposizione parlamentare e al giornalista americano che ha avuto l'ardire di fargli una domanda ( cosa del resto a cui non è assolutamente abituato) dimostra il declino mentale e caratteriale di questo signore sempre più affetto dalla "sindrome di Cossiga". Mia nonna diceva che invecchiando si peggiora sempre nel lato da cui si pende: e aveva ragione. Sia chiaro, non me ne meraviglio: da chi, come è stato felicemente scritto altrove, assomiglia sempre di più all'anziano zio sporcaccione in una festa di matrimonio non ci si può aspettare di meglio. Quello che invece continua a sorprendermi è l'atteggiamento dei suoi sostenitori incalliti, assai più simili agli adepti di una setta religiosa che agli elettori di una democrazia occidentale. Costoro, un po' come il Fonzie non ancora del tutto dimenticato, sono drammaticamente incapaci a profferire le due terribili parolette "Ha" e "sbagliato". Anche se ci provano, quelle si incastrano loro nella strozza, provocando rantoli e asfissia al punto da dover essere nuovamente deglutite a forza come un rigurgito d'acetone. Lo spettacolo che i fonzarelli italiani hanno fornito oggi con le loro arrampicate sui vetri è stato davvero impagabile: eppure non uno, dico uno di loro che magari a denti stretti abbia detto la più lapalissiana, innocente ed inevitabile delle verità, e cioè: "Ha fatto una figura di merda". Macchè! Hanno preferito stracciarsi le vesti ( vabbè, Gasparri ha stracciato i manifesti, ma si sa che lui le cose le capisce a modo suo) accusando l'opposizione infame e terrorista di strumentalizzare le proficue "carinerie" del Presidente del Consiglio invece di pensare ai drammatici problemi che attanagliano il Paese. E qui, nel ventre profondo di quell'Italia che il Presidente del Consiglio se l'è scelto a sua immagine e somiglianza, sono tutti concordi nello schierarsi a sua difesa, soffiando e gnaulando come gatti idrofobi: "Eh, quante storie per una battuta simpatica! Non è mica lui che è razzista: è quell'altro che è negro!"

giovedì 6 novembre 2008

Cialtrone

cialtrone m
  1. individuo spregevole, volgare negli atti e nelle parole, buffone, briccone, manigoldo, mascalzone, pagliaccio

Un cialtrone, ad esempio, è un individuo gretto e volgare che vuole passare da simpaticone , e che, scambiandole per arguzie gioviali, inanella una gaffe dopo l'altra arrabbiandosi quando glielo si fa notare. Come se qualcuno, la butto lì, dicesse del premier italiano che " è il nano più ricco del mondo", o se qualcun altro definisse "giovane, bello e abbronzato" il neo-presidente degli Stati Uniti Barak Obama, e se entrambi dessero dell'imbecille a chi dicesse loro che non è il caso.

Help!


Copio e incollo da Malvino un pezzo che secondo me la dice lunga in merito alla faccenda di Obama e del matrimonio gay:

Christian Rocca prova a digerire la vittoria di Barack Obama

Christian Rocca prova a digerire la vittoria di Barack Obama consolandosi come può: in California, in Florida e in Arizona – annuncia“hanno votato per proibire il matrimonio gay”, “del resto anche Obama è contrario: per motivi religiosi”. I repubblicani hanno perso, ma i liberal moderassero gli entusiasmi. Di qua e di là dall’Atlantico, si sappia: il ventre dell’America rimane cristiano, parola di Christian Rocca. Che non spara mai una cazzata senza metterci il link che dovrebbe accreditarla. Barack Obama è contrario al matrimonio gay per motivi religiosi, prego gradire citazione: “A Obama è stato chiesto perché è contro le nozze gay pure se ha condannato tutte le leggi che avrebbero impedito il matrimonio tra suo padre nero e sua madre bianca. La differenza, ha detto Obama, è la religione. Come cristiano – è membro dell’United Church of Christ – Obama crede che il matrimonio sia un’unione sacra, una benedizione di Dio, intesa esclusivamente per un uomo e una donna” (New York Times, 1.11.2008) *.

Hanno già fatto notare a Christian Rocca che questa citazione è parziale di quel tanto da puzzare come disonesta: nella versione originale di quel pezzo del New York Times, poco oltre il punto dove Christian Rocca s’affretta a chiudere le virgolette, c’è scritto che “he does not favor laws that ban same-sex marriage”
e, oltre ancora, che “he has indicated that he is wary of linking his religion to policy decisions”. Niente, come se non glielavessero fatto notare.
“Del resto anche Obama è contrario”, scrive Christian Rocca. Così cucinato, lo digerisce meglio.


