sabato 14 agosto 2010

Caramelle amare






Era il 1993. Gli Eighties strapponi, baracconi, barocchi e buffoneschi avevano finito di tirarsela, e in quell'anno la loro damnatio memoriae poteva ritenersi ormai completata. I Nineties appena saliti al potere non si sarebbero rivelati meno strapponi, baracconi e buffoneschi dei loro predecessori, ma ancora non lo si sapeva: si avvertiva soltanto, forte e impetuoso, il vento di una nuova estetica che avrebbe forgiato e condizionato anche le più banali ed insulse manifestazioni del vivere quotidiano. Se prima dominava la tronfiezza arrogante di un decadentismo romatico eccessivo e posticcio, il nuovo decennio si apriva con una sola parola d'ordine: "Ironia! Leggerezza! Sveltezza!". La fine degli Ottanta si legge tutta nello spot delle caramelle Saila, qui sotto. Angosciante già dal jingle, ridondante di quello stile robotico-spaziale che aveva imperversato per anni; cattivo, improbabile nella storia e clamorosamente kitsch, magari bucava il video, ma io lo trovavo fastidiosissimo soprattutto per lo slogan: "Saila, il piacere che uccide!" Erano gli anni in cui l'Aids aveva assunto il carattere di flagello biblico e l'urgenza di un allarme sociale, e che faceva sembrare di assai cattivo gusto quello slogan. Non solo a me se di lì a qualche tempo, cominciati i Novanta, fu trasformato in "Saila, il piacere più puro", e la scenetta resa molto più rassicurante. Troppo tardi, ormai era arrivato lo spot di Golia Diet: "tanti smiles, tanto gusto, tanto fitness" diceva la canzoncina, e già quei termini inglesi erano una novità, dopo dieci anni di mutrie, di bronci, di pallori e di incipienti flaccidità da maudits. Il jingle, riprendendo una celebre canzone di Fred Buscaglione, aumentava il senso di leggerezza non banale, di vintage rilassato ed ironico; e gli attori, per l'epoca, avevano un look terribilmente trendy e aggiornatissimo. Quello spot lo amavo, e per me ogni volta che passava in televisione era una festa. Anche perché ero innamorato cotto di quel pezzo di marcantonio della scena finale. Non ne sono del tutto sicuro, ma ho sempre pensato si trattasse di un fotomodello francese celeberrimo all'epoca, di una bellezza a dir poco celestiale; di lui non ricordo più il nome, ma conservo intatto lo sguardo sognante e dolcissimo.
Quel povero ragazzo sfortunato sarebbe morto di Aids solo pochi anni dopo. Ma ancora non potevamo immaginarlo; ammirandolo, la vita mi sembrava proprio una caramella che non ingrassa, e che cammina a tempo di swing.



10 commenti:

Asa_Ashel ha detto...

Si, era proprio lui, Albert Delègue, che io ricordo soprattutto per quel ritratto struggente nelle foto della campagna pubblicitaria di Giorgio Armani Parfums. Lui è rimasto "nell'archivio" dei miei ricordi mentre avevo dimenticato (volentieri) la vampira della saila liquirizia.

Noto un'intensa attività letteraria in quest'ultimo periodo.

buripite!
ma che razza di parola di verica!

Poto ha detto...

E della strappona delle MOROSITAS non diciamo nulla?!?! :-)

"Alle morbide FRUIT JOY, tu resistere non puoi: devi, devi, devi masticar!"

Gan ha detto...

@ Asa_Ashel: grazieeeee!!! Si, anche per me il bell'Albert continua ad essere soprattutto l'indimenticabile ritratto della pubblicità Armani.

L'intensa attività me l'ha prescritta il dottore per far fronte ad alcuni problemucci; ma sono ancora lontanissimo dai 27 post dell'agosto 2008!

Gan ha detto...

@ Poto: fantastico, io non ci pensavo assolutamente più a Cannelle, la strappona morositas! Si vede quanto mi interessava l'articolo, eh? Ecco, anche quello era uno spot straordinariamente eighties; puntualmente sostituito con quello "anni '90" del "Prenditela morbida!"; quello con le felici donne in carriera ed i metallari cripto-gay.

Delle Fruit Joy ricordo invece perfettamente gli occhi bellissimi di quel giocatore di basket con la barba.

Principe Kamar ha detto...

Non posso fare a meno di notare l'ossimoro del titolo e non so se debba preoccuparmi o meno.

E comunque nessuno ha citato le Tabù con la scatolina metallica che mi divertivo a far rotolare e il motivetto orecchiabile mi metteva proprio di buon umore!
Buon ferragosto Zucchero! =)

Gan ha detto...

@ principe: non so perché, ma i miei ricordi, anche i più innocui ed inoffensivi, non mi procurano mai dolcezza; piuttosto una malinconia di volta in volta sfumata d'acre o d'amaro.
Ecco, come la liquirizia delle Tabù.
"Ne mangio mille al giorno vuoi sapere perche? E' tutta naturale niente è meglio per me!"
La dolcezza è immanente, e risponde alle leggi delle unità aristoteliche.

marcoboh ha detto...

boh, a me tutte queste caramelle non mi hanno mai detto nulla, né loro né le relative pubblicità...
mi devo preoccupare?

Gan ha detto...

A Ma', tu sei troppo giovane per capire! ;-)

marcoboh ha detto...

no, mi sa che so' troppo vecchio... :-D

Anastasia Beaverhausen ha detto...

Oddio (commento passepartout).