giovedì 18 marzo 2010

Chez Melusine



Tanto, ma tanto tempo fa il re Elinas era rimasto vedovo, e distraeva il suo dolore passando gran parte del suo tempo a caccia nel più profondo delle foreste. Un giorno inseguendo un cervo si addentrò ancora più nel profondo, e al bordo di una fontana magica incontrò la fata Pressina: talmente bella che malgrado il nome se ne innamorò lì per lì. "Sposami!" gridò lui. "Ma che vuoi?" rispose lei sdegnosa. "Sposami!" sbraitò lui. "Ma vattene!" rispose lei sdegnata. "Sposami!" urlò lui. " Ma chi sei?" rispose lei schifata. "Sposami, sono il re Elinas! " berciò lui. "Ah beh, allora parliamone. Si può fare, ma ad una condizione tassativa" rispose lei improvvisamente interessata. "La comunione dei beni? " sussurrò lui improvvisamente dubbioso.
"No, la promessa che non assisterai mai alla nascita dei nostri figli". "Bambina, sei già mia: chiudi il gas e vieni via, che a me assistere ai parti fa impressione!"
Nove mesi dopo le nozze ( da fiaba, ça va sans dire) la Pressina è in sala parto e mette al mondo tre belle gemelline, che vengono chiamate Meliorina, Palatina e Melusina, con che coraggio non so, povere creature. E infatti si mettono a piangere talmente forte che Elinas, preoccupato, irrompe nella stanza. Pressina rimane sconvolta: "Scusa, ma allora sei scemo! Ero stata ben chiara: ora devo fare fagotto e andarmene da sola con le tre piccole pesti". Detto fatto, e fuggono di nuovo nel più profondo delle foreste, accanto alla fontana magica.
Passano gli anni, le bimbe diventano tre sventole che lévati, ma con un caratterino che scànsati.
Melusina in particolare ce l'aveva a morte col padre: " Se quel cretino non avesse rovinato tutto, ora saremmo principesse a palazzo, invece di fare le straccione nel più profondo delle foreste".
La perfida decide di vendicarsi, e aiutata dalle sorelle rapisce Elinas e lo rinchiude in una caverna a pane ed acqua. Poi corre da mammà tutta giuliva a raccontarle quanto è stata brava. Pressina però è sempre innamorata di quel disgraziato, malgrado in tutti quegli anni lui non la abbia minimamente cercata. Dà uno sberlone a Melusina, poi ricordandosi di essere una fata le fa un bell'incantesimo per castigo: " Okus Pokus Fokus, d'ora in avanti in tutti i sabati della tua vita le tue gambe si trasformeranno in una coda di serpente, così voglio un po' vedere come farai ad andare in discoteca. Ma se ti sposi con qualcuno che giurerà di non vederti mai di Sabato , potrai vivere normalmente tutti gli altri giorni della settimana." Melusina piange e si dispera per un po', poi, ragazza pratica, capisce che è inutile star lì a disperarsi, e l'unica soluzione è cercare uno straccio di marito. Sembra facile, ma provate a trovare uno straccio di fidanzato senza poter uscire il sabato sera. Gira che ti rigira finisce per incontrare il cavaliere Raimondino, ricco, alto, prestante, biondo, bell'uomo; e soprattutto in cerca di moglie. Melusina, che è gnoccolona, sembra fatta apposta per lui. " Che tanto io al Sabato sera sono sempre impegnato con l'aperitivo e la pizza con gli amici, quindi se tu rimani a casa mi fai anche un piacere", le dice. Affare fatto, altre nozze da favola. Melusina, che non dimentica di essere principessa, si dà subito un gran daffare: fa costruire un castello da favola ( aridaje!) e ne cura personalmente l'arredamento. Organizza parties, canaste e barbecues, anche se ovviamente mai di Sabato : "Eh, che volete che faccia- dice alle amiche- lui va in pizzeria con gli amici e io me ne sto a casa a leggere Burda Moden". Uno dopo l'altro scodella ben dieci figli, tutti maschi. E qui casca l'asino, perché i dieci marmocchi sono uno più brutto dell'altro.
Il primo è alto un metro e una vigorsol, ma in compenso è larghissimo, e ha le orecchie come Dumbo. Il secondo ha un orecchio piccolissimo e l'altro enorme. Il terzo ha un occhio più in basso dell'altro. Il quarto ha sulla guancia come il segno di un'unghiata di leone. Il quinto ha un occhio solo, ma in compenso il sesto ne ha tre. Il settimo ha solo un dente come quello dei Brutos, però bello largo. L'ottavo ha una voglia nera e pelosa sulla punta del naso. Del nono e del decimo non si sa, ma non dovevano essere un granché nemmeno loro.
Ma dato che ogni scarrafone è bello a mamma sua, i genitori non se ne preoccupano, e si contentano che i frugoletti siano sani e ben disposti. Senonchè una tizia che il Sabato sera va sempre in pizzeria con Raimondino si innamora segretamente di lui, e comincia a seminare zizzania. "Tesoro, tu sei gnoccolone; tua moglie è gnoccolona pure lei; ma i bimbi...ehm, non sono tutto 'sto granchè. E detto tra noi non ti somigliano affatto. Dato che mater semper certa est, non lo so, magari penso male, ma secondo me Melusina non passa il Sabato sera a leggere Burda Moden. E il fatto che non voglia assolutamente far sapere come lo passa la dice lunga. Sempre secondo me, eh? Che poi magari sbaglio". Si sa che la calunnia è un venticello, un'auretta assai gentile, che insensibile, sottile, leggermente dolcemente, incomincia a sussurrar. E quando incomincia fa presto a trasformarsi in uragano. Raimondino, macerato dalla gelosia, in un triste Sabato fa scoppiare la tragedia: ritorna presto dalla pizzeria, entra furtivamente nella camera di Melusina, ma invece di trovare quel che pensa vede la moglie in una tinozza che si lava la sua bella codona di serpente. Scoperta, la poveretta è condannata a vivere per sempre nella sua forma mostruosa. Fugge in volo, piangendo, dal castello e nessuno la vedrà mai più. Ma non sparirà, anzi veglierà sulle sue terre e sulle fortune della sua progenie brutta in picco ma destinata a fulgide imprese.
Dice che Melusina
" è simbolo dell’anima che appartiene a quei fenomeni di frontiera che si verificano in particolari condizioni psichiche. Nelle circostanze di un crollo di valori, quando sul futuro si fa il buio, Melusina giunge come presenza reale e soccorrevole: l'inconscio appare come visione mentale, e Melusina emerge dal reame delle acque assumendo sembianze umane, per poi scomparire di nuovo. Essa aiuta, ma anche inganna. E' parente dell'ingannevole Morgana (che significa "nata dal mare"), di Afrodite e di Ishtar"

ma queste elucubrazioni le lascio ai dotti. C'è che domani parto, e vado proprio nelle sue terre, dove a volte sembra di scorgerla fra il lusco ed il brusco di un boschetto acquitrinoso, o nel riverbero di un'ansa di fiume, o nel palpitare cangiante degli scampoli di nebbia che si formano improvvisi come per un incantesimo.
Però poi torno, eh?
Saluti e baci a tutti.