Ora, siccome che sono 'gnorante, qualche anima buona mi saprebbe tradurre le frasi in inglese, soprattutto la seconda?

Avvertenza: il tizio della foto si chiama Malvino, ma non è il blogger autore del pezzo, che è un lottatore molto più figo.


mercoledì 5 novembre 2008

ultim'ora


Non è servito l'impegno di tanti. In California gli elettori, sia pure con una risicata maggioranza, hanno detto si alla proposition 8 ; hanno detto no ai matrimoni fra persone dello stesso sesso.
Quanta strada ancora da fare!
(Aggiornamento: anche la Florida e l'Arizona hanno detto no al same-sex marriage, modificando in tal senso le rispettive Costituzioni.
E l'Arkansas ha vietato l'adozione alle coppie gay)

domenica 2 novembre 2008

Ottobre



D'ottobre

Di ottobre nel contà c'ha buono stallo,
e' pregovi, figliuoi, che voi n'andate;
traetevi bon tempo ed uccellate
come vi piace, a piè ed a cavallo.

La sera per la sala andate a ballo,
e bevete del mosto e inebriate,
ché non ci ha miglior vita, en veritate:
e questo è vero come 'l fiorin giallo.

E poscia vi levate la mattina,
e lavativ'el viso con le mani;
lo rosto e 'l vino è bona medicina.

A le guagnele, starete più sani,
ca pesce in lag' o fiume o in marina,
avendo meglior vita di cristiani!


Come sarebbe a dire, che sono in ritardo? Con tutto il sole ed il caldo che c'è stato, manco me ne sono accorto, di Ottobre! Provvedo ora che i giorni sono tornati grigi, e che torna la voglia ed il piacere di seguire i saggi inviti di Folgore. In contado, ragazzi, in contado! In questo mese le colline sono ammantate di splendore e di magie; le sere sono sempre più lunghe e più fredde e reclamano camini accesi, funghi, tartufi, castagne, spiedi sfrigolanti, oneste bevute e soprattutto buona e calda compagnia. Regalatevi buon tempo, questo si; e se la vostra uccellagione è infruttuosa come la mia non dàtevene eccessivo cruccio: certe prede più le si caccia e meno s'acchiappano.

sabato 1 novembre 2008

Il mio Halloween



"Entrano, ansimano muti:
ognuno è tanto mai stanco!
e si fermano seduti
la notte, intorno a quel bianco.

Stanno li sino a domani
col capo tra le mani,
senza che nulla si senta
sotto la lampada spenta."

