venerdì 8 agosto 2008

Amor mio, compagno mio, perché non mi parli tu?

Quando mi lascio andare, e confesso all'occasionale interlocutore la mia ardente passione per il Medio Evo, va ancora bene se mi sento rispondere: " Uh, si, anche a me piace tantissimo ascoltare i Carmina Burana!". Non gli dico che Orff li musicò nel 1937, e che dunque stanno al MedioEvo come Valeria Marini sta alla recitazione; non glielo dico perché, quando va male, l'occasionale interlocutore mi attacca un pippone sui "secoli bui" durante i quali le uniche attività di rilievo sembravano essere, secondo lui, l'arrostimento delle streghe, il barbecue di sodomiti e lo sbudellamento di eretici e saraceni assortiti . In tal caso lascio correre, e faccio sorrisetti di circostanza per rendere meno sfacciati i miei piemontesissimi e sarcasticissimi "Oh basta, là!".
Lascio dire, e mi rifugio nelle immagini sfolgoranti ed aggraziate del Medio Evo che conosco io, e che mi è familiare come un presente parallelo. Lascio dire, e rileggo per l'ennesima volta questo sorprendente racconto di fine Duecento. Ne dò una versione in lingua corrente, che però risulta insipida rispetto all'originale. Andate a leggerlo, mi raccomando: io lo adoro, e ci trovo la straordinaria contemporaneità di schermaglie amorose attraverso le quali prima o poi passiamo tutti.


Come due nobili cavalieri s'amavano di amore sincero


Due nobili cavalieri erano molto innamorati uno dell'altro. Uno aveva nome messer G. e l'altro messer S. E da molto tempo si amavano. Uno di questi si mise a pensare e dentro di se diceva:

«Il mio messer G. ha un bellissimo cavallo da torneo. Se glielo chiedessi, me lo regalerebbe?»

E ponendosi questa domanda, una parte di lui rispondeva:

«Si, certo che me lo darebbe»; mentre l'altra invece malignava:

«No, non mi ama abbastanza».

E così, tra il si ed il no vinse il partito del no.

Il cavalier S. fu turbato, e cominciò a fare il muso lungo, e a trattar male l'amico, e più ci pensava, più si sentiva tradito da lui. Così smise di parlargli, e addirittura fingeva di non vederlo quando passava. Tutti si stupivano di questo atteggiamento, e lo stesso G. non riusciva ovviamente a capirne la ragione. Stufo di queste mattane, e non riuscendo più a sopportarle, un giorno affrontò decisamente messer S. e gli disse:

«Amor mio, compagno mio, perché non mi parli ? Perché sei diventato così intrattabile al punto da ignorarmi?»

Ed egli rispose:

«Perché ti chiesi il tuo cavallo e tu me lo negasti; bella prova d'amore mi hai dato!».

Al che G. replicò:

«Ma tu sei matto! Non me lo hai mai chiesto, e non ne avresti bisogno perché il cavallo è come se fosse tuo, e anch'io sono tuo: perché ti amo come me stesso».

Allora il cavaliere S. capì il suo errore, chiese scusa all'amato, tornò all'amore e all'affetto sereno di prima, e riconobbe la sua colpa.

14 commenti:

penaepanico ha detto...

All'inizio degli anni novanta c'era un mensile che si chiamava Medioevo... Ancora ora ne conservo qualche numero... Nano nano, penaepanico

Gan ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Gan ha detto...

Ricevere la visita imprevista dell'autore di uno dei blog che seguo da maggior tempo con immutata venerazione, non ha prezzo.
Per tutto il resto ci sarebbe Mastercard. Ma chissenefrega.
(P&P, il mensile esce ancora regolarmente, anche se agli inizi dei novanta mi sembrava decisamente migliore. Mais où sont les neiges d'antan? Nano nano! )

9 agosto 2008 13.08

frontixx ha detto...

...oh Gan, mio cavalier, il sonetto è assai grazioso e mi rinfranca il cor... ma un dubbio mi tormenta senza requie... sei tu sicur che di cotanto amor non sia rimasto che il fumo di ardente rogo???

Gan ha detto...