martedì 16 marzo 2010

Violetera


Chi avrebbe mai detto che l'Inverno del nostro scontento si sarebbe trasformato di colpo in questa Primavera trepida, e dolce, e palpitante? La neve in poco tempo è scomparsa quasi ovunque, e resiste soltanto, sempre più torva ed incongrua, negli angoli più appartati ed ombrosi. Ritirandosi ha rivelato una terra intirizzita e tumefatta, come tramortita dal gelo eppure già brulicante dei segni di un imminente risveglio. Sotto il nespolo, che lascia penzolare tristissimo le foglie uccise dal freddo recente, è spuntato da un giorno all'altro un bellissimo tappeto di viole, di quelle che la gente di qui chiama " del vino buono" per il colore intenso e per la turgida, quasi sfacciata consistenza delle corolle e delle foglie. E in un angolo del portone della cantina vecchia, fra i mattoni e la pietra della soglia, ne è prodigiosamente spuntato un ciuffo di quelle più piccole ed esangui, che hanno lo stesso colore del cielo in questi giorni , là dove sembra confondersi con la chiostra delle montagne all'orizzonte.


Hanno il profumo di quelle felicità che più le si invoca, più ci sono negate; e meno le si spera, più puntualmente arrivano e ci sorprendono.

"Mi dovete perdonare
non ho altro questa sera.
Cosa mai vi potrei dare?
La piu bella violetera
puo dar solo quel che ha.

Mi dovete perdonare
non ho altro questa sera.
Cosa mai vi potrei dare?
La piu bella violetera
puo dar solo quel che ha."

Anch'io non ho altro da dare se non queste viole che oggi mi hanno inondato l'anima. Una volta sola un ragazzo mi regalò dei fiori. Erano modesti fiori di campo seccati dal sole di Luglio, che raccolse con fare distratto e che mi porse guardando in tralice, come vergognandosene, dicendo soltanto: " Per te". Gli uomini non sono abituati a vedersi regalare dei fiori, e anch'io rimasi là come un salame, ad assaporare stupefatto una felicità che non mi sarei mai aspettato. Sono in debito con la vita per quel gesto che mi schiantò, e che mi sa tanto non potrò nè saprò mai risarcire. E allora, almeno le mie viole, almeno quel poco che ho lo metto qui. Per tutti quelli che hanno il coraggio di volermi bene, ed il coraggio di dimostrarmelo. Per le persone che mi pensano, e che non mi dimenticano. Per tutti quelli che sanno regalarmi insperate ed impreviste felicità.

(Ah, e anche per l'amico Gios, che ho scoperto solo oggi aver festeggiato il compleanno di recente, e quelle sceme col botto che lo sapevano non m'hanno detto niente! )

mercoledì 10 marzo 2010

Nevicata triste


Sarà che in questo periodo avverto di nuovo quel fastidioso senso di capolinea; sarà che l'atmosfera è rimasta per tutto il giorno di un grigio sporco e compatto, senza i lucori fra il latteo e l'opalescente che si verificano di solito in circostanze del genere; ma per la prima volta nella mia vita mi sono accorto di quanto anche una nevicata possa essere triste. Dice: " C'è sempre una prima volta". Si, ma non me l'aspettavo, da quell'animale invernale che sono, e che di solito nella neve ci sguazza, ci ruzza e ci si ringalluzzisce. Nel pomeriggio ho spalato per più di tre ore con l'aiuto di Bobo che mi delimitava l'area d'intervento scavando col muso, manco fosse un cane da tartufi. Di solito spalare la neve è un piacere sopraffino, soprattutto quando, come oggi, riesci a toglierla via in grossi blocchi compatti ma soffici che sembrano fatti di zucchero filato; ma a questo giro non c'ho trovato il sugo delle altre volte. Così, per non farmi mancare niente, mi sono messo a cantare e a ricantare una vecchia canzone francese di quelle molto strillate e molto melodrammatiche, strappacore e tragiche: "Les neiges du Kilimandjaro":

"Non andrà più molto lontano
la notte arriverà presto
E vede laggiù, distanti,
le nevi del Kilimangiaro

Loro ti faranno un bianco mantello
dove tu potrai dormire;
ti faranno un bianco mantello
dove potrai dormire, dormire, dormire.

Nel suo delirio rivede
la ragazza che amava
se ne andavano mano nella mano
la rivede quando rideva

Ecco senza dubbio a cosa pensa
e sta per morire:
non sono mai state così bianche
le nevi del Kilimangiaro!"

Che poi perché sto poveraccio dovesse andare a morire proprio sul Kilimangiaro, con tutte le montagne, i ghiacciai ed i nevai che abbiamo in Europa, non l'ho mai capito. E pensare che solo quattro anni prima Edoardo Vianello ci ricordava come alle falde del medesimo ci sta un popolo di negri che hanno inventato tanti balli , che ogni tre passi fanno sei metri e che si scambiano l'amore profondo dandosi i baci più alti del mondo.
E quindi, capolinea o no, non scendo ancora: rimango seduto e faccio un altro giro, visto che mi basterebbe anche soltanto qualche bacio terra-terra.


Chiuso per neve





Sono molto impegnato e stanco. Spalare la neve, spaccare la legna, accendere il fuoco, cucinare la polenta e lo spezzatino, scendere in paese per le provviste, spalmargli l'abbronzante, controllarlo mentre scia che non dia confidenza agli sconosciuti, e alla sera curargli la bronchite visto che si ostina a star fuori in codesta maniera. Io quasi quasi lo metto sulla prima slitta che passa e lo rimando da dov'era venuto.

domenica 7 marzo 2010

A reti unificate


Messaggio alla Nazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Care pirla e cari pirla che avete consumato diottrie a studiarvi le norme elettorali fino all’ultimo codicillo in corpo 2, avete consumato scarpe andando in giro a raccogliere firme regolari, vi siete congelati stazionando per ore ai banchetti per convincere i passanti a sottoscrivere le liste, avete rinunciato al tempo libero per inseguire gli autenticatori in capo al mondo e vi siete svegliati alle tre del mattino per presentarvi per tempo agli uffici elettorali, questo discorso a reti unificate è dedicato a voi imbecilli ancora convinti di vivere in uno Stato di diritto, in una democrazia fondata su elezioni regolari, cioè conformi alle leggi vigenti....

segue qui



martedì 2 marzo 2010

Il rude camionista


Il rude camionista che è in me non disdegna affatto i lunghi viaggi solitari con il suo bisonte della strada. Prima di partire gli dà una pacca affettuosa sullo spinterogeno sussurrandogli: "Adesso gliela facciamo vedere noi!". E via, a sgranocchiare chilometri come fossero Fonzies al formaggio.

Il rude camionista che è in me ama le autostrade di Francia, e vorrebbe sposarne tutti i casellanti. Non importa se uomini o donne, vecchie carampane o ragazzotti brufolosi: adora la straordinaria gentilezza che sciorinano al pagamento del pedaggio, accogliendolo con sorrisi festosi, quasi gridandogli " Bonjour, monsieur!" e "Mercy, aurevoir, bon voyage!".
E' convinto che, ben nascosto nel gabbiotto, dietro ad ognuno di loro ci sia un tostissimo agente della Gendarmerie con la pistola spianata e con la faccia che sembra dire: " Se non fai finta di essere gentile ti sparo", ma ad un certo punto chissenefrega, quello che conta è il risultato.

Il rude camionista che è in me non teme le avversità atmosferiche. Questa volta ha dovuto affrontare tutta una serie di violenti acquazzoni che si scatenavano improvvisi malgrado il sole, e che i francesi chiamano col nome civettuolo di giboulets. Ne valeva la pena, perché ancor prima di finire si trasformavano in grandiosi, infiniti arcobaleni.

Il rude camionista che è in me ama sostare negli autogrill francesi. Sono molto, molto diversi dai nostri. Hanno un che di sommesso e di stralunato, come un dipinto di Edward Hopper. In tutti c'è un angolo pieno zeppo di macchine tutte uguali che distribuiscono brodaglie fantasiosamente chiamate caffè, cioccolata, cappuccino. Davanti ci sono sempre tavolini alti alti e senza sedie, dove si radunano i rudi camionisti come quello che è in me. Stanno lì guardando nel vuoto, con davanti il bicchiere di carta pieno di brodaglia, biascicando qualche parola distratta. Quelli olandesi sono alti e rossi, e indossano magliette con le maniche corte malgrado il freddo. Spagnoli e portoghesi sono tracagnotti, cisposi e infagottati. Quelli francesi sanno di gauloises, i tedeschi hanno tutti la pancia e ridono. Ma che avranno da ridere non si sa.
Nelle toilettes non c'è nessuna virago col piattino davanti che ti maledice con lo sguardo se non lasci almeno due euro di mancia dopo aver fatto pipì. Ma non ci sono nemmeno tutte le scritte che rendono deliziosi e letterari i cessi italiani; al massimo qualche telegrafico e impacciato " je le suce" seguito da un numero di telefono.

Quando scappa, e l'autogrill è lontano, non è il caso fermarsi a bordo strada: c'è un sacco di aree di sosta con servizi puliti, funzionanti, e, miracolo, sempre dotati di carta igienica. Tutto attorno tanto verde tenuto benissimo, con tettoie, panchine, tavoli e giochi per i bambini. Malgrado i giboulets ci sono intere famigliole che fanno il picnic. C'è anche qualcuno che legge dei libri, seduto sull'erba fradicia.

Le stazioni di rifornimento sulle autostrade francesi sono gestite dalla Dracula SpA, e se hai la disgrazia di dovertici fermare sei rovinato. Ma il rude camionista che è in me ha capito l'antifona, ed il pieno lo fa uscendo nei centri commerciali che costeggiano il percorso, dove il gasolio ancora un po' e te lo tirano dietro a secchiellate. Intanto che c'è, per sgranchirsi, visita anche il centro commerciale. A Chambery, nell'immenso Carrefour, ha sentito un rumore strano ed acuto che sovrastava le musichette di Shakira, Madonna e Lady Gaga. Ci ha messo un po' per capirne l'origine, chè il camionista che è in me non è certo un mostro di intelligenza: ma poi si è accorto, guardando in alto, che il rumore era il cinguettito di molti uccelli liberamente svolazzanti al di sopra dei tubi e dei pannelli. Ne ha approfittato per chiedere spiegazione al più carino dei sorveglianti, di quelli che scorrazzano coi pattini a rotelle. " Entrano dalle porte girevoli, monsieur; si trovano bene, al caldo ed al sicuro, e fanno il nido lassù in mezzo ai tubi".
"Ma non cagano?" "E cagano si, monsieur". "Beh sparategli, no? " "Non si può, monsieur: gli animalisti han fatto casino.

Il rude camionista che è in me non lo ammetterebbe mai, ma visto che non c'è nessun testimone, mentre guida si mette a cantare a squarciagola le canzoni che manda la radio.
Ha un debole per "Les comediens" di Aznavour, soprattutto dove fa " Viens, voir les comédiens, voir les musiciens, voir les magicien, qui arrivent!"; ma a questo giro ci ha dato dentro con "Tous les garçons" di Françoise Hardy:

"Tous les garçons et les filles de mon âge
se promènent dans la rue deux par deux
tous les garçons et les filles de mon âge
savent bien ce que c'est d'être heureux
et les yeux dans les yeux et la main dans la main
ils s'en vont amoureux sans peur du lendemain
oui mais moi, je vais seul par les rues, l'âme en peine
oui mais moi, je vais seul, car personne ne m'aime

