domenica 4 luglio 2010

Silenzio perfetto chi canta uno schiaffetto...


Si chiamano "Komos" e sono un coro gay. Sono bravi, sono simpatici, sono motivati. Si presentano così:
"Komos non è un dopolavoro gay per omosessuali che hanno paura di uscire nel mondo e vogliono frequentare solo ambienti gay nei quali si sentano protetti.
Non è un coro SOLO PER gay o un coro SOLO DI gay. E' un CORO GAY. Ovvero è un progetto artistico e sociale che intende abbattere i pregiudizi che in Italia colpiscono gli omosessuali, mostrando all'opinione pubblica che la comunità gay non è solo stupide paillettes o tristi j'accuse contro il mondo crudele, ma anche, ad esempio, un coro che lavora seriamente per raggiungere elevati obiettivi artistici."

Erano balzati agli onori delle cronache, loro malgrado, lo scorso mese di Settembre. Dopo alcune peregrinazioni avevano trovato un'ottima sede per le prove presso la parrocchia di San Bartolomeo alla periferia di Bologna, il cui parroco, don Nildo Pirani, li aveva accolti con grande disponibilità, e in cui si erano rapidamente ambientati con la comunità dei fedeli. Un segno incoraggiante di apertura mentale e sociale nei confronti dei gay, che non avrebbe mancato di dare buoni frutti. Troppo buoni, secondo l'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, celebre per le posizioni intransigenti ed arcigne nei confronti del mondo GLBT. Il prelato, appellandosi ad una disposizione pontificia del 1986, disponeva non solo l'allontanamento di "Komos" dalla chiesa di San Bartolomeo, ma da tutte quelle della diocesi, caso mai ci avessero riprovato da qualche altra parte. Il motivo? "Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso può dare origine a gravi fraintendimenti.". In questo caso il "sovvertimento" dei precetti ecclesiastici stava probabilmente nel fatto che i ragazzi del coro non solo si dichiarino gay, ma che si dimostrino proprio per questo sereni, positivi, impegnati e capaci. Troppo per una Chiesa che ci vorrebbe esibire al mondo come psicopatici frustrati o tormentati.
Lo sfratto ebbe comunque un lieto fine, ed i nostri trovarono nuova ed eccellente sistemazione presso la chiesa Evangelica Metodista di Bologna, che li accolse a braccia aperte e permise loro di continuare l'attività artistica.
Evidentemente, però, qualcuno se la legò al dito.
Il prossimo 10 Luglio, i nostri coristi avrebbero dovuto esibirsi in concerto in una importante e prestigiosa rassegna pesarese finanziata dalla locale Arcidiocesi, dalla Provincia e dalla Regione Marche. Ebbene, proprio l'Arcidiocesi ha diramato ieri un comunicato in cui annunciava l'annullamento del concerto, senza ulteriori spiegazioni. A quanto pare il motivo starebbe in un'intervista realizzata da alcuni studenti del Dams, che invito a visionare qui, tanto per farsene un'idea. A me non sembra contenere affermazioni o atteggiamenti tali da giustificare una ritorsione tanto grave, ma forse sono io che mi sbaglio.
Vedremo come andrà a finire. Intanto esprimo la mia totale solidarietà a Paolo Montanari giovane direttore del gruppo, ed ai coristi che sono tutti bravissimi, simpaticissimi, e, ça va sans dire, bellissimi!
Forza ragazzi, siamo con voi!

7 commenti:

marcoboh ha detto...

... e come vuoi che vada a finire: pervertiti, non pentiti, e transfughi presso la concorrenza...

Rosa ha detto...

Che peccato!
L'ottusità ci condannerà per sempre.
Sempre che le cose non cambino, ma non so se ci sia di che sperare.
Ma vaff... noi speriamo e ci battiamo lo stesso :D

vorreispiegarviohdio ha detto...

L'anno scorso avevo mandato la mia adesione al coro (il direttore è di Modena e all'inizio si trovavano all'ArciGay di Modena). Confesso qui apertamente: quando sono stato chiamato per l'audizione... mi sono vergognato. L'idea di cantare davanti a qualcuno (con meno della metà dei miei anni) che mi deve giudicare mi è sembrato un ostacolo insormontabile: piuttosto direttamnte davanti ad una platea. Il mio ex li consoce bene: era insieme a loro in varie trasferte.

sam ha detto...

E' un pretesto. Una cosa valeva l'altra. Però penso che queste cose, nel lungo periodo, saranno deleteri per la chiesa cattolica.

luce ha detto...

Prima o poi la Chiesa pagherà l'errore di non essere coerente con le parole del Vangelo, quelle del Cristo "comunista", libertario, laico, solidale e giusto.
Tutta la mia solidarietà anche perchè l' arte, come l'amore,non ha sesso.
Un abbraccio.

Anastasia Beaverhausen ha detto...

Boh zucchero, ste cose a tema non è che mi piacciano tanto, mi sembra un autodiscriminarsi inutile. Un coro è un coro, dovrebbero contare solo le voci e al più il repertorio. Anzi, ste cose non mi piacciono proprio per niente...

Gan ha detto...

@ Any: queste sono le finalità del gruppo, che copio dal loro blog:


1) promuovere la cultura omosessuale attraverso la musica

Crediamo che un'identità culturale ed artistica sia uno strumento fondamentale per la vita e le lotte di una comunità. Troppo spesso, in Italia, la cultura omosessuale è appiattita su qualche stereotipo superficiale. Il nostro scopo principale è di offrire alla comunità LGBTQ una voce musicale diversa, rivolta sia alla società "normale" che alla comunità stessa.

2) promuovere la cultura musicale attraverso la comunità omosessuale

Con una scuola che non insegna la musica e sotto la pressione del business discografico, l'Italia sta diventando sempre più analfabeta da un punto di vista musicale. Forse la comunità LGBTQ ha meno pregiudizi verso la musica e può rappresentare una speranza per la sopravvivenza di quest'arte in questo paese.

3) divertirsi in compagnia

Troppo spesso la vita della comunità omosessuale in quanto tale si riduce a discoteche e (a volte) rivendicazioni politiche. Ci sono ancora troppe poche occasioni per un confronto culturale. KOMOS è anche un luogo di incontro per ragazzi intelligenti e divertenti.

Ovviamente è aperto a tutti, a prescindere dall'orientamento sessuale. Al momento siamo circa 20 ragazzi, dai 19 ai 42 anni, che vivono a Bologna, Modena, Sassuolo, Finale Emilia, Faenza, Ravenna e sono originari di diverse regioni italiane (cui si aggiunge la Siria).

Unici requisiti: non odiare/avere paura dei gay, non odiare/avere paura della musica e avere un po' di tempo disponibile.