O beneamato cavaliere Frontisio,
quello che fue, fue. E a noi non è dato saper oltre delle vicende delli duoi amanti cavalieri, imperocché Cortesia vuol non ci si addentri nè luoro talami. Ma tenete per certo che ad un cor gentile sempre rempaira Amore, in ogne sua novissima et disparatissima forma. E se così non fusse, fatemi pure levare la testa.
Vi bascio sì come ardito e franco cavaliero, e mi professo vostro humilissimo servitore.

Asa_Ashel ha detto...

Ho letto il novellino originale, ed effettivamente la capacità evocativa è maggiore, soprattutto su questa frase :
«Questo non fu giammai: non può essere. Lo palafreno sia tuo, e la persona: ch'io t'amo come me medesimo».
Il Medioevo sconta purtroppo un pregiudizio e un'ignoranza diffusa.
Qualche anno fa ho scoperto un libro delizioso che ne parlava, un saggio teoricamente,ma molto più coinvolgente .
Portava il lettore alla scoperta del Medioevo attraverso l'osservazione dell'iconografia di quell'epoca , manoscritti, affreschi, sculture ecc.
Gli autori sono Alessandro Barbero e Chiara Frugoni , pubblicato nella collana Grandi Opere per Editori Laterza .
Il titolo è bellissimo : Medioevo ; Storia di voci, racconto di immagini .
Non so perchè lo ricordo adesso , ma c'è un passaggio dedicato al calcolo e al concetto di tempo che passa : "il Medioevo è stato il periodo del pressapoco" , e io credo che questa affermazione consenta di farsi un'idea della disposizione d'animo di allora .Una certa elasticità mentale dovuta anche alla mancanza di rigidi schemi di vita .
E' un po' complesso il discorso ma sono sicuro che tu capirai.

Gan ha detto...

@ Asa. Ho avuto modo di conoscere Barbero di persona: oltre che simpatico, cordiale e alla mano, è un divulgatore brillante e spesso geniale, come nella definizione che citi, e che non conoscevo. Cercherò di procurarmi quel libro, grazie davvero per la segnalazione!

frontixx ha detto...

...Oh mio Ganisio, tal galante favellar m'è lieto... se in questa vil Florentia ne fusser di cavalieri e bei e forti e di gran senno al par vostro, già ne sarei da lungo tempo sposo senza indugio!

Gan ha detto...

Affé mia, mio bel signore, per il poco conosco quella terra, eglino ve ne sono assai di boni cavalieri, et horrevolissimi e leggiadri, usi così dell'armeggiare come delli soavi temperamenti. Adunque bandite uno torneamento, et che sia grandissimo. E tutti li cavaglieri correranno a romper l'arma sua, e quel che meglio la romperà, quello pigliate.

frontixx ha detto...

...oh mio Ganisio, cotanto è grande il vosto ingegno, ch'io nel cor mio sempre ho l'auspicio che Potestà vi faccin dell'Urbe vostra amena, sicchè con giuste leggi e salomoniche disposizion possiate di tale sapienza ispirar quante più genti, a guisa di ciò che fate da cotesto amabil loco...
quanto alla mia humil persona, a breve cavalcherò il volante palafreno, e recherommi in diacce terre, dove de' barbari celti l'idioma si sòna... al termine di cotal vacatione, vi prego d'accettar che scriverovvi, per narrar de' tanti stenti del periglioso viaggio, e de' costumi e usi di tali barbare genti.
M'oso a rendervi ogni buona e devota honorificenza, e fovvi augurio sincero d'ogni letitia.

Gan ha detto...

E che San Patrizio v'accompagne,
bel sire.

Omoeros ha detto...

Il medioevo può essere un periodo storico affascinante, ma in molti oltre quello che ti raccontano a scuola non vanno.. me compreso!

Gan ha detto...

@ Omoeros: se vuoi ti ci accompagno. Giochiamo al "Piccolo esploratore"? :-)

marcoboccaccio ha detto...

ma il racconto è bellissimo, e naturalmente ancora di più nell'originale. poi, che l'amore di cui trattasi sia un sentimento erotico o affettivo, poco importa. non conosco il novellino, se non di nome; e poco conosciamo tutti il medioevo, culla della modernità. infine: come conosceva bene l'animo umano l'autore, quante volte è capitato anche a me di immaginare una risposta e agire di conseguenza, sbagliando ogni cosa! ma la saggezza della conclusione è stupefacente: riconoscere la propria colpa è la massima espressione di obbiettività.