Mes jours comme mes nuits sont en tous points pareils
sans joies et pleins d'ennuis personne ne murmure "je t'aime"
à mon oreille "








giovedì 25 febbraio 2010

En voyage




E si riparte, e si va di nuovo a macinare chilometri sulle strade di Francia, e a fare i conti con questo mio strano tempo circolare, fatto di ritorni che da una parte rassicurano e confortano, dall'altra inquietano e spaventano. Soprattutto quando ci si rende conto come la loro ciclicità non si dipani su un piano, ma corra lungo una spirale perfetta che si allontana sempre di più dal suo inizio, e nel suo vorticare non si capisce se sale o sprofonda. Torno qui, ed in sostanza mi chiedo sbalordito com'è possibile che sia già passato un anno; poi penso a quell'anno trascorso e mi sembra sia stato lungo come un secolo, tali e tante sono le state le cose vissute, viste, provate, trovate, perdute. Bah, che razza di pensieri. Pensare che per buona parte della giornata sono rimasto sereno come da tempo non mi capitava, e mi apprestavo al viaggio con una leggerezza che mi ero dimenticato di avere. Poi, vabbè, sono lunatico, ed è bastata un'inezia, una bazzecola, una quisquilia, una pinzellacchera per rannuvolarmi, fammi mettere il muso e farmi pesare la partenza di domattina manco fosse la tredicesima fatica d'Ercole. E' che dovrei imparare a non pretendere niente di più di quello che mi spetta e che mi merito, e niente di diverso da ciò che il Destino e me stesso abbiamo predisposto. Niente, nemmeno le inezie, le bazzecole, le quisquilie e le pinzellacchere. E dovrei decidermi a mettere finalmente in pratica le tre regole auree del vivere sereni, che mia bisnonna mi regalò in una notte di tempesta quando affidai a lei le mie prime lacrime di bambino deluso:
1) Imparare a farsi furbi.
2) Imparare a farsi furbi.
3) Non dimenticare mai la regola numero 1 e quella numero 2.

À bientôt, mes amis. À bientôt!

P.S. Poichè bisogna sempre sforzarsi di trovare un lato positivo nelle cose, questa volta c'è di buono che il viaggio si svolge durante la mia Quaresima, e che perciò non corro il rischio di ridurmi come l'anno scorso!

mercoledì 24 febbraio 2010

Sante astinenze


"Non prendi l'arrosto? Guarda che è buono, eh?"
"Grazie, no. Immagino che sia buono, ma...non posso mangiarlo"
"Sei vegetariano? Ci sono delle uova, ti va un'omelette? O magari del formaggio"
"Ehm...grazie, davvero, non posso mangiare nemmeno quella roba lì: basta l'insalata, grazie."
"Ma sei a dieta? Dai, non ne hai mica bisogno!"
"Uh...no...è che sono...in Quaresima..."
"Embè? Oggi è mica Venerdì!"
"Er...ma io faccio quella antica, tutti i giorni fino a Pasqua"
"Ma dai! Non ti facevo così devoto."

Dialoghetti del genere sono un tormentone che si ripete puntualmente, di questi tempi, ogni qualvolta mi ritrovo a mangiare fuori casa. Cominciò tutto una quindicina d'anni fa. Dovevo tenere una conferenza ad un convegno abbastanza importante sull'alimentazione monastica nel tardo medioevo, e mi sembrò carino corredare l'esposizione con un'esperienza di vita vissuta. Scelsi così il tema della Quaresima, ed approfondendone lo studio ne rimasi affascinato. Non tanto dai presupposti teologici e penitenziali, quanto dalle forti implicazioni psicosomatiche che una pratica del genere lasciava supporre. Mentre oggi la si interpreta quasi esclusivamente in chiave spirituale e morale, la Quaresima antica prevedeva anche un ferreo regime alimentare, con l'esclusione rigorosa e totale di tutte le sostanze ritenute all'epoca "riscaldanti" e responsabili dell'eccitazione dei sensi e dei piaceri. Erano quindi vietate tutte le carni degli animali che camminano o volano, tutti i grassi da essi derivati, i latticini e le uova. Agli albori della cristianità si vietò anche il vino ed il consumo dei pesci, con l'eccezione dei crostacei e dei molluschi; ma già dal quinto secolo tale divieto fu revocato. Detto così non sembra esserci nulla di impegnativo, e anzi si tratta di una dieta molto più permissiva rispetto al veganesimo: ma per un inveterato goloso, ghiottone e gourmet come il sottoscritto, la prima volta fu un trauma vicino alla sofferenza fisica. Riuscii a superare la prova, ma non avrei mai immaginato, prima, la gragnuola di piccoli problemi logistici, relazionali e sociali che comportava. Tirando le somme, e preparando la relazione per il convegno, annotai che il cibo è prima di tutto un linguaggio che permette di comunicare con noi stessi e con gli altri. Come gli antichi cristiani, mi ero reso conto che se si riesce a controllare questo linguaggio si è padroni della propria personalità. Controllare volontariamente il cibo che si assume, nella quantità come nella qualità, diventa una scelta pedagogica che rinforza il carattere e la stima in se stessi. Trattandosi di limitazioni temporanee, con la privazione si riscopre anche la gioia dei piaceri e la loro intensità, che l'abuso tende a banalizzare ed a sminuire. Dal punto di vista strettamente fisico denotai una moderata perdita di peso ( circa 3 kg in 45 giorni) ma anche il raggiungimento di un notevole senso di leggerezza e di benessere costante.
Alla fine l'esperienza risultò largamente positiva, al punto che presi a ripeterla ogni anno; e sinceramente non credo di poterne fare a meno.
Da notare che il cattolicesimo contemporaneo raccomanda una Quaresima mentale di meditazioni, rinunce materiali ed opere di carità, mentre fa spallucce davanti alla Quaresima alimentare. Tempo fa un amico sacerdote open-minded mi disse: " Tu la fai perché sei un inguaribile snob". "Sai che scoperta!" risposi.



domenica 21 febbraio 2010

Don't kiss me!


Che il Giro d'Italia debba cominciare in Olanda con una cronometro nelle vie di Amsterdam non lo capisco molto, ma pare sia per una questione di soldi, e allora ok. Però, benedetti ragazzi che organizzate l'ambaradan, dovreste conoscere il vecchio detto: "Paese che vai, usanze che trovi", e magari predisporvi a fare buon viso. Lassù fra i tulipani, appena hanno saputo che il vincitore della tappa viene omaggiato di una maglia rosa, e festeggiato e baciato da due bellezze appositamente scelte, hanno pensato : "Sarebbe carino se a farlo fossero due ragazzi gay! Se lo è anche il vincitore, apprezzerà; e se non lo è apprezzeranno i due ragazzi". Il partito dei Verdi ha subito sostenuto l'idea, e il resto degli olandesi ha detto "Perché no? ". E poichè le vallette o i valletti saranno scelti mediante un concorso, il Comune di Amsterdam ha disposto di non porre vincoli nè discriminazioni ai partecipanti in base al sesso.
Sbalordita e nervosa la reazione degli organizzatori italiani, che han fatto sapere di avvalersi solo di miss italianamente a D.O.C, opportunamente portate da casa assieme agli spaghetti e alla salsa di pomodoro poichè, com'è noto, in Olanda si mangia anche malissimo.
Però a me han sempre detto che è buona educazione adeguarsi alle usanze degli ospiti. E se il vincitore temesse così tanto di scapitare in virilità se baciato sulla guancia da due ragazzi, può sempre darsi alla fuga come il ciclista della foto, no?