E' vero, la festa di Halloween è stata importata ed introdotta di recente con intenti smaccatamente commerciali, come del resto quelle di San Valentino, della Mamma, del Papà. E' altrettanto vero che la cosa ha comportato l'adozione di segni, di simboli e di comportamenti del tutto estranei alla nostra cultura; ma è successa la stessa cosa con Babbo Natale, il cui definitivo dominio nel Natale degli italiani non risale a molto prima di un quarto di secolo fa. Per questo mi sembra tutt'ora eccessivo il "o tempora o mores!" che puntualmente sento sollevarsi in prossimità della ricorrenza; e mi fanno sorridere i miei coetanei che dicono : "Ai nostri tempi i Defunti si celebravano e si ricordavano con la preghiera ed il silenzio, mica con le mascherate ed il chiasso!" . A farmi questi discorsi sono i miei coetanei di città: perché quelli come me nati e cresciuti in campagna non potrebbero. Si ricordano infatti benissimo che ogni angolo d'Italia aveva ( e spesso ha ancora) i suoi riti pagani per celebrare la notte dei morti.
Quelli che si usavano da me, ed in parte si usano ancora, da bambino mi sembravano cose esclusive e magiche della mia terra: imparai più tardi che sia pure con molte varianti erano diffusi in tutta la Penisola. Il nostro Halloween si svolgeva il giorno seguente a quello contemporaneo, cioè nella notte fra il primo ed il 2 Novembre. In esso i morti ricevevano dal buon Dio il permesso di tornare sulla Terra a visitare i luoghi dove erano vissuti, e non visti, anche le persone care che vi avevano lasciato. Li si aspettava vegliando: dopo aver recitato qualche posta di rosario si stava allegri mangiando castagne prima bollite e poi arrostite, accompagnate da vino dolce, e ci si divertiva a sentir raccontare terribili storie di spiriti e di mostri, o ad ascoltare le nonne e le bisnonne a recitare in gran segreto preghiere e giaculatorie antichissime che il parroco vietava tassativamente giudicandole blasfeme.
Prima di andare a dormire si apparecchiava la tavola, e ci si posava una gran marmitta di zuppa di ceci e costine e code di maiale, pane bianco e vino a volontà. Si lasciava la finestra socchiusa in modo che i morti, arrivati dal lungo viaggio, potessero entrare e rifocillarsi. L'indomani la mamma faceva alzare presto tutti quanti, e cambiava le lenzuola e rifaceva i letti: i morti, che erano stati svegli tutta la notte, dovevano poter schiacciare un sonnellino prima di affrontare la strada del ritorno. A pranzo si mangiava la zuppa di ceci, che in altre parti d'Italia diventano fagioli o fave, ma che in ogni caso rappresentano l'eterno rinnovarsi dell'esistenza ed il suo perpetuo cambiare di essenza. All'imbrunire succedeva una cosa straordinaria: le vecchie della borgata si riunivano, e passavano casa per casa a "chiedere i morti". Inquietanti nel crepuscolo come vere streghe, battevano alla porta delle cascine: non entravano, ma sulla soglia recitavano quelle strane preghiere in lingua antica e dimenticata, piene di visioni apocalittiche e di salvifiche profusioni di sangue divino.
Ricordo ad esempio una strofa che diceva: "...vederej el mar/che n'aonderà/e tuto l'aigo serà sangue" : vedrete il mare che ci sommergerà, e tutta l'acqua sarà sangue.
Ma tutto questo aveva funzione scaramantica ed apotropaica, perchè la famiglia così visitata ricompensava le vecchie con noci, frutta secca o confetture.
Quella tradizione si estinse pochi anni dopo la mia nascita, un po' per la crescente ostilità dei parroci, un po' per i veti di figlie e nuore che all'epoca "si vergognavano" nel vedere madri e suocere questuanti, e che oggi cuciono i costumi da vampiro ai nipotini e li spingono in giro a chiedere "Dolcetto o scherzetto".
Ma ora smetto: ho sentito un rumore, fuori, come di passi leggeri e lenti, strascicati e affaticati.
Un altro rumore leggero, come se qualcuno si stia divertendo a grattare il vetro della finestra con unghie insolitamente lunghe...lunghissime.
Ora vado a vedere cos'è poi torno

domenica 26 ottobre 2008

Sake

Dov'ero rimasto? Ah, si, al turbinoso andirivieni di ospiti stranieri che tra Sabato e ieri mattina mi hanno costretto ad una crapula pressochè permanente. Della maggior parte di essi non c'è molto da raccontare: sono rimasto molto colpito, invece, dalla delegazione giapponese. Al punto da cominciare a scriverne già Domenica scorsa, prima che le successive invasioni barbariche mi distogliessero del tutto da queste pagine. Riprendo integralmente quanto avevo buttato giù a caldo.

