
"C'è un tempo per tutto, ogni cosa sotto il cielo ha il suo momento: un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ; un tempo per uccidere e un tempo per salvare; un tempo per distruggere e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per il cordoglio e un tempo per ballare;un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per non farlo; un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Qoelet, 3: 1-2
A tutti quelli che furono distrutti perché erano come me. Ebrei. Rom e Sinti. Omosessuali. Oppositori politici. Disabili fisici e mentali. Testimoni di Geova.
Gli incidenti e le ferite mortali erano quotidiani e non passava giorno senza che uno o più detenuti venissero uccisi.
Quasi ogni mattina […] il kapò riceveva dalle SS una lista con il numero dei detenuti che non dovevano rientrare. […]»
Una volta là, era definitivamente perduto: un medico delle SS gli faceva un’iniezione letale.»
Scontata la pena, nel novembre del 1941 venne inviato nel campo di concentramento di Buchenwald.Ciò che l’impressionò prima di tutto al suo arrivo furono i cadaveri dei detenuti della compagnia di disciplina che erano stati gettati davanti alla porta come sacchi di grano.
Inoltre, quella sera, un giovane omosessuale si era impiccato e tutti continuavano tranquillamente a mangiare senza alcuna preoccupazione. […]
Testimonianza di Jaroslav Bartl, in "Internati omosessuali nel campo di concentramento di Buchenwald"
A partire dal 1943 le SS avevano iniziato il “Programma di Sterminio attraverso il Lavoro Forzato” specificatamente progettato per condurre alla morte omosessuali e criminali.
"Durante la mattina dovevamo trasportare la neve fuori dal nostro blocco e spostarla dal lato sinistro a quello destro della strada.
Viceversa nel pomeriggio dovevamo trasportare di nuovo la stessa neve dal lato destro al lato sinistro della strada…
I gay sono stati trattati con particolare disprezzo non solo dalle SS ma anche da molti degli altri detenuti che li consideravano come dei pervertiti degenerati.
Nonostante l’ostilità di molti detenuti nei campi, alcuni Triangoli Rosa riuscirono comunque a integrarsi e ad aiutare gli altri.
Le disse di far finta di essere una tessitrice e di dire alle SS che lei e sua sorella erano addestrare.
Questo consiglio le salvò la vita: “Possa essere benedetta la sua memoria perché lui ha contribuito alla mia salvezza”.
Punizioni
Le pene per reati vari nei campi includevano il tree hanging, ovvero un palo alto con un gancio al quale venivano agganciate le mani ammanettate del detenuto dietro la schiena.
Il peso del corpo tirava le braccia verso l'alto con conseguente dolore lancinante delle spalle sotto lo sforzo. Le SS chiamavano questa punizione “la foresta cantante”. Il gay sopravvissuto Heinz Dörmer ricorda ancora “le urla e le grida disumane”.
“Per metà anno sono stato tenuto piegato… Le mie mani erano legate alle mie caviglie. Quando mi portavano il cibo, la ciotola era sul pavimento; loro lo versavano da sopra e questo si rovesciava per terra.
Io ho dovuto leccarlo con la lingua. Noi non potevamo uscire, perciò i nostri pantaloni erano sporchi.”, testimonianza di Paul Gerhard Vogel, sopravvissuto.
Un'altra punizione diffusa era l'horse: una panca di legno su cui la vittima veniva legata supina, gambe e braccia legate alle gambe, prima di essere colpito più volte con un oggetto contundente o una frusta.
Altre forme di punizione includevano lo stare in piedi per ore e ore o al calore del giorno o nel freddo della notte oppure strisciare più e più volte lungo il pavimento di cemento su gomiti e ginocchia.
Tutte queste punizioni venivano effettuate di fronte agli altri detenuti per l'umiliare il condannato.
“Due uomini delle SS hanno portato un ragazzo al centro della piazza… …Le SS lo spogliarono e infilarono la sua testa in un secchio.
Poco dopo questi aizzarono i loro feroci pastori tedeschi contro di lui: i cani da guardia prima morsero il suo inguine e le sue cosce e infine lo sbranarono proprio di fronte a noi.
Le sue grida di dolore erano distorte e amplificate dal dolore della sua testa intrappolata. Il mio corpo irrigidito vacillava, i miei occhi erano sgranati dal terrore, le lacrime scorrevano sulle mie guance e pregavo con tutto me stesso che quel dolore finisse in fretta.”
( testimonianza di Pierre Seel).
A volte le SS costringevano tutti i prigionieri a guardare le esecuzioni più atroci. Queste manifestazioni pubbliche di orribile violenza sarebbero state secondo loro un deterrente a qualsiasi pensiero di rivolta e avrebbero creato un clima di terrore e di solitudine.
In alcuni campi i triangoli rosa erano alloggiati insieme ad altri detenuti, ma a volte, come ad esempio a Sachsenhausen, speciali baracche vennero erette apposta per loro, al fine di segregarli.
In questi blocchi i triangoli rosa erano obbligati a dormire con le mani ben visibili al di fuori della sottile coperta per evitare qualsiasi contatto fisico con gli altri detenuti che condividevano la cuccetta.
La luce artificiale o anche il rumore degli altri detenuti rendeva poi più difficile prendere sonno per un lungo periodo di tempo.
“Chiunque fosse stato trovato con la sua biancheria sul letto o con la sua mano sotto la coperta (e i controlli erano effettuati quasi ogni notte) veniva preso e veniva bagnato con diverse ciotole di acqua fredda prima di essere lasciato fuori per almeno un’ora. Solo pochi riuscivano a sopravvivere a questo trattamento” (testimonianza di Heinz Heger )
Tratto da "Homocaust. The gay victims of the Holocaust" di Lewis Oswald
