Questo DiCo non s'ha da fare


Travolto mio malgrado, ma in buona e folta compagnia, dall'eye-liner di Mengoni, dalle tagliatelle di nonna Pina, dal bacio di Moro, dalle mossette marinettiane e dagli altri mille ineffabili accadimenti che in questi giorni hanno tolto sonno, respiro e raziocinio agli italiani, non mi ero accorto di una notiziola quasi insignificante, di quelle che quando va bene meritano giusto un trafiletto distratto nelle pagine interne dei quotidiani.
Giusto due mesi fa la giunta regionale dell'Emilia Romagna aveva approvato la legge che estende i diritti di accesso al welfare alle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali. Fatte salve, s'intende, le priorità delle famiglie con prole.
Bene, bravi, bis, verrebbe da dire: ma ovviamente non tutti l'hanno detto. Anzi, a non pochi è saltata la mosca al naso, come al cardinale di Bologna Carlo Caffarra. Da allora il sant'uomo si è lanciato in una impressionante excalation di geremiadi , invettive ed anatemi
contro le nozze gay, che a suo dire comporterebbero il crollo della civiltà occidentale, l'estinzione della razza umana ed il definitivo trionfo di Satana. Malgrado i toni apocalittici e la chiamata in causa dei massimi sistemi, parlava a nuora perché la suocera intendesse; e perché la suocera provvedesse a bloccare l'avvio di quel meccanismo di riconoscimenti che porterebbe fatalmente allo scardinamento ed alla distruzione dell'Ordine Naturale dell'Universo.
La suocera ha inteso benissimo: e proprio ieri si è diffusa la notizia che il Governo italiano ha deciso di impugnare i DiCo all'emiliana davanti alla Corte di Cassazione.
Il fatto che il ricorso si attaccherà a cavilli procedurali e regolamentari conta poco: resta l'impressionante mobilitazione di un Governo che pur di obbedire ai diktat della teocrazia vigente, non esita a far polpette di quei valori di cui pure si dichiara convinto propugnatore, come il federalismo, le autonomie locali, le pari opportunità, la lotta alle discriminazioni.
Un Governo che ancora oggi, per bocca del suo Presidente, dichiara di considerare il laicismo come un pericolo da scongiurare e da combattere.
Da un po' di tempo in qua da parte del mondo GLBT si sono viste numerose aperture di credito nei confronti dell'esecutivo in carica, che secondo alcuni, grazie alla sua granitica compattezza, alla schiacciante maggioranza parlamentare, e alle timidissime proposte di Rotondi & Brunetta, sarebbe riuscito ad iniziare quella stagione di aperture e di concessioni che il Centrosinistra litigioso e diviso aveva miserevolmente fallito.
Ritengo che la burbanzosa spavalderia dei Bravi berlusconiani urlanti in Cassazione " Questo DiCo non s'ha da fare, nè domani nè mai!" sia sufficiente a far piazza pulita anche delle più caute speranze e delle più segrete illusioni.

domenica 14 febbraio 2010

Tre compleanni


La Grazia non è soltanto la sorella di Graziella e di quell'altra di cui non ricordo il nome. Secondo il vocabolario è " la gentilezza, la bontà di modi e di intenzioni, la generosità, il garbo, la cortesia con gli altri, e la leggiadria nel muoversi e nel comportarsi". Secondo me è anche qualcosa in più: è una specie di carisma sommesso, poco appariscente ma caldo, fertile ed accogliente. Io vado matto per le persone che ne sono dotate; che poi, se ci penso, sono quelle che maggiormente mi attirano, e alle quali inconsapevolmente finisco per affezionarmi di più.
Così non posso non celebrare il compleanno postumo o venturo di tre amici che di grazia ne hanno a bizzeffe.

Uno è Lore! , e la sua grazia ho potuto constatarla di persona. E' una grazia ctonia e tellurica, fatta di penombre fresche e di anfratti, di umori nascosti, di stillicidii, di echi, di rimbombi improvvisi, di energie nascoste e guizzanti. Lore! è bellissimo quando sorride e quando ride; aver scoperto che lui invece si ritiene brutto proprio in quei momenti mi ha riempito di tenerezza. Per questo gli auguro un anno di risate a crepapelle e di sorrisi radiosi, e chiedo a Byb di intervenire , se sarà il caso, con adeguate dosi di solletico e di coccole, che possano provocare le une e gli altri.

L'altro è Joshua, che non ho mai incontrato di persona ma che mi sembra di conoscere come un parente stretto. La sua è la grazia del leocorno, dell'opale: nobile e pura, e insieme virginale e timida. Rifulge di più in quanto inconsapevole di se stessa. Josh è terso e pulito come un mattino di Marzo inoltrato: luci fresche e nette. Auguri per la sua laurea imminente, e per il suo amore radioso e senz'ombre.

Poi c'è Marco, che gli anni li compirà Martedì. E qui la grazia è accogliente ed inclusiva. E' quella di uno stagno segreto di campagna, con le acque calme e smeraldine popolate di ninfee e di libellule. E' una grazia serena e tiepida, assolata e confortevole. Marco preciso ed attento, Marco dagli occhi d'onice spalancati sul cuore grande. Marco dolce eppure deciso, e forte.
A lui auguro lunghe e corroboranti dormite nella sua nuova e bella casa; lunghe e rasserenanti serate di perfetta intimità con il suo fidanzato; lunghe e vivificanti serate con gli amici che gli vogliono bene, e che lo meritano.

Ad multos annos! Ad multos annos! Ad multos annos!

sabato 13 febbraio 2010

San Valentino





A tutti i miei amori passati, lontani, recenti e presenti. A tutti coloro che sono stati, e sono, un po' di me. A tutto l'amore che ho avuto, e che non si consuma.



"SOTTO LA PELLE delle mie mani cucito:
il tuo nome
che di mani si appaga.
Se io impasto quel grumo d'aria
che è il nostro cibo,
il brillio delle sue lettere lo fa,
da un poro aperto assurdamente,
levitare."