"Ieri sono poi arrivate le giornaliste giapponesi. Una sembra Yoko Ono ma è una simpaticona che strilla, grida, strabuzza gli occhi e bacia e abbraccia tutti quelli che gli capitano a tiro, gatto compreso. L'altra è uguale a Toshiro Mifune senza la barba, ed ha gli stessi modi di Toshiro Mifune quando recita la parte del samurai. Ti guarda come volesse dirti: "adesso fai attenzione a come parli, o ti spicco la testa dal busto con un sol colpo della mia katana". Non dicono di essere fidanzate, ma lo fanno capire in modo talmente chiaro da dissipare qualsiasi dubbio anche al gatto di cui sopra. In realtà sono venute in visita per accompagnare due fratelli produttori di sake in un piccolo laboratorio artigianale onusto di gloria e di quattrocento anni di storia. Siccome il mondo è piccolo, sono proprio della regione di Kai, teatro delle epiche gesta di Shingen Takeda immortalate in "Kagemusha" di Kurosawa, film che adoro alla follia. E già questo me li ha resi simpatici in partenza. Il fatto di arrivare dal Giappone profondo, ancestrale e rurale, così diverso da quello metropolitano ed internazionalizzato che bene o male conosciamo un po' tutti, li circonfonde di irresistibile esotismo. Uno è brutto in picco. Stortignaccolo, macilento, faccia da prugna secca, dentoni : è la caricatura del "muso giallo" nei cartoons americani degli anni '40. L'altro, beh, il diavolo mi porti, ma è uno dei dieci giapponesi veramente carini che esistono sulla faccia della Terra. Parlano un inglese orribile, ma siccome il mio , di inglese, è ancora peggiore, riusciamo a capirci ed a comunicare in modo decente senza l'intermediazione delle due strappone.
Passiamo insieme una lunga giornata, fino a notte fonda. Invece di farne la cronaca, preferisco esporre alcune considerazioni che stamattina, a mente lucida, mi frullano per il capo.
-Non so se per indole o per cultura, ma i miei ospiti hanno vissuto ogni momento della visita come una continua agnizione; non mi spiegherei altrimenti il costante concerto di mugolii di sorpresa estatica che esplodevano anche per le cose più banali. Esempi: nella vigna, io: "Ecco la vigna"; e loro: "woooohoooo!" sgranando gli occhioni. In casa, io: "Ecco la casa"; e loro: "wooooohooooo" sbattendo le palpebre. A tavola, io: "Ecco il caffè"; e loro "wooooohooooo!" e giù a far foto.
-Non so se per indole o per cultura, ma i miei ospiti si sono dimostrati non solo attentissimi, ma anche maniacalmente interessati a tutto ciò che vedevano o sentivano. Per dire, visitando la vigna hanno assaggiato un pizzico di terra, e gran parte delle erbe spontanee per capirne "...l'alchimia dei sapori". Mi hanno mitragliato di domande e bombardato di "woooooohooooooo!" ad ogni risposta.
-Non se se per indole o per cultura, ma i miei ospiti sembravano soffrire di un certo complesso d'inferiorità nei confronti del mondo occidentale. Anche lì, bordate di "wooooooohooooooo" quando ad esempio ho detto di amare molto l'Ukyo-e di Hiroshige e Hokusai, o di conoscere qualcosa del grande Shingen, o di aver già masticato le Kintaro-ame.
-Non so se per indole o per cultura, ma la leggendaria frugalità giapponese mi è sembrata simile a quella dei torinesi, morigerati e sobrii in casa propria, insaziabili come lupi in casa degli altri. Ammazza quanto hanno mangiato!
Del resto, visto che quello qui sotto è un intero, raffinatissimo e costosissimo pasto kaiseki ( filosofia gastronomica giapponese di stampo buddista, che letteralmente vuol dire "pietra calda sullo stomaco") , si può perdonare loro qualche eccesso, quando hanno la possibilità di commetterlo!



-Probabilmente non abituati al pranzo occidentale, hanno dimostrato vera contrarietà quando si sono resi conto che venivano tolti i vassoi dei primi antipasti per lasciar posto a quelli successivi.
La Toshiro Mifune mi ha guardato con occhi gelidi, ha dilatato le narici ed ha ruggito: "Fossi in te li lascerei sul tavolo, quei vassoi!". Siccome alla mia testa ci tengo, ho obbedito prontamente.
Bene, hanno continuato a stiparsi la roba nel piatto, mangiando tutto insieme, come se le varie portate non avessero valore se non contrappuntate alle altre. Per dire, al momento del bonèt al cioccolato e delle paste di melighe la prugna secca si è ancora servito una cucchiaiata di insalata russa ed alcune fette di salame.
-Però il sake è buonissimo! Quello fatto da loro, almeno. Tutti gli altri che ho avuto modo di assaggiare mi hanno sempre ricordato un vinello bianco precocemente invecchiato e stanco.
Il loro, fatto con metodi ultra-naturali ed antichissimi, ha profumi meravigliosamente freschi e floreali, e una delicata ma straordinaria complessità gustativa ed aromatica.
-Non so se per indole o per cultura, ma il pranzo si è protratto per ore, via via riscaldato dal connubio vino-sake, via via più rumoroso e caciarone, via via scandito da brindisi sempre più frequenti. Poi ad un certo punto mi sono accorto che i due fratelli erano spariti. Così, di punto in bianco, semplicemente spariti. Mah, saranno andati in bagno, pensavo. Macchè, erano saliti in macchina e ci si erano messi a dormire! Me ne sono accorto passandoci vicino, e sentendo venire da dentro un rumore di temporale, come quello che fanno i mangiatori di soba per le strade di Edo durante il capodanno. "