P. Celan



venerdì 12 febbraio 2010

Sogni fashion


A proposito di sogni che hanno come protagonisti personaggi improbabili, manco a farlo apposta stanotte ho sognato quello della foto. Giuro. E si, l'ho sognato in un contesto particolarmente inverecondo. Invece di occuparsi delle sue solite faccende, stava lavando il trattore, producendo molti spruzzi con l'acqua e molta schiuma. Anche troppa, al che l'ho ripreso: " Ma sarà questo il modo di lavare un trattore?". "Beh, fammi vedere come si fa, allora", ha risposto molto seccato, buttando la spugna nel secchio con un gesto da vera diva. Mi sono tolto la maglietta e gli ho fatto un esempio. Quel che è successo dopo non lo dico nemmeno sotto tortura. Ah, nel sogno aveva più tatuaggi. E un po' di fiatella. Ma confesso che non c'ho badato molto.

mercoledì 10 febbraio 2010

Conati


Da un'intervista a Lucetta Scaraffia:


"Anche il vescovo Luciano Pacomio, commissario della Cei per la dottrina della fede, ha citato San Paolo, ma per dire che, così come non c’è più né greco né giudeo, né schiavo né libero, “non c’è più omosessuale o eterosessuale”.
Non sono d’accordo. “Maschio e femmina Dio li creò”, Genesi. Gli omosessuali sono liberi di comportarsi diversamente dagli altri, ma nel contempo non possono pretendere gli stessi diritti degli altri.
Tipo?
Sposarsi, fare figli o adottarli. La Chiesa si mette sempre dalla parte dei più deboli, in questo caso i bambini, che hanno tutto il diritto d’avere un padre e una madre e di crescere con loro."

Mi vengono i conati di vomito se penso che costei è una docente universitaria di Storia contemporanea, e scrive su quotidiani come Il Corriere della Sera, il Riformista, il Foglio, Avvenire.
Mi vengono i conati di vomito leggendo la sua feroce negazione del primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che recita: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti". E sto male se penso che questa negazione la insegna e la impone agli altri come una verità assoluta e non negoziabile. Sto male se penso che è questa gente a plasmare coscienze e ad indirizzare la società.
Mi vengono i crampi allo stomaco leggendo le sue citazioni bibliche tanto roboanti quanto incongrue.
E non dimentico l'osceno obbrobrio pronunciato di recente ad un convegno, in risposta alla domanda se è meglio essere figli di genitori gay o figli di una violenza sessuale: " Non so, non so cosa sia meglio".

Faccio mie le parole di un genitore e di uno sposo gay che era presente; e faccio mia la sua disperata esasperazione.

"Sto ancora male fisicamente, se ci ripenso. E mi domando fino a quando. Fino a quando questa gente si sentirà libera di potermi insultare liberamente, con la leggerezza derivante della totale impunità, e con quella limpida ferocia che non smette di lasciarmi ogni volta senza fiato. Fino a quando si sentiranno investiti del sacro dovere di umiliarmi, di rificcare me, la mia vita, le mie aspirazioni, i miei figli nell’irrilevanza. Io, seduto tra il pubblico, senza microfono e senza voce..
Un giorno dovrete pagare pegno per l’emarginazione senza scampo alla quale ci condannate: e sarà sempre troppo poco, troppo poco per il male che ci avete fatto, per lo scandalo di una discriminazione irresponsabile, insensata, disumana e profondamente, ideologicamente, irrimediabilmente stupida.
Io non credo all’inferno. Ma visto che lei ci crede, Scaraffia, spero davvero che l’inferno ci sia, dopo la violenza che mi ha fatto stasera in quella sala conferenze.
"

Haiku rubato



Lo so che non è buona educazione rubare i commenti dai blog degli amici, ma da Poto ne è apparso uno con un haiku che mi è piaciuto molto, e che riporto. Se gli haiku suscitano emozioni partendo dalla contemplazione della Natura e dei suoi fenomeni, questo l'ho trovato molto vicino al mio stato d'animo negli ultimi giorni.



Mio nonno Nobukado meditò un intero inverno sul sutra del cuore della sapienza profonda del Maestro Keizan Taiso, là dove dice che il vuoto è forma, e la forma è vuoto. Nevicò molto, quell'anno. E solo ai primi disgeli disse alle concubine: " Non c'è niente che non cambi eternamente; e tutto ciò che cambia, scompare e ricompare".
Poi scrisse quest'haiku su un foglio di carta di riso che ancora conservo gelosamente:

" E' ormai la neve che illumina l'alba
voci di corvi, ma un'ultima rosa in giardino
mi sfiora il volto una carezza d'aria
Come sono vecchio!"

Katsuyori Takeda

martedì 9 febbraio 2010

Mercurio contro




Pomeriggio di consegne col furgone. Pomeriggio livido e incanaglito, pieno di neve recente e già sporca, di brume spesse e crepuscolari, di galaverne spettrali. Fermo al baretto sulla tangenziale di Alessandria per il caffè. "Oggi" ( nel senso della rivista) dice che nei giorni scorsi c'avevo Mercurio contro, e che l'ho avuto per tutto Gennaio. Io a "Oggi" ed ai suoi oroscopi ci credo, e se Cesco Patlàk, il settimino stregone, diceva "Merdurio" è perchè 'sto pianeta deve essere un pessimo soggetto. E averlo contro spiega tutto. Spiega il ginepraio e tutto il resto. Ora finalmente pare raccolga i suoi coccini e tolga l'incomodo, andando a far danni in altri segni. Com'è, come non è, ne ho avuto certissima scienza proprio ieri pomeriggio.
Insomma, faccio gasolio, c'è un distributore dove quasi lo regalano. Riparto, faccio la rotonda , altri 200 metri e trac! paletta e accosti. La polizia. Due omacciooooni! Peccato non sia un grande estimatore del genere, ma due armadi con tanto di barba a cartavetro, aria truce e occhiali da sole a specchio malgrado la luce caliginosa. Uno brizzolatone sulla cinquantina, stile Colton Ford; l'altro moro rasatissimo spiccicato ad Alex Baresi. Colton mi fa: "Aveva i fari spenti, dovrei farle la contravvenzione". Mi dò una manata sulla fronte. "Mi scusi signora guardia, ma ho fatto rifornimento alla stazione qui vicino, sono ripartito sovrappensiero e non avevo ancora acceso. Mi perdoni, la prego". Malgrado l'aspetto temibile, ha un modo di fare bonario, e sembra disposto a lasciar correre. "Vabbè, faccia vedere patente e libretto, ormai che è sotto facciamo un controllo; aspetti in cabina". Si chiudono sulla pantera. Passano dieci minuti. Ne passano venti; ne passano trenta. Colton scende e si avvicina con la faccia fra il nuvoloso e il dispiaciuto. "C'è un problema. Al terminale non risulta la voltura del veicolo". Casco dalle nuvole. "Signora guardia, io il veicolo l'avevo pagato con la voltura compresa nel prezzo, la concessionaria aveva detto che avrebbe provveduto nell'arco di un mese". "Si, avrebbero dovuto farlo e inviarle un tagliando da appiccicare al libretto di circolazione. Magari è lei che ha dimenticato di appiccicarlo. In ogni caso dovrei farle la multa: settecento euro come proprietario più trecento come conducente." "COOOOSAAAAAA???? MA SI RENDE CONTO? MILLE EURO? MA IO LE LASCIO QUI IL FURGONE CON TUTTO IL CARICO!" "Eh si, anche quello: infatti è previsto il sequestro immediato del mezzo ed il fermo amministrativo fino al pagamento della contravvenzione". Sai, no, quando il sangue ti diventa acqua: ecco, così. Vacillo sotto il colpo, ma per fortuna riesco a non dare in escandescenze, a rimanere umile e supplichevole, e a sciorinare tutto il parafernaglia della disperazione. Colton nicchia, tentenna e confabula con Baresi per dieci minuti che mi sembrano eterni, durante i quali valuto se darmi ad un'improbabile fuga in furgone, se buttarmi sotto il primo TIR che passa, o se fare come quel fotomodello americano pizzicato pochi giorni fa, proponendo di barattare la multa con le mie (sfiorite) grazie . Per (loro) fortuna non ce n'è bisogno. Colton mi dice: "Guardi, nemmeno un anno fa per una contravvenzione del genere la sanzione era pari a 38 euro. Adesso hanno aumentato un po'. Vogliamo credere alla sua buona fede, ma sappia che il veicolo così non può e non deve circolare; quindi domani stesso vada dal concessionario ed esiga che lo mettano in regola. Intanto le facciamo la multa per le luci spente, di 38 euro. Nel caso la fermassero ancora durante il tragitto esibisca quella e non la controlleranno ulteriormente, per oggi." Mi devo essere anche un po' commosso, perché l'omaccione si sfila il guanto, mi stringe la mano e sembra dire con gli occhi: "Vai, vai, povero untorello: non sarai tu che spianti la Motorizzazione Civile".
Anche solo una settimana fa, con Mercurio contro, come minimo mi avrebbero messo al gabbio e avreste dovuto fare la spola a portarmi le arance e le torte con la lima.

domenica 7 febbraio 2010

Ginepraio





Mi trovo in un ginepraio, e bisogna che ne venga fuori in qualche modo, non fosse altro per ritrovare il piacere di scrivere. Magari senza lasciar passare troppo tempo. Nell'attesa, e per sdrammatizzare, ecco un filmatino carino carino. Che il ridere, soprattutto, è cosa umana.

venerdì 29 gennaio 2010

Un sacco di Roma



Non cercatemi in questo fine settimana: sarò molto impegnato. Dovrò abbeverare il cavallo alle fontane di piazza San Pietro, e ne approfitterò per portare i finocchini a Benny, hai visto mai che mi inviti a prendere il the con le sue amike e mi faccia vedere la sua collezione di quadri.
Già che sono lì, vedrò di fraternizzare con qualche guardia svizzera, e cercherò di convincerla a farmi provare il suo meraviglioso costume, e a lasciarmi maneggiare l'alabarda. Marcoboh mi sarà degno compare di ribalderie, ed insieme ci strafogheremo di abbacchio, coda alla vaccinara, rigatoni co' la pajata, baccalà alla trasteverina, bucatini all'amatriciana, carciofi alla giudia e puntarelle con le acciughe. Tra un piatto e l'altro ovviamente molesteremo i camerieri, ma prometto: solo quelli aitanti, moraccioni e con gli occhi scuri. Poi andremo in via del Plebiscito a tirare i gavettoni ai vecchietti, ma solo a quelli molto bassi di statura e col parrucchino.
Leggete Dagospia, in questi giorni: sicuramente avrete ulteriori notizie!

giovedì 28 gennaio 2010

Compleanni & anniversari



La vita è una gran pasticciona: affastella gli eventi e gli accadimenti in maniera caotica e confusionaria, e se ne straciccia del buon ordine e della plausibilità . Così càpita, con l'andare degli anni, che il ricordo di momenti dolorosi o tristi vada a coincidere calendariamente con quello di occasioni ben più liete e piacevoli. Non possiamo farci niente: o non consideriamo gli anniversari, e camminiamo dritti ed impettiti dal nostro alfa verso l'omega che ci aspetta, o li celebriamo con puntigliosa meticolosità, cercando in essi il balsamo che ci permette di lenire i ricordi brutti e di riassaporare quelli belli.
Sono uno che agli anniversari ci tiene, ma che ne ha pessima memoria cronologica: così basta niente per farmeli scappare. Così è stato un puro caso il ricordamene uno impeccabilmente bifronte, che non mi vede protagonista ma che in qualche modo mi riguarda. Due anni fa Poto cominciava a scrivere il suo blog, e un anno ed un giorno fa era colpito da un triste lutto famigliare. Dice: "Embè? Saranno un po' affari suoi, no? " Gli è che io quel blog lo scoprii abbastanza per tempo, e mi colpì per la sua leggerezza aggraziata e mai banale, per l'autoironia e per l'arguzia mai sopra le righe. Ai blog che ci piacciono, si sa, ci si affeziona, e prima o poi ci si comincia ad interagire. Sempre un anno fa, a seguito del lutto, appariva questo post da cui ho tratto le foto. Ecco, lo trovai incantevole e angelico: da una parte ne fui commosso, dall'altra capii che chi lo aveva scritto era una persona davvero fuori dal comune ( no, non nel senso del municipio). E la buona Ventura ( no, non la Simo) , che mi ha sempre fatto incontrare soggetti specialissimi ( certi soggettoni!) , anche questa volta non fallò. Si dice che i blog non assomigliano affatto a chi li scrive, essendone una proiezione parziale e spesso distorta. Se è vero, ci sono le dovute eccezioni: e Poto è una di queste. Il pneuma , l'essenza del blog, è la stessa dell'autore in carne ed ossa ( più ossa che carne, va detto), che come tutte le essenze spirituali è fatta di luci e d'ombre. Luci soffuse e mai sfacciate, in questo caso, ( "mooooolto Beghelliiii!!! direbbe lui) ; ombre rinfrescanti, confortevoli, ma non di rado inquietanti.
La Ventura di cui sopra mi ha dato il modo di verificare di persona che fra Potoblog e Potoautore non c'è alcun iato. E quando cercano di mettersi a chiasmo, lo fanno solo per confondere le idee, per assecondare una certa tendenza al mimetismo comune ad entrambi.
Mi piace celebrare questo anniversario doppio, fatto di un Natale e di un'Epifania ( non in senso somatico) , perché devo molto al blog e al suo autore. Non solo perché entrambi mi hanno regalato sorrisi, riflessioni, amarezze, commozioni ed emozioni; ma anche perché mi hanno insegnato un sacco di cose. Per questo sono grato ad entrambi, e non potendo stappare lo Champagne per riguardo alla nota astemìa che li colpisce, festeggio cantando a squarciagola la canzone che segue:



mercoledì 27 gennaio 2010

I bambini d'Izieu


Dieci anni fa non sapevo nulla, d'Izieu. Ma dieci anni fa feci il mio primo viaggio Oltralpe con il mio furgone carico di vino, di speranze e di entusiasmo. Sull'autostrada che collega Chambery a Lione rimasi colpito da un grande pannello segnaletico che recitava: " Mémorial des enfants d'Izieu" e riportava una lettera vergata con grafia infantile, le cui prime parole da allora mi sono rimaste marchiate a fuoco nella memoria. " Ma chère maman...". Non ci misi molto a conoscere il motivo di quel cartello. Me lo spiegò una signora del Beaujolais, e a metà del racconto si mise a piangere. Da allora ogni volta che passo di là provo una fitta al cuore.

Nell'Aprile del 1943 Sabine Zlatin ed il marito Miron, entrambi di origini polacche, avevano adibito la propria bella casa nel villaggio d'Izieu a rifugio per i bambini orfani ebrei, scampati, o meglio strappati alle deportazioni nei campi di sterminio nazisti. Ufficialmente la comunità, che arrivò a contare oltre cento piccoli ospiti, risultava essere una colonia infantile, tollerata dalle autorità militari italiane che occupavano la zona. Dopo l'8 Settembre 1943 cambiò tutto. Al posto degli italiani ormai traditori e nemici del Reich arrivò la Gestapo, che il giorno 6 Aprile 1944 effettuò una retata ordinata dal criminale assassino Klaus Barbie. Furono catturati quarantaquattro bambini terrorizzati e sconvolti, e sette adulti fra cui lo stesso Miron Zlatin. Tradotti a Lione, dopo un mese quarantadue bambini furono mandati ad Auschwitz e immediatamente trucidati nelle camere a gas. Il più piccolo aveva quattro anni. Due ragazzi adolescenti furono invece deportati in Estonia e fucilati insieme a Miron Zlatin. La signora Sabine, scampata miracolosamente al rastrellamento, dedicò il resto della sua esistenza a mantenere viva la memoria di quel crimine orrendo, riuscendo a trasformare la casa che ne fu teatro in un museo oggi conosciuto da tutti i francesi.
Fra gli altri cimeli, vi sono custodite le lettere che i bambini scrivevano ogni giorno ai loro genitori perduti.

" Ogni sera si scrivono lunghe lettere ai nostri cari genitori,
Non si sa proprio dove siano, ma si ha tanto di quell'amore dentro
Che spesso non ci si può dormire".

E sono quelle lettere il monumento più straziante.
Ne riporto una di Liliane, undici anni. Le fu scattata una foto prima di partire per Auschwitz, distrutta dalla fatica e dal terrore, aggrappata alla sua bambola, al suo ultimo barlume di dolcezza. La foto che apre questo post.


"Dio? Quanto sei buono, quanto sei gentile, e se si dovesse contare il numero di cose buone e getili che ci hai fatto, non si finirebbe mai...Dio? Sei tu che comandi. Sei tu la giustizia, sei tu che ricompensi i buoni e punisci i malvagi. Dio? Dopo tutto questo potrò dire che non ti scorderò mai. Penserò sempre a te, anche negli ultimi istanti della mia vita. Ne puoi essere del tutto certo. Sei per me qualcosa che non so dire, da quanto sei buono. Puoi credermi. Dio? E' grazie a te che ho avuto una bella vita, prima, che sono stata viziata, che ho avuto belle cose che altri non hanno. Dio? Dopo tutto questo, ti chiedo una sola cosa: FAI RITORNARE I MIEI GENITORI, I MIEI POVERI GENITORI, PROTEGGILI (ancor più di me stessa), FA' CHE LI RIVEDA IL PRIMA POSSIBILE, FALLI TORNARE ANCORA UNA VOLTA. Ah! Potevo dire di avere una mamma e un papà così buoni! Ho talmente tanta fiducia in te, che ti ringrazio in anticipo."


Cristo, i bambini, Cristo! Non così , Cristo! Non così. I miei nipotini, i miei genitori, i miei amici, me stesso.

*Albert Bulka, 4
* Sami Adelsheimer, 5
* Jean-Claude Benguigui, 5
* Lucienne Friedler, 5
* Claudine Halaunbrenner, 5
* Emile Zucherberg, 5
* Liane Krochmal, 6
* Richard Benguigui, 7
* Marcel Mermelstein, 7
* Jacob Benassayag, 8
* Mina Halaunbrenner, 8
* Georges Halpern, 8
* Renate Krochmal, 8
* Max Leiner, 8
* Gilles Sadowski, 8
* Sigmund Springer, 8
* Egon Gamiel, 9
* Senta Spiegel, 9
* Charles Weltner, 9
* Hans Ament, 10
* Jean-Paul Balsam, 10
* Elie Benassayag, 10
* Isidore Kargeman, 10
* Claude Levan-Reifman, 10
* Alice-Jacqueline Luzgart, 10
* Paula Mermelstein, 10
* Martha Spiegel, 10
* Herman Tetelbaum, 10
* Liliane Gerenstein, 11
* Sarah Szulldaper, 11
* Max-Marcel Balsam, 12
* Esther Benassayag, 12
* Jacques Benguigui, 12
* Barouk-Raoul Bentitou, 12
* Joseph Goldberg, 12
* Max Tetelbaum, 12
* Otto Wertheimer, 12
* Nina Aronowicz, 12
* Majer Bulka, 13
* Maurice Gerenstein, 13
* Henri-Chaïm Goldberg, 13
* Fritz Loebmann, 15
* Theodor Reis, 16
* Arnold Hirsch